Roma, appalti illegali e sprechi, Campidoglio fuori controllo: 18 tipi di violazioni in tre anni

di Lorenzo De Cicco e Mauro Evangelisti
Affidamenti senza gara, omissioni, violazioni delle normative sugli appalti, sprechi di denaro e servizi che non funzionano. Se l'inchiesta di Mafia Capitale ha aperto una finestra sul malaffare che ha soffocato il Comune di Roma, la relazione finale dell'Autorità Anticorruzione spazza via ogni dubbio. E si conclude con delle richieste molto severe trasmesse al commissario Francesco Paolo Tronca: colpire i responsabili. Recita il documento inviato dall'autorità guidata da Raffaele Cantone che ha passato al setaccio 1.850 procedure negoziate, dunque senza gara pubblica, tra il 2012 e il 2014: il segretario generale di Roma Capitale «dia riscontro nel termine di 45 giorni sia in ordine di iniziative disciplinari nei confronti dei responsabili delle strutture oggetto della presente istruttoria, sia in ordine alle misure correttive delle riscontrate violazioni». Un assist a Tronca, che da prefetto di Milano ha lavorato a braccetto con Cantone durante l'Expo, per portare a termine un lavoro di pulizia già avviato. C'è anche un secondo step: il dossier dell'Anticorruzione, con tutte le irregolarità riscontrate nell'affidamento di lavori e servizi, dal Sociale al Verde, è stato spedito anche alla Procura di Roma e alla procura generale della Corte dei conti «per eventuali iniziative di competenza».

L'ISPEZIONE
Ricapitolando: il 26 ottobre 2015 l'Anticorruzione, che aveva passato al setaccio affidamenti e proroghe nel periodo 2012-2014, ha elencato una serie di irregolarità; i vari dipartimenti hanno risposto con le controdeduzioni, ma l'Anac le ha giudicate del tutto insufficienti, tanto che scrive: «I rilievi e le criticità contestate sono integralmente confermate, essendo emerse significative e sistematiche carenze nelle modalità di gestione delle attività contrattuali oggetti di indagini». L'Anac, che parla di «ricadute negative sulle prestazioni e per l'incremento dei costi», elenca 18 tipi di violazioni differenti dei Dipartimenti del Comune di Roma. Alcuni esempi: «carenza o difetto di motivazione dei presupposti per il ricorso alla procedura negoziata»; si affidavano sistematicamente alle stesse imprese lavori e servizi «mediante l'improprio ricorso allo strumento della proroga, spesso di rilevante importo, di rapporti contrattuali pre esistenti non necessariamente affidati con evidenza pubblica»: in sintesi prima un determinato Dipartimento affidava, magari per motivi di urgenza, un incarico a una certa ditta senza alcuna gara, poi invece di correggere la stortura, lo confermava con una serie di proroghe; gli uffici giocavano sul reale valore degli appalti per aggirare l'obbligo delle gare. E ancora: «improprio ricorso alla procedura negoziata senza la pubblicazione»; s'invitavano sempre le stesse imprese ma nessuno verificava se i lavori venivano fatti come previsti dal contratto.
 
Più clamoroso: il Comune di Roma spesso ha affidato «l'incarico di responsabile del procedimento e di direzione dei lavori di numerosi contratti attivati, a una ristretta cerchia di soggetti, con professionalità in alcuni casi non rispondenti alle previsioni della normative». Tutto questo dà modo all'Anac di stendere un giudizio impietoso su come funziona la macchina del Campidoglio: «Sono state riscontrate significative carenze nella modalità di gestione delle attività contrattuali, in parte imputabili alla struttura organizzativa di Roma Capitale, ed in parte dipendenti da superficialità e omissioni in violazione delle disposizioni vigenti in materia». E anche dove era ammissibile l'affidamento diretto, «è emersa la violazione del principio di rotazione tra operatori economici».

I SETTORI
Il Dipartimento dove sono state riscontrate più irregolarità è quello delle Politiche Sociali, non a caso uno dei settori più colpiti dall'inchiesta di Mafia Capitale. È in questi uffici che si concentra la più alta percentuale di appalti assegnati senza gara. Solo quelli a trattativa privata, a invito, sono il 20,2%. Si tratta di commesse milionarie, come quella per il servizio di mobilità individuale per i disabili, oltre 2 milioni di euro, dove le ragioni «di estrema urgenza» che avevano motivato il ricorso alla procedura negoziata sono state poi, secondo l'Anac, «smentite dagli atti, stante la riscontrata carenza di programmazione imputabile alla stazione appaltante», quindi allo stesso Comune.

Anche l'Atac, la municipalizzata dei trasporti che gestiva lo stesso servizio fino al 2012, «non ha garantito la corretta esecuzione» del servizio. Nel mirino dell'Autorità finiscono anche gli appalti per l'accoglienza dei minori non accompagnati, dei profughi (tramite il Progetto Emergenza Nord Africa) e di altri «soggetti svantaggiati», poi affidati in parte al Dipartimento Politiche Abitative (anche qui «in aperta violazione delle regole di evidenza pubblica»). Lo stesso Comune ha dovuto ammettere che «i rilievi effettuati dagli ispettori sono ineccepibili e privi di possibilità di controdeduzioni». Una resa, davanti alle accuse di «affidamenti completamente immotivati» e reiterati dal Campidoglio agli stessi soggetti. In alcuni casi, da quasi vent'anni. Come per l'assistenza nelle case di riposo “Parco di Veio”, gestite da uno stesso soggetto dal 1998 in poi, proroga dopo proroga, nonostante questo strumento debba essere considerato come «assolutamente eccezionale». Invece era la regola. Alcune strutture di accoglienza poi non avevano neanche i requisiti minimi previsti dalla legge, dal rispetto delle norme urbanistiche alle barriere architettoniche.

Gravi irregolarità sono state riscontrate dall'Anac nel Dipartimento Innovazione Tecnologica, che ha ammesso di non effettuare tutte le verifiche sugli affidatari, giustificandosi con la «carenza di personale»; oppure nel Dipartimento Sviluppo Economico dove sono stati accertati «affidamenti diretti sistematicamente reiterati allo stesso operatore». Sotto accusa anche il Dipartimento Servizi Educativi, la manutenzione delle strade, tra proroghe e «omesse verifiche» sui soggetti invitati nelle procedure negoziate, e il Dipartimento Tutela ambientale, che oltre ad effettuare controlli carenti sui requisiti degli affidatari, ha ammesso perfino di «non avere contezza di tutti gli appalti di propria competenza». E che in gran parte degli affidamenti presi in esame, non ha verificato che i lavori fossero andati a buon fine. Stessa contestazione rivolta anche al I Municipio, quello del Centro storico della Capitale.
Martedì 15 Marzo 2016 - Ultimo aggiornamento: 16-03-2016 09:38

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COMMENTA LA NOTIZIA
5 di 10 commenti presenti
2016-03-15 08:23:35
Ignazio che fine ha fatto?
2016-03-15 09:06:33
Ma c'è ancora qualcuno che si meraviglia?
2016-03-15 09:20:59
Ecco, mi piacerebbe leggere un giorno su queste pagine nomi e cognomi dei responsabili di questo sfacelo e saper condannate queste persone, oltre al risarcimento dei danni causati, a parecchi anni di galera, da scontare fino all'ultimo giorno senza attenuanti. Ma si sa, siamo in italia...
2016-03-15 11:50:35
e ancora hanno la faccia tosta di chiedere fiducia ai romani?
2016-03-15 13:07:15
Ma Marino non aveva scoperchiato e risolto tutto?
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