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Sabato 25 Maggio
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Il 2 dicembre si apre il conclave per il Papa copto, tra i papabili un milanese |


ROMA - Il conclave dei copti ortodossi egiziani si avvicina e il prossimo Papa potrebbe parlare italiano ed essere un milanese d'adozione. Il 2 dicembre la Chiesa ortodossa copta d’Egitto eleggerà il suo pontefice mettendo fine al lungo periodo di sede vacante che perdura dal 17 marzo di quest’anno, giorno della morte di Shenuda III, il teologo che ha guidato i copti per circa quattro decenni. Si è spento dopo una lunga malattia a 88 anni. Shenouda III era stato eletto Papa d'Alessandria e patriarca della predicazione di san Marco e di tutta l'Africa l'anno successivo la morte di Nasser per illuminare dieci milioni di fedeli nel mondo. Tra i papabili, secondo la rivista Missioneonline, ci sarebbe anche un vescovo della diaspora che vive a Milano, Cirillo attualmente guida spirituale dei copti del Nord Italia. Il conclave dei copti cade in un momento davvero critico visti gli attacchi e le forti pressioni che la comunità copta egiziana sta subendo da parte dei fondamentalisti islamici. L'elezione del nuovo Papa è attesissima e tutt’altro che scontata. Non si tratta, infatti, di una votazione semplice e lineare come potrebbe essere per il conclave della Chiesa cattolica. Le regole che sono alla base dell’individuazione del leader copto fanno parte di un processo complesso. Innanzitutto, sia chierici che laici partecipano alla formazione del Consiglio Elettorale. I candidati alla successione sono scelti tra monaci e arcivescovi. I requisiti per l’eleggibilità sono: l’avere compiuto almeno quaranta anni, essere celibi ed essere stati monaci per almeno quindici anni. I candidati vengono nominati da sei vescovi del rispettivo Consiglio. Da questa fase di selezione vengono individuati sei o sette candidati che dovranno sottoporsi a una votazione a scrutinio segreto. In un passaggio successivo, i nomi dei tre candidati che hanno ottenuto più voti vengono trascritti su tre diversi foglietti di carta e inseriti in un'urna. Un quarto pezzettino di carta lasciato in bianco e senza nome viene collocato nella stessa urna insieme agli altri tre foglietti. La fase finale prevede l’ingresso nella votazione di bambino scelto a caso che estrarrà il nome. Si tratta di un'antica tradizione ispirata a ciò che avvenne quando gli Apostoli dovettero scegliere il sostituto di Giuda. Il procedimento è molto trasparente, i fedeli copti, insieme ai loro figli, si radunano nella Cattedrale di San Marco in Abbasiya. Il vescovo più anziano che guida la cerimonia finale di selezione a questo punto chiede a un bambino (che non deve avere superato i 9 anni d’età presente tra la platea) di raggiungerlo sull'altare per aiutarlo. Infine sotto gli occhi di tutti avviene la pesca. La presenza dell'urna sull'altare non è casuale, simboleggia l'autorità trascendentale rappresentata dall'estrazione. Tutti i fedeli presenti nella cattedrale sono testimoni di questo processo finale di selezione del loro leader spirituale. Se però il bambino dovesse pescare il foglietto lasciato in bianco e privo di nome, il processo elettivo dovrà ricominciare dall'inizio. E non sarebbe considerato un segnale di buon auspicio.  Mercoledì 19 Settembre 2012 - 17:29 Ultimo aggiornamento: -
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