Scuola, svolta sugli scatti: dall’anzianità
al merito. E arrivano le proteste

di Alessia Camplone
Il merito allo sprint. Ci sta pensando il governo per gli stipendi degli insegnanti. Dopo anni di scatti d’anzianità congelati, con gli stipendi dei docenti italiani sempre più sacrificati nel tempo, l’idea è quella di sostituire gli aumenti legati agli anni di servizio con aumenti legati alla qualità del lavoro. Nella nota di aggiornamento al Def, il documento di economia e finanza, punto programmatico con il quale si cerca di armonizzare la politica nazionale con l’Unione europea, il governo ha indicato la necessità di un nuovo sistema di aumento retributivo per i docenti. E, in effetti, in Europa il merito incide negli stipendi degli insegnanti, ma il metodo più diffuso è un sistema-misto, dove l’anzianità conserva comunque un riconoscimento. Ora le intenzioni del governo vanno nella direzione di un cambiamento netto con “un sistema di valutazione delle prestazioni professionali – si legge nella nota del Def – collegato a una progressione di carriera svincolata dalla mera anzianità di servizio”. L’obiettivo è quello di assicurare “una maggiore qualità alle istituzioni scolastiche”. Un progetto che potrebbe andare avanti comunque, anche se il governo Letta dovesse decadere. Dopo il decreto del Consiglio dei ministri del 9 settembre scorso, dove gli stipendi dei dirigenti scolastici sono stati ancorati ai risultati ottenuti, ora si sta guardando a una riforma radicale. Proprio mentre all’orizzonte si profila la nuova direttiva per il rinnovo contrattuale per gli oltre 700mila insegnanti di ruolo. Del resto lo stesso decreto prevede corsi di formazione obbligatori per i docenti i cui alunni riportano nelle prove Invalsi risultati inferiori alla media nazionale.

LE PROTESTE
Ma una riforma che sostituisca agli scatti d’anzianità il merito comporta almeno due grossi problemi. Il primo è quali saranno i criteri del merito. Nel Def non è indicato nulla. Il secondo, ed è il grande timore dei sindacati, è che questa riforma possa essere il cavallo di Troia per tagliare risorse destinate alla busta-paga degli insegnanti. «La libertà di insegnamento non è contrattabile - commenta Mimmo Pantaleo, segretario generale della Flc Cgil - Il confronto sulla valorizzazione professionale si deve fare nell’ambito dei rinnovi contrattuali con risorse aggiuntive rispetto agli aumenti salariali». Francesco Scrima, segretario nazionale della Cisl scuola, chiede prima di ogni cosa il rinnovo del contratto di lavoro: «Non un negoziato sulla sola parte normativa – precisa -, ma sull’intero corpo contrattuale. Parte economica compresa». Rino Di Meglio, coordinatore nazionale della Gilda, taