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Roma ciclisti, è boom: in 170mila sulle due ruote ogni giorno

ROMA - A occhio l'hanno notato tutti, ma adesso ci sono anche i numeri a confermarlo: a Roma è aumentato enormemente il numero dei ciclisti urbani abituali. Numeri contenuti in un'indagine, ancora non pubblicata ma che l'Adnkronos è in grado di anticipare, in possesso dell'Agenzia per i servizi alla mobilità del Campidoglio. L'indagine, realizzata durante i mesi di aprile, maggio e giugno 2012, fa parte del «Rapporto 20-12, il punto sulla ciclabilità a Roma», che raccoglie il lavoro di un pool di giovanissimi professionisti in tirocinio al Dipartimento politiche ambientali del comune, e ha prodotto risultati inaspettati: dall'ultima rilevazione ufficiale, tra 2010 e 2011, che evidenziava una quota di spostamento abituale in bici dello 0,4%, si è passati «improvvisamente» a quasi il 4%, con una «forchetta» numerica che varia tra le 150.000 e le 170.000 persone.

Il rapporto del pool, guidato dagli architetti Roberto D'Alessandria e Maria Luigia Convertino e dal designer Matteo Rapisarda, ha come l'obiettivo -si legge nella premessa- di «fornire un valore aggiornato e attendibile sul numero degli attuali utenti e la relativa frequenza di utilizzo della bicicletta per gli spostamenti».

Per spostamenti abituali, si legge nell'indagine, si intende almeno 5 spostamenti a settimana e anche qui è sorprendente il dato di picco: almeno 40.000 persone effettuano almeno 10 spostamenti settimanali in bicicletta. Il campione, oltre 5.000 interviste, è stato suddiviso sia in fasce d'età sia in fasce territoriali, queste ultime riguardanti 4 macrozone: zona a traffico limitato più mura Aureliane; anello ferroviario; confini entro il Grande raccordo anulare; confini comunali extra Gra.

Le età considerate sono state invece suddivise in tre fasce: giovani sotto i 24 anni; adulti tra 24 e 60 anni; anziani sopra i 60 anni. La massima parte dei utilizzatori abituali di bici, ciclisti urbani a pieno titolo, si situa naturalmente nella seconda fascia, con una percentuale tra il 6 e il 7% dell'intera popolazione romana. L'incrocio delle due componenti, età e territorio, «evidenzia -si legge- il primato della zona 1 (ztl più mura Aureliane), con un picco del 10% tra gli anziani e una media complessiva dell'8%. Tale valore diminuisce allontanandosi dal centro», in media 5,4% entro l'anello ferroviario, 4,6% entro il Gra per poi risalire nell'area compresa all'interno dei confini comunali al 5,4%.

La percentuale di spostamenti calcolata, avvisa l'indagine, «è determinata dal numero complessivo di ciclisti», che secondo le proiezioni ponderate, assommano alla bella cifra di 1.001.165 persone che usano la bici anche sporadicamente, «e dalla loro frequenza di utilizzo del mezzo, media ponderata del numero di spostamenti settimanali dichiarati per il tasso di rappresentatività di ciascuna intervista. Il numero degli spostamenti giornalieri in bicicletta è stato confrontato con l'insieme complessivo degli spostamenti compiuti nel comune di Roma avendo assunto -si legge ancora- un indice di mobilità pari a 2,4 spostamenti al giorno per cittadino».

