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Rieti

Uxoricidio, Shedije non aveva amanti
Il fornaio sospettato
dal marito lavora con lui

Sulle tracce di un altro uomo accusato da Sabani di far prostituire la moglie

di Massimo Cavoli

RIETI - I primi riscontri hanno dato un esito negativo e così la versione di Jazhine Sabani sulle ragioni che l’avrebbero indotto a massacrare la moglie Shedije Mamedani (erano regolarmente sposati con rito civile in Macedonia, ma in Italia il matrimonio non è considerato valido e pertanto non era stato registrato, tanto che l’avvocato difensore Antonella Aguzzi parla di impossibilità di contestare al suo cliente l’aggravante determinata dall’uxoricidio) comincia a vacillare.
L’uomo, dopo il primo - e unico - interrogatorio al quale è stato sottoposto dal magistrato, aveva detto che la donna lo tradiva con un connazionale che lavora con lui. Accertarlo, per la squadra mobile, non è stato difficile: la persona indicata come possibile amante di Shedije, in realtà lavora in un forno di Molino della Salce insieme a Sabani, nelle stesse ore di notte e non ha fatto registrare assenze sospette. La polizia, alla quale il sostituto procuratore Stefano Opilio ha assegnato una delega d’indagine a 360 gradi, sta adesso ricercando anche un albanese accusato dall’uxoricida di far prostituire la moglie. Gli inquirenti l’hanno già identificato e nei prossimi giorni sarà interrogato in procura, ma anche questa parte delle dichiarazioni non troverebbe adeguati riscontri.
Tanto scrupolo serve a stabilire se il macedone ha agito in preda a un raptus di follia oppure l’esistenza di un amante e di un protettore nella vita della moglie, rappresentavano solo una personale convinzione, maturata sulla base di chissà quali elementi. Un accertamento dal quale dipenderà l’eventuale conferimento di una perizia psichiatrica sull’uxoricida.
IL CELLULARE
C’è poi il cellulare, quello con il quale il fornaio ha cercato di riprendere la moglie «per farle confessare il tradimento e che si prostituiva», ha detto subito dopo il delitto. Un primo esame dell’audio (Sabani parla in albanese) affidato a una traduttrice, ha consentito di trascrivere le frasi con le quali l’uomo conduce «l’interrogatorio», ma da parte della vittima si registrano solo dei «no» e dei «sì», pronunciati in modo flebile, quando ormai era in condizioni gravissime. Di qui, la convinzione degli inquirenti che Shedije, con le poche forze che ancora le rimanevano, abbia in qualche modo cercato di dare risposte per placare la furia del marito che l’aveva già colpita diverse volte con il mattarello, poi gli aveva lavato i capelli trascinandola in bagno (e colpendola anche qui, come testimoniano gli schizzi di sangue sulle pareti), poi l’aveva ricondotta in camera da letto e vestita con abiti puliti.
Dalla ricostruzione degli orari, effettuata in base alle affermazioni del fornaio e all’esame del cellulare, quando il macedone «interroga» la moglie era trascorsa quasi un’ora, durante la quale l’aveva ripetutamente picchiata. Una morte lenta, una lunga agonia (confermata dall’autopsia) che l’uxoricida ha gestito con freddezza, intento com’era a ottenere la confessione della povera donna.
L’8 MARZO PER SHEDIJE
Intanto, in occasione della Giornata della donna, il Comune, su proposta del consigliere Gabriele Bizzoca, promuoverà un evento dal titolo «Oggi puoi dire di no», dedicando l’8 marzo alla memoria di Shedije Mamedani, iniziativa con la quale l’amministrazione vuole esprimere, a nome dell’intera comunità reatina, lo sdegno per l’ennesimo femminicidio in Italia e il cordoglio alla famiglia e a quanti conoscevano Shedije.

Martedì 05 Marzo 2013 - 13:09
Ultimo aggiornamento: -
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