Il Papa parte per il Myanmar: «Pregate per il mio viaggio». Gli è vietato parlare dei Rohingya

di Franca Giansoldati
Città del Vaticano - Papa Francesco pensa alle vittime dell'attentato alla moschea sufi in Egitto, ricorda la pagina del Vangelo che fa riferimento al giudizio divino dicendo che Gesù arriverà alla fine dei tempo per giudicare tutte le nazioni, poi chiede ai pellegrini presenti sulla piazza per l'Angelus domenicale un viatico speciale per l'imminente viaggio che sta per compiere. Questa sera inizierò la visita apostolica in Myanmar e Bangladesh. Vi chiedo di accompagnarmi con la preghiera, perché la mia presenza sia per quelle popolazioni un segno di vicinanza e di speranza».

Sarà il suo terzo viaggio in Oriente, a testimoniare l'attenzione del pontificato per questa area geografica considerata un bacino di anime da evangelizzare. Dialogo e diritti umani sono al centro della missione. Papa Francesco nei mesi passati ha rivolto diversi appelli internazionali per fermare le persecuzioni birmane sulla minoranza musulmana dei Rohingya. Pur non potendo pronunciare in Myanmar la parola Rohingya per non urtare le suscettibilità del governo e dei militari, dovrebbe incontrare ugualmente un piccolo gruppo di Rohingya in Bangladesh, in un campo profughi dove sono rifugiati. A questa minoranza musulmana il Myanmar (a maggioranza buddista) non riconosce riconosciuto il diritto di cittadinanza e – secondo l’Onu – è in corso una pulizia etnica. La visita papale durerà dal 26 novembre al 2 dicembre. In questi giorni è previsto l’incontro con il capo dell’esercito del Myanmar, il generale Min Aung Hlaing (avverrà il 30 novembre a Yangon), e quello – sempre a Yangon - con i rappresentanti delle minoranze religiose. E’ stato il cardinale Charles Maung Bo, arcivescovo della capitale, a spingere il Papa a inserire anche questi due ultimi appuntamenti, così come ha insistito a fare sparire il termine Rohingya durante il viaggio.

In Myanmar esiste un'altra minoranza sottoposta a pesantissime discriminazione: i Karen di fede cristiana. Di questi il Papa finora non ha mai fatto cenno. Poco più dell’uno per cento tra i 51 milioni di abitanti del Myanmar sono cattolici, il 91 per cento sono buddisti. La nazione per 60 anni è stata oppressa da una dittatura militare, che ora ha lasciato il posto a un governo formalmente democratico (il presidente de facto è il premio Nobel per la pace Aung San Suu Kyi). Formalmente perché i militari hanno ancora in mano tutte le leve del potere. Papa Francesco pronuncerà 11 discorsi e benedirà a Yangon le prime pietre di 16 nuove chiese, del seminario e della nunziatura (i rapporti diplomatici sono stati allacciati solo nel maggio scorso). Inoltre concluderà sia la tappa birmana, sia quella bengalese con un incontro con i giovani.
Domenica 26 Novembre 2017 - Ultimo aggiornamento: 27-11-2017 09:13

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COMMENTA LA NOTIZIA
2 di 2 commenti presenti
2017-11-26 14:51:20
E` il peggior colpo per lui non poter parlare dei rohingya, ma non perche` perseguitati, ma solo perche` sono musulmani, che sono coloro che lui preferisce.
2017-11-26 13:36:40
gli ├Ę proibito parlare dei rohingya,e ottempera!poi,nel paese che lo ospita,fa pi├╣ che discutibili (a voler essere bravi) paragoni tra centri di detenzione per non invitati e lager nazisti!
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