Nell'ultimo film di Olmi il sogno e la profezia del cardinale Martini

di Franca Giansoldati
Città del Vaticano - Ermanno Olmi ha raccontato un sogno, un cammino condiviso, una eredità comune. Come amare, dove trovare la speranza, come sfuggire ai tranelli dell’aridità e dell’odio. Immagini in bianco e nero che si mescolano a interviste, brandelli di memoria scovate nelle teche dell’Istituto Luce e della Rai.

Olmi ha raccolto e trasformato in immagini il lascito prezioso del cardinale Carlo Maria Martini, una eredità spirituale capace di interrogare, sollecitare, far crescere. Il film «Vedete, sono uno di voi» è la storia personale di un grande protagonista del nostro tempo. Martini, biblista dotto e versatile, fu scelto nel 1979 da Papa Wojtyla per diventare arcivescovo di Milano nonostante non avesse mai avuto prima esperienze pastorali. Martini cercò di evitare l’incarico, argomentando che era uno studioso, un accademico, certamente non abituato alle folle. Il Papa polacco fu profetico: «vedrà sarà la gente a venire da lei». E così fu.

Il suo mandato a Milano, durato fino al 2002,  ha attraversato da alcuni dei periodi più complicati dell’Italia, gli anni di piombo, la crisi economica, la Milano da bere, le inchieste di Mani Pulite, il crollo di un sistema partitico degenerato, la corruzione definita “la moderna pestilenza”. Nel settembre del 1992 Cesare Romiti, davanti al cardinale, fece autocritica, chiese scusa pubblicamente per il contributo che le aziende avevano dato a diffondersi della corruzione, a cominciare dall’industria da lui rappresentata, la Fiat.

Due mesi dopo l’arcivescovo celebrò un Te Deum alla Baggina, l’istituto per anziani da cui era partito lo scandalo di Mani Pulite che poi avrebbe coinvolto una intera classe politica. Martini era il pastore del dialogo, il creatore della cattedra dei non credenti, si recava regolarmente in carcere, nelle periferie anonime, ha portato persino alcuni brigatisti a ravvedersi, fino a che una mattina non gli vennero recapitate in arcivescovado due borse piene di armi. Tutto questo e anche di più è raccontato nella pellicola di Olmi, partendo dalla stanza vuota, abitata nell’ultimo periodo dal cardinale, quando ormai era gravemente malato. Per il regista questo film (che sarà nelle sale a marzo) rappresenta un po' il suo testamento spirituale.

Martini si è spento a Gallarate il 31 agosto 2012, sette mesi prima dell’elezione di Papa Francesco, il Papa argentino delle periferie. Dalla finestra della sua ultima residenza, al terzo piano di un edificio austero e spoglio, l’Alosianum, Martini poteva osservare lo stormire delle fronde degli alberi, immaginando il vento, pregando nel silenzio. «Prego per la mia Chiesa». Un uomo profondo che sapeva ascoltare. Scrisse che sapersi fidare è molto importante nella vita, «perché chi si chiude in se stesso e si arriccia su di sé, chi è sempre sospettoso e suppone sempre qualche retroscena, non si muove mai e rimane sempre bloccato (…) del resto la fiducia umana è la radice di tutto il nostro vivere, fin dalla nascita, ed essa è il luogo in cui Dio mette il seme della fede, su di essa si innesta la fiducia soprannaturale che ci fa abbandonare a Dio».

Martini ad un certo punto fu seriamente candidato al papato: accadde  nel conclave del 2005, dopo la morte di Papa Wojtyla, ma lui per evitare uno stallo, dopo alcune votazioni vedendo che si profilavano due blocchi, decise di convogliare i suoi voti su Ratzinger con il quale ha avuto un rapporto di stima e amicizia profonda. Sicuramente possedeva uno spirito profetico che sapeva farsi interrogare dalla realtà storica interpretandola alla luce delle sacre scritture. La Parola di Dio restava la base sulla quale fare decollare il cuore e il pensiero. Il film è una produzione dell’Istituto Luce, Rai Cinema e Edison Spa.
 
 
Venerd├Č 10 Febbraio 2017 - Ultimo aggiornamento: 18-02-2017 09:36

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1 di 1 commenti presenti
2017-02-17 20:53:23
Era un'anima nobile già prescelta dalla stesso destino.
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