Ares, niente fondi al 118: dipendenti
da quattro mesi senza buoni pasto
I sidnacati: automediche troppo vecchie

di Chiara Acampora
ROMA - In mancanza di risorse all’Ares 118 del Lazio a rimetterci è il pranzo dei dipendenti. Da quattro mesi, infatti, i lavoratori dell’azienda non ricevono i buoni pasto che, peraltro, ammontano a una cifra che supera di poco i 4 euro a ticket. Come dire: appena il costo di un panino e una bottiglia d'acqua al bar.
«Sono circa 1600 – denuncia Cristina Girardet, dirigente dell’Unione sindacale di base al 118, che gestisce il soccorso pubblico – i dipendenti interessati. Non è la prima volta, era già accaduto anche l’anno scorso, ma per un periodo più breve. Adesso sono ben quattro mesi che i dipendenti non possono usufruire dei buoni pasto di cui hanno diritto e non si sa quando li riavranno. Come sempre avviene, purtroppo, quando bisogna risparmiare a essere penalizzata è la base. I ticket per i lavoratori del 118 sono di appena 4,13 euro e li deve acquistare direttamente l’Ares dalla ditta produttrice, ma questo non sta avvenendo. Dall’azienda non abbiamo avuto al momento risposte su quando il problema verrà risolto. Già i lavoratori, a partire dal 2011, si sono visti decurtare in media mille euro l’anno dagli stipendi per i mancati incentivi e come se non bastasse ora non possono neanche contare più sui buoni pasto».

DISAGI E DIFFICOLTÀ
Disagi che si vanno ad aggiungere alle difficoltà a cui i lavoratori devono fare fronte, spesso contando solo sul loro spirito di sacrificio o su donazioni dall’esterno. «L’Ares – spiega ancora Girardet – non acquista automediche da più di dieci anni, alcune risalgono al 1998 e naturalmente sono mezzi inadeguati e poco sicuri. Non hanno l’airbag, si aprono i portelloni durante la marcia, alcune hanno le frecce o i freni che non funzionano bene ed è capitato anche che si fermassero per un guasto durante il tragitto. Poi ci si meraviglia se accadono gli incidenti. I mezzi più nuovi che ci sono a disposizione sono stati comprati dalla Regione o sono stati donati. Al contrario, però, l’azienda ha incrementato il parco macchine, acquistando auto di servizio destinate al personale degli uffici amministrativi. E’ un controsenso».

Preoccupati e rassegnati alcuni lavoratori. «E’ una situazione assurda – dice uno di loro che preferisce rimanere anonimo – già abbiamo dei buoni pasto miseri, penso i più bassi in assoluto, e neanche ce li danno. A Roma con 4,13 euro non si riesce a comprare neanche un panino e una bottiglietta d’acqua. Non capisco perché i lavoratori di altre realtà, pubbliche e private, hanno ticket anche di 7 euro. Com’è che funziona? Alcuni hanno diritto a mangiare di più e altri meno?».

LA CRISI
C'e' poi chi sui buoni pasto fa affidamento per portare a casa la cena: «Con i buoni pasto – dicono due dipendenti, padri di famiglia – solitamente facciamo la spesa. In un momento di crisi come questo doverne fare a meno è un problema soprattutto per chi ha moglie e figli a carico. Con un blocchetto si riesce a fare la spesa almeno due volte e non è poco. Quando si è fuori per lavoro è, invece, un rimborso per quello che si spende per pranzare. Anche se 4,13 euro sono davvero pochi meglio di nulla».

Il sindacato Usb denuncia anche carenze per quanto riguarda divise e attrezzature. «Da tre anni – conclude Girardet – non vengono sostituite le scarpe antinfortunistica se non dietro singola richiesta del dipendente quando le rompe e parliamo di calzature fondamentali per chi svolge un lavoro di soccorso”.
Giovedì 21 Marzo 2013, 09:39 - Ultimo aggiornamento: 30 Novembre, 00:00
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