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Roma

Bettini: primarie Pd aperte a Marchini
Morassut: basta correnti

Consultazioni nella sede del Pd in via dei Giubbonari
di Francesco Olivo

«Sono pronto alle primarie». Parola, ribadita, di Goffredo Bettini. Lo storico dirigente del Pd romano e non solo, deus ex machina di una lunga era, torna ad attaccare la segreteria cittadina: «Si sta creando molta confusione». Il tema resta quello della chiusura o della apertura della competizione interna al centrosinistra prevista per il 7 aprile.

Il sasso nello stagno lo aveva lanciato la settimana scorsa Alfio Marchini: «Se aprite le primarie io partecipo». Un discorso respinto dalla segreteria romana, ma accolto da Bettini che si interroga polemico: «Che senso ha rifiutare a Marchini la possibilità di partecipare alle primarie? Ci serve come il pane l’allargamento a personalità esterne, diverse, in grado di parlare a settori ai quali stentiamo ad arrivare. Noi gli sbattiamo la porta in faccia? Perché? Con quali ragioni?».

Secondo Bettini il tema forte resta quello delle candidature, quelle ora in campo «non sono abbastanza competitive, pur essendoci candidati di valore come Paolo Gentiloni»; servirebbe, invece, «una competizione tra le personalità che effettivamente hanno maggiori probabilità di vincere. Evitando di dare l’impressione di una corsa solo interna, di posizionamento o di rafforzamento individuale».

Un concetto ribadito da Roberto Morassut, deputato Pd fresco di rielezione: «Le primarie non devono essere una fotografia delle correnti. Bisogna al contrario allargare il campo, serve un’espansione, che non vuol dire più candidati, ma una proposta politica di più ampio respiro».

Vuol dire anche Marchini, «lui ha un posizionamento diverso rispetto al Pd e quindi ben venga: può allargare il campo». Morassut ha qualche rilievo da fare sulla condotta del Pd romano di questi ultimi tempi: «Finché si tratta di denunciare le malefatte di Alemanno sappiamo fare molto bene il nostro mestiere, ma qui manca del tutto l’elaborazione di un programma. Il partito è un arbitro quando bisogna fare le regole, ma è anche un soggetto politico e questo secondo aspetto è assai carente, c’è un vuoto di iniziativa».

LE DUE LINEE

La partita è complessa e non si risolverà con una bacchetta magica. Un momento di chiarimento (ma qualcuno parla addirittura di resa dei conti) potrebbe avvenire alla fine di questa settimana, giovedì e venerdì, infatti, è stata convocata la direzione romana del Pd, lì i nodi verranno al pettine e le due linee (per essere schematici, ma gli schieramenti potrebbero essere più articolati) si scontreranno.

Da una parte quelli che vogliono aprire la competizione a largo raggio, ovvero a Marchini e magari anche a Mondello (qualora l’ex presidente della Camera di Commercio accettasse l’offerta di alcune liste civiche). Dall’altra quella della direzione del Pd romano che vede in questo proliferare di candidati un rischio frammentazione. Domani, invece, al Nazareno andrà di scena la direzione nazionale del Pd, un appuntamento delicatissimo che visto il quadro politico, difficilmente potrà occuparsi del destino, pur rilevante, della Capitale.

Ma è ovvio che, anche se non domani, il Pd nazionale dovrà dare un impulso a un dibattito che si sta aggrovigliando. Per mettere d’accordo se non tutti, almeno molti servirebbe qualche nome nuovo e di peso. Uno potrebbe essere quello di Ignazio Marino, il chirurgo che sfidò Bersani alle primarie per la segreteria del 2009. Intanto ieri, la consigliera comunale di Sel Gemma Azuni, ha consegnato le firme per la sua candidatura.

Martedì 05 Marzo 2013 - 11:32
Ultimo aggiornamento: -
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