Lopresti, il killer del fotografo
è un boss scarcerato

Daniele Lopresti
di Cristiana Mangani
Un pugno forte all’altezza della testa, e poi l’esecuzione. Si intrecciano le indagini sull’omicidio di Daniele Lopresti, il paparazzo calabrese, ucciso con un colpo di pistola mentre faceva jogging sotto Ponte Testaccio. Gli uomini della squadra mobile, diretta da Renato Cortese, sembrano aver individuato due piste da seguire per arrivare al killer: la pista della gelosia e quella di uno sgarro. Sono stati i tabulati telefonici e le testimonianze di amici e colleghi ad aiutarli a ricostruire le ultime ore di vita.

IL MALAVITOSO
E così le indagini sono ora orientate a cercare la donna con la quale Lopresti avrebbe dovuto passare il weekend dell’8 marzo. Ne aveva parlato con gli amici, di questo fine settimana di passione. E a qualcuno di loro aveva anche raccontato che non era una storia facile, perché la signora in questione era fidanzata con un malavitoso, con qualcuno che era in carcere per scontare una pena, e che se avesse saputo gliel’avrebbe fatta pagare.

I risultati dell’autopsia e le prime indagini sembrano compatibili con questa ricostruzione. Daniele Lopresti sarebbe arrivato sotto ponte Testaccio che già il killer era lì ad aspettarlo: lui o un suo emissario. Sarebbe stato colpito con un pugno, e una volta per terra, a faccia in giù, l’assassino gli avrebbe sparato all’altezza dell’orecchio sinistro, dall’alto verso il basso. Un’esecuzione in piena regola. Gli inquirenti non confermano alcuna ipotesi, anche se la pista passionale sembra molto accreditata, così come non viene esclusa quella di un sgarro. Chi ha sparato lo ha fatto a una distanza minima di almeno 50 centimetri, con un’arma calibro 7,65 della quale si conosce solo il calibro, perché il proiettile si è deformato nell’impatto con le ossa del cranio.

I DEBITI
Il procuratore aggiunto Pierfilippo Laviani e il sostituto Pierluigi Cipolla non escludono comunque che Lopresti possa essere stato ucciso per un debito non saldato. Un impegno preso e non rispettato. L’uomo aveva bisogno di soldi, tanto che recentemente aveva sollecitato alcuni pagamenti da chi aveva comprato le foto dei suoi ultimi scoop. Rimane il dubbio, però, che uccidere un creditore significhi rinunciare ai soldi. Mentre è possibile che il fotografo abbia avuto, proprio per il suo lavoro, l’occasione di “intercettare” una foto particolarmente interessante e di aver provato a guadagnarci su, andando forse a pestare i piedi a chi non avrebbe dovuto.
Martedì 5 Marzo 2013, 12:12 - Ultimo aggiornamento: 30 Novembre, 00:00
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