Usa, vittoria pesante in Florida: ciclone Trump sul Mid-West

di Anna Guaita
NEW YORK - La Florida ha tenuto banco ancora una volta: una notte al cardiopalmo con i risultati fra Hilary Clinton e Donald Trump che andavano avanti e indietro come un'altalena. Ma dietro la incredibile tensione dello Stato del Sole, quella di ieri è stata un'elezione in cui si è provato più in grande, che le storiche mappe elettorali dell'America rosso-blu stanno cambiando, e che i due partiti ne sono consapevoli.

Il primo a rendersene conto, mesi fa, è stato proprio Donald Trump, che ha intuito come il Mid-West già industriale, la cosiddetta Rust Belt, si stia sganciando dalla fedeltà al partito democratico e sia in cerca di nuovi approdi. I democratici al contrario cominciavano a contare nella possibilità di conquistare Stati una volta rossi, come la Georgia o addirittura il Texas, dove l'afflusso delle nuove componenti demografiche giovani e immigrati latino-americani aprono nuovi corridoi politici, soprattutto intorno alle grandi città e alle università. 

LA CINTURA DELLA RUGGINE
Nella Rust Belt, ora che le industrie hanno chiuso e i sindacati sono quasi scomparsi, Stati come il Michigan e l'Ohio, il Wisconsin e il Colorado, si sono rivelati disposti a perdere il loro color blu e diventare rossi, o semplicemente porpora. Ecco perché Donald Trump ha dedicato tanto tempo al Michigan, allargando le sue visite ben oltre la città dell'automobile, Detroit, ma andando verso ovest, verso Grand Rapids, una città svuotata dalla crisi industriale, che da oltre un milione di abitanti oggi è scesa a poco meno di 200 mila. Ecco perché Hillary stessa è andata due volte in una sola settimana nel Michigan, seguita a ruota da Barack Obama che ha difeso con passione le sue iniziative per salvare l'industria dell'automobile. Il Michigan è uno Stato che dal 1988 ha sempre votato democratico, eppure la rivolta populista-nazionalista di Trump vi ha messo in discussione i ben oliati equilibri.

Per giorni, tutti si sono detti sicuri che pur se gli Stati della Rust Belt fossero passati in campo repubblicano, la defezione non sarebbe stata sufficiente a fermare la marcia di Hillary Clinton. Lo dimostravano tutti i sondaggi. Ma ieri sera la realtà sul campo è apparsa da subito ben diversa, man mano che Trump strappava terreno a Hillary. Questi erano gli schieramenti, quelli soliti a cui siamo abituati: da una parte il blocco degli Stati fortemente blu, cioè gli Stati decisamente democratici (come la California o New York) e dall'altra parte gli stati fortemente rossi, cioè repubblicani solidi (come l'Alabama o il Kansas). In mezzo, come sempre, gli Stati porpora, quelli che di elezione in elezione possono alternarsi da un partito all'altro, e che quest'anno sono stati i più studiati e seguiti: Florida, Ohio, New Hampshire, North Carolina, Virginia, Pennsylvania, Colorado, Michigan, Nevada, Wisconsin. Gli stati blu portavano in dote a Hillary un totale di 190 dei 270 voti elettorali necessari alla vittoria. Gli Stati rossi davano invece a Trump 159 voti elettorali. 

LE PREVISIONI
Numerosi esperti hanno spiegato che Hillary aveva la strada molto più facile per arrivare al successo, e che le bastava confermare la vittoria nei tre Stati porpora in cui conduceva, cioè Virginia, Pennsylvania e New Hampshire, per essere vincente. Ecco perché la candidata democratica aveva dedicato tanto tempo in questi Stati e aveva chiuso la campagna con una gigantesca festa a Filadelfia, davanti a Independence Hall, il luogo dove sono nati gli Stati Uniti nel 1776 con la firma della Dichiarazione di Indipendenza. Per poter vincere, Trump doveva invece portarsi a casa tutti gli Stati porpora, una strada che sembrava difficile, ma che nella notte è andata apparendo invece sempre più facile. Un aiuto non indifferente gli è arrivato nella Carolina del nord, dove le contee tutte a maggioranza repubblicana hanno drasticamente ridotto le ore del week-end dedicate al voto anticipato. Le ore della domenica sono proprio quelle in cui gli afro-americani fedeli elettori democratici - possono andare a votare, spesso aiutati dalle chiese che mettono a disposizione autobus gratis alla fine della messa. Dopo il passaggio della risoluzione limitativa, lo stesso partito repubblicano ha espresso la propria soddisfazione in una dichiarazione alla stampa in cui si leggeva che «la Coalizione Obama nella Carolina del nord sta sfaldandosi», e si precisava che il voto degli afro americani era sceso dell'8,5 per cento rispetto alle elezioni del 2012.

IL GIGANTE DORMIENTE
Si pensava comunque che il calo di voti fra gli afro americani sarebbe stato ampiamente riparato dall'aumento dei voti dei latino-americani, il gigante dormiente che si è mobilitato davanti alle posizioni di rabbiosa e razzista intransigenza di Trump verso gli immigrati clandestini provenienti dal Centramerica. Almeno il 79 per cento dei voti di origine ispanica sono andati a Hillary Clinton. Ma non sembravano sufficienti a tappare il buco del voto dei neri, e comunque Trump ne ha presi il 18 per cento, meno di qualsiasi altro candidato presidenziale repubblicano, ma sufficienti a rendere difficile il cammino della rivale. 

 
Mercoled├Č 9 Novembre 2016 - Ultimo aggiornamento: 09:50

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1 di 1 commenti presenti
2016-11-09 18:55:14
Ancora con sto "razzista". Ma lo si vuole capire che non accettare l┬┤immigrazione clandestina non vuol dire essere razzista ?
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