Pd nel caos, scontro sul governo. Marini accusa: credibilità persa

Pier Luigi Bersani piange dopo la rielezione di Napolitano
di Ettore Colombo
ROMA Governissimo sý, governissimo no, pi¨ le beghe di casa. Il Pd Ŕ il solito campo d’Agramante. La giornata democrat Ŕ segnata da due interviste. źHo grande stima di Letta – scandisce Rosy Bindi a Sky - ma in questa fase un esecutivo con un evidente caratura politica non sarebbe capito dalla nostra gente e non sarebbe utile al Paese┬╗. Bindi stoppa Letta, ma ne ha anche per Bersani e la selezione della classe dirigente. Poi chiude: ┬źAbbiamo sempre escluso le larghe intese e le ipotesi di governissimo e mi pare che questa sia ancora la linea del Pd┬╗. Insomma, Bindi dice s├Č a un ┬źgoverno di scopo o del Presidente per fare le riforme┬╗ ma delimitate nel tempo e nel numero.



SFOGO IN TV


E’ amareggiato a dir poco, invece, Franco Marini. L’ex presidente del Senato definisce in tv quanto gli ├Ę accaduto ┬źvolgare e ingiusto┬╗, ma soprattutto si prende una bella rivincita: ┬źLa mia candidatura era legata a una strategia che torna ora con Napolitano. Se non le vogliamo chiamare larghe intese, chiamiamole medie intese┬╗, ironizza. Marini difende la necessit├á del governissimo e anche l’idea che al suo interno vi siano esponenti del Pd, a partire proprio da Enrico Letta. Poi taccia il Pd di ┬źopportunismo┬╗, lo descrive come un partito che ┬źnon governa nessuno, fatto di tanti potentati┬╗. Infine attacca a muso duro Renzi: ┬źHa un’ambizione sfrenata, la moderi┬╗. E con Renzi si rientra nel caos Pd. Le tensioni sono molte. Il presidente dei senatori democrat, Luigi Zanda, l’ex segretario della Cgil, Guglielmo Epifani (uno degli uomini pi├╣ ascesa nel partito, in questo periodo: leale con Bersani, ├Ę sempre molto ascoltato, quasi magnetico dai colleghi deputati, dentro Montecitorio) e l’ex capogruppo Dario Franceschini, si augurano che Bersani ritiri le sue dimissioni.



VERSO IL DIRETTORIO


Con Bersani si ├Ę dimessa la segreteria, ma non il vice-segretario Enrico Letta, il cui mandato viene dall’Assemblea nazionale. Sar├á Letta il reggente del Pd, probabilmente affiancato da un direttorio di big e personalit├á influenti (D’Alema, Veltroni, Fioroni, Franceschini, uno di Renzi, uno per i giovani), a traghettare il partito verso il congresso. Stasera dovrebbe riunirsi il caminetto di big alla camera, senza Bersani. E gi├á domani ├Ę probabile una Direzione per discutere le diverse ipotesi in campo, ma il Pd rischia di spaccarsi sul tema governo. Alcuni pronti a traslocare armi e bagagli con Vendola e il suo nuovo soggetto della sinistra ci sono gi├á: Corradino Mineo, la Puppato, pezzi della sinistra (Tocci, Vita). Poi c’├Ę la filiera che fa capo al ministro Luciano Barca, a cavallo tra Vendola (che insiste a chiedere ┬źsvolte a sinistra┬╗) e Rodot├á, Fiom e movimenti: l’europarlamentare Sergio Cofferati si ├Ę schierato con lui.



I giovani turchi non vogliono scissioni ma stanno lavorando alacremente contro l’ipotesi delle larghe intese, provando a ottenere dal Pd una posizione pi├╣ neutra (astensione). Diametralmente opposto il lavor├Čo degli ex popolari guidati da Beppe Fioroni e veltroniani, a nome dei quali Valter Verini dice: ┬źBisogna fare al pi├╣ presto un governo del Presidente e dare risposte forti sull’economia e il sociale nei primi sette giorni, non mesi┬╗, ma quando il lettiano Francesco Boccia chiede ┬źun Pd unito sulla rotta tracciata da Napolitano┬╗, ├Ę facile scommettere che non sar├á cos├Č.
Luned├Č 22 Aprile 2013 - Ultimo aggiornamento: 14:00

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