Martedì 21 Maggio
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Vaticano, monito alla Procura:
sullo Ior rispettate la sovranitàTra i nomi in mano alla procura politici e imprenditori. Gotti Tedeschi: volevo chiarezza. La Santa Sede smentisce |


ROMA - Il manuale della diplomazia è stato rispettato alla virgola, ma il tono è durissimo: il Vaticano non digerisce inchieste sullo Ior, sui suoi correntisti, nè tantomeno sul dossier raccolto da Ettore GottiTedeschi nella settimana prima di essere sfiduciato dal vertice della banca della Santa Sede, quando pensava addirittura di essere in pericolo di vita.
Quello che appare come un altolà alle autorità giudiziarie romane e napoletane è arrivato ieri sera, poche ore dopo che il procuratore di Roma, Giuseppe Pignatone, aveva incaricato il Nucleo Valutario della Gdf di indagare sul contenuto dei cinquanta faldoni di documenti sequestrati in casa di Gotti Tedeschi pochi giorni fa. All’interno dei quali, secondo indiscrezioni, ci sarebbe la lista completa dei correntisti laici dello Ior, compresi i politici italiani e stranieri e i capitani d’industria e gli imprenditori che attualmente e in passato hanno scelto di affidare i loro capitali alle casse discrete della banca vaticana. La quale, grazie alla sua particolare struttura, consentiva di triangolare all’estero, anche in banche diverse, ingenti somme di denaro aggirando qualsiasi controllo.
E operazioni del genere, ovviamente, interessavano anche la criminalità organizzata per le operazioni di riciclaggio internazionale. Il materiale era talmente delicato che lo stesso ex presidente dello Ior ne aveva realizzato un estratto che, quando cominciò a temere per la sua incolumità, consegnò ad un notaio affinché in caso di disgrazia lo inviasse a tre persone di sua fiducia (il giornalista Massimo Franco, un avvocato e il segretario del Pontefice, padre Georg Ganswein).
Così ieri sera la sala stampa vaticana ha diramato un comunicato in cui si afferma che la Santa Sede «ripone nell'autorità giudiziaria italiana la massima fiducia che le prerogative sovrane riconosciute al Vaticano dall'ordinamento internazionale siano adeguatamente vagliate e rispettate». Per maggiore chiarezza, il comunicato prosegue precisando che la Santa Sede conferma «la sua piena fiducia nelle persone che dedicano la loro opera con impegno e professionalità allo Ior». E aggiunge: in Vaticano si «sta esaminando con la massima cura l'eventuale lesività delle circostanze, nei confronti dei diritti propri e degli organi della Santa Sede».
La mossa, decisamente inaspettata anche per gli organi inquirenti, nasconde evidentemente tutto il fastidio per il doppio faro giudiziario che si è acceso da Roma e da Napoli sulle vicende della banca vaticana, che ancora oggi non rientra nella cosiddetta white list degli istituti di credito in regola con le norme antiriciclaggio previste dalle direttive europee.
Era questa la grande operazione che Ettore Gotti Tedeschi stava cercando di realizzare, anche grazie alla creazione di un’autorità finanziaria di controllo interna alla Santa Sede fortemente voluta dal Santo Padre nei primi mesi del 2011, che avrebbe consentito allo Ior di rientrare nei parametri indicati dalla Ue. Ma sui poteri di quell’autorità, la Aif, si è combattuta la battaglia tra Gotti Tedeschi da una parte e due potentissimi avvocati dall’altra, l’americano Jeffrey Lena (sostenitore degli interessi dei grandi investitori a stelle e strisce) e l’italiano Michele Briamonte, considerato vicino alla comunità israeliana in Italia e amico personale del ministro degli Esteri Lieberman. E proprio loro hanno ottenuto che l’operazione trasparenza voluta da Gotti Tedeschi non riguardasse il periodo precedente l’aprile del 2011.  Sabato 09 Giugno 2012 - 10:37 Ultimo aggiornamento: -
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