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Roma

Macchinisti metro, più di duemila euro al mese per 3 ore di guida al giorno

ROMA - Il capostipite fu Ezio Gallori, storico leader del coordinamento macchinisti uniti, anima degli Unicobas. Uno duro e puro. Ai tempi d’oro fu secondo per capacità di mobilitazione solo ai controllori di volo. Bastava che dichiarasse lo stato diagitazione anche personale per immobilizzare seduta stante i treni da un capo all’altro della Penisola.

Più o meno quello che accadeva nei cieli con i controllori del traffico aereo. Più che un sindacato un liquido paralizzante. Con i dovuti distinguo, gli emuli del macchinista d’assalto e degli uomini radar hanno spostato nelle viscere il terreno di scontro: sui binari che si dipanano nel sottosuolo. Sono 452, di cui 9 donne, quelli che stanno rallentando in questi giorni i romani. Guadagnano una media di 2.300 euro al mese che possono però facilmente diventare 3 mila e in alcuni casi ronzare intorno ai 4 mila. Se vogliono tirano la leva e scendono dalla locomotiva per un nonnulla: un estintore troppo carico, una cabina maleodorante, un bulloncino allentato, un vetro opaco.

La sicurezza innanzitutto, certo. Ma ogni cavillo va bene per rifiutarsi di effettuare i turni straordinari e mettere in crisi il sistema underground della capitale. Che già viaggia, rispetto ad altre città europee, con mezzo secolo di ritardo. Il contratto da macchinista prevede l’effettuazione di 160 ore al mese. Ogni giornata lavorativa dura 6 ore e 10 minuti ma un turno di «conduzione» raramente supera le 3 ore. Il resto dell’orario si completa grazie alla mezz’ora iniziale di «accudienza» e al rimanente tempo in cui si resta a disposizione per movimentare i treni o per le emergenze. Inoltre, grazie a un accordo firmato nel 2006 con l’allora capo del personale Vincenzo Tosques indagato per abuso d’ufficio nell’inchiesta sulla Parentopoli Atac nel monte ore rientra il cosiddetto turnone: una mega-giornata compensativa di 8 ore e 17 minuti. É turno straordinario ma non è straordinario.

Il segreto è tutto qui. Un piccolo grande privilegio sottoscritto nel 2006 quando ancora la crisi delle municipalizzate romane non aveva toccato il fondo. Nell’ultimo incontro tra sindacati e azienda i macchinisti hanno proposto di estendere quell’accordo anche alla linea B e portare così il turnone a 10 ore e 17 minuti. Ma come, non s’era detto che i turni così come erano erano già troppo pesanti? È la prima contraddizione. La seconda è che un macchinista su 3, secondo quanto risulta all’azienda, quando capita il turnone si dà malato oppure utilizza la legge 104 che disciplina i permessi per assistere i parenti invalidi. In questo caso il turno straordinario si spalma in una sorta di mutuo soccorso.

E lo stipendio lievita. «Dietro i disagi della linea B si nasconde in realtà una lotta portata avanti dai vecchi macchinisti per continuare a effettuare straordinari dopo l’assunzione di 40 nuove unità», ammise un ex sindacalista nei primi giorni della protesta. Fu il primo segnale che questa volta non sarebbe andata come tutte le altre.

Martedì 19 Giugno 2012 - 08:46
Ultimo aggiornamento: -
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