La serrata degli ospedali cattolici: una grana per governo e Colle che la Lorenzin tenta di disinnescare

di Franca Giansoldati
Città del Vaticano  - E’ una corsa contro il tempo e il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin lo sa bene. La grana degli ospedali cattolici si sta ingrossando e rischia di essere – in tempi elettorali – una specie di bomba a grappolo. Da quando è stata approvata la legge sul biotestamento con uno sprint finale in Parlamento, probabilmente accelerato anche da un messaggio papale sul fine vita che, in alcuni passaggi, era parso piuttosto elusivo sulla questione chiave della idratazione e nutrizione, la rete ospedaliera della Chiesa ha reagito in modo progressivo, e dall’iniziale sbigottimento si è andata a compattare, unendo diversi settori sanitari con la benedizione della Cei.

Fino a ieri il Vaticano aveva scelto un profilo basso, spiazzato dalla celerità della reazione, poi però è sceso in campo con il segretario di Stato, il cardinale Pietro Parolin: «Uno dei punti carenti di questa legge, senza dare un giudizio globale, è quello di non prevedere per i medici e le istituzioni cattoliche la possibilità di fare obiezione di coscienza». E’ da una settimana che il concetto di obiezione di coscienza («Noi ubbidiremo al Vangelo e non alla legge») ha dato vita alle prime dichiarazioni di disobbedienza, inaugurate dal Cottolengo di Torino, una realtà sanitaria piuttosto strutturata, importante e simbolica. «Non importa se andremo incontro a conseguenze». Le strutture cattoliche sono pronte ad andare davanti al giudice per fare rispettare il loro diritto alla obiezione. Il cardinale Gualtiero Bassetti, presidente della Cei, anche ieri ha tuonato: «L’obiezione è un diritto che va riconosciuto non solo per le persone ma anche per le strutture cattoliche».

Il ministro Lorenzin, durante il question time alla Camera, rispondendo a chi chiedeva come si sta muovendo il governo per arginare questo orizzonte di caos, rispondeva con un messaggio duplice. «E’ mia intenzione, immediatamente dopo la pubblicazione della legge, incontrare i rappresentanti delle strutture cattoliche per condividere con loro opportune modalità applicative della legge volte a contemperare la necessità di applicare fedelmente le nuove disposizioni legislative con l’altrettanto fondata esigenza di assicurare agli operatori sanitari il rispetto delle loro intime posizioni di coscienza». Il dialogo dietro le quinte tra le strutture cattoliche e il ministro nell'intenzione di disinnescare il peso del pressing avviato da un gruppo di associazioni sul Quirinale con un appello al presidente Mattarella di non firmare la legge e rinviarla alle Camere è avviato. Pesa sicuramente anche il parere di diversi giuristi che ravvedono i contorni certi della incostituzionalità.

«Nella convinzione che tali  norme configgono con piu’ disposizioni della Costituzione  e in particolare l’applicazione delle d.a.t. reca  pregiudizio agli Istituti sanitari religiosi» avevano scritto nei giorni scorsi al Quirinale il Centro Studi Rosario Livatino, la CEI, l’Associazione  Religiosa Istituti Socio-Sanitari, l’Associazione Italiana Medici Cattolici, il Forum Associazioni Sanitarie  Cattoliche, la Societa’  Italiana Bioetica e Comitati Etici e il Comitato Difendiamo i nostri Figli. Nella lettera si sottolinea in particolare il pregiudizio che l’applicazione  delle d.a.t. reca agli Istituti sanitari religiosi. «Noi seguiremo il Vangelo». Il promotore dell’iniziativa, il Centro Studi Livatino, anche oggi ha ripetuto l’appello a Mattarella: «Presidente rinvii con un  messaggio al Parlamento il disegno di legge per consentire che il vulnus, apertamente ammesso dal ministro Lorenzin, sia sanato. E per evitare un interminabile e costoso contenzioso, che sarebbe solo fonte di confusione e di danni per i pazienti e i medici».
 
Mercoled├Č 20 Dicembre 2017 - Ultimo aggiornamento: 17:58

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