Roma, i furbetti del museo, la dipendente che vendeva la verdura: «Chi ha fatto la spia se la vedrà con Dio»

di Laura Larcan e Alessia Marani
È nella sua casa nel quartiere Tintoretto, sconvolta. La voce trema, rotta dal pianto finale. Il figlio vicino a lei. Roberta Scoponi, 54 anni, qualifica di “assistente tecnico”, è una dei nove impiegati del Museo delle Arti e Tradizioni popolari, all'Eur, sospesi dal lavoro e interdetti da ogni pubblico ufficio per un anno dopo che i carabinieri del Reparto operativo del tenente Stefano Scollato che li hanno sorpresi a timbrare (o a farsi timbrare) «sistematicamente» e «reiteratamente» il cartellino per poi allontanarsi dall'ufficio senza giustificazioni. Un terremoto per il Mibact, con anche la dirigente dell'istituto indagata.
Scoponi, secondo gli inquirenti, lei in pieno orario di lavoro era a «svolgere mansioni di commessa nell'attività di famiglia», ovvero nella frutteria di suo marito sotto casa.
«Non voglio parlare, dopo tutto quello che è stato detto che cosa si può dire ormai? Parlerà il mio avvocato. Solo lui. Adesso della vicenda se ne occuperà il legale e basta. Non ho altro da dire se non che le cose non sono come sembrano, che i fatti non sono andati così».
Siete innocenti?
«Ci hanno massacrati inutilmente».
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Domenica 10 Gennaio 2016 - Ultimo aggiornamento: 10:01
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