Il totale considerato degli spostamenti all'interno di Roma è quello quotidiano misurato nel 2010, equivalente a 7 milioni, ma secondo i dati del 2011 il totale è sceso a 5 milioni, rendendo dunque ancora più elevata -ma questo punto, avvertono i ricercatori, è controverso all'interno dell'Agenzia mobilità- la quota percentuale di ciclisti urbani rispetto a chi usa altri mezzi. Nel 2012, c'è da ricordare, il dato sulle immatricolazioni di automobili e dei consumi di carburante è sceso del 20%, mentre la vendita di biciclette è aumentata del 10%. Dati sorprendenti, che non mancheranno di provocare polemiche tra chi si batte per misure per la ciclabilità e l'amministrazione. «L'aumento, conclamato dai dati ma percepito empiricamente da tutti, avviene in assenza di politiche per la ciclabilità, dunque spontaneamente e malgrado la mancanza di azioni amministrative -attacca infatti Simone Dini, uno degli esponenti di spicco di #salvaiciclisti e tra i principali organizzatori del bis della manifestazione del movimento, quest'anno a Milano dopo il successo dell'anno scorso proprio a Roma, sui Fori Imperiali-. Se ci fossero politiche per la ciclabilità il dato sarebbe immensamente moltiplicato. Ma la tendenza è ormai inarrestabile, anche se gli amministratori fanno finta di niente». Secondo Dini, occorre «favorire la ciclabilità con politiche davvero efficaci, senza agitare la bandiera demagogica dei km di piste ciclabili per raggranellare consenso tanto facile quanto disinformato: non è solo una questione di tutela di ciclisti, per quanto priorità assoluta, ma un modo per iniziare a ragionare sulle reali esigenze di spostamento delle persone, e non più sulla gestione dei flussi di automobili.

«Prima ancora della crisi economica sull'evidente aumento del numero di persone che hanno abbandonato l'auto per salire in bici -è il ragionamento analogo di Alberto Fiorillo, responsabile Aree urbane di Legambiente- pesa la gravissima crisi della mobilità romana, acuita più che dal malgoverno dell'amministrazione capitolina dalla scelta di non governarla affatto. Come si vede, i cittadini si stanno organizzando da soli, avendo capito solo usando il buonsenso che la macchina in città è un ostacolo, non un aiuto».

Secondo Fiorillo, «basterebbero davvero poche azioni mirate fatte con intelligenza e anche con un irrilevante impiego di risorse economiche per fare in modo che la capitale si allinei allle altre grandi città europee, che hanno già scoperto da tempo come si può rendere la mobilità più sana, più sicura e più scorrevole e dove la quota di spostamenti non motorizzati è sempre minoritaria rispetto a chi scegli e di spostarsi a piedi, in bici o col trasporto pubblico».

Anche Cristiana Avenali, da pochi giorni eletta alla regione Lazio nel listino di Zingaretti, sottolinea lo spontaneismo della crescita dei ciclisti urbani romani: «un dato molto positivo, era già evidente solo andando in giro per Roma. Adesso i numeri lo confermano, e mostrano anche come i cittadini siano molto più avanti delle amministrazioni e delle scelte che vanno verso una mobilità diversa, nuova. Alla luce di questo diventa ancora più importante che le istituzioni sostengano queste scelte.In regione possiamo fare moltissimo, e mettere la mobilità nuova al centro delle nostre. Per esempio, insieme ad altri consiglieri, pensiamo di proporre l'ingresso gratuito delle bici sui treni regionali; ma adesso -sottolinea- la priorità è non far morire la gente sulle strade, visto che i ciclisti sono aumentati e di politiche adeguate a Roma non se ne vede l'ombra».

I romani mostrano di aver lasciato da parte la tradizionale indolenza e cominciano a spostarsi in bici anche in assenza di politiche dedicate, affermano insomma gli esperti del settore. Ma il beneficio di eventuali politiche dedicate, secondo Matteo Dondè, architetto e urbanista, autore del piano della ciclabilità di Reggio Emilia, tra le città più «bikesmart» d'Italia, sarebbe evidente e praticamente immediato: «l'esperienza internazionale dimostra come sviluppando i percorsi ciclabili attraverso la realizzazione di un Biciplan è possibile elevare l'uso della bici sul corto raggio, 3km, fino al 30% dell'uso modale».

Se un calcolo fatto per Milano, afferma Dondè, può essere valido anche per Roma, «e lo è, il fattore moltiplicativo delle politiche per la ciclabilità sarebbe 4, quindi da 150-170.000 utenti abituali si potrebbe passare a oltre 600.000». Con beneficio anche, ovviamente, per la qualità dell'aria: «la stima per Millano indica una riduzione attorno al -15% degli inquinanti dovuti all'uso di mezzi a motore. In termini economici equivalenti, si potrebbe raggiungere la cifra di 607 milioni di euro annui di minor costi a rete interamente realizzata e successo conseguito. Il conseguimento di tale obiettivo -conclude- consentirebbe un tasso di rientro dell'investimento effettuato pari al 126%».

Domenica 03 Marzo 2013 - 11:04
Ultimo aggiornamento: -
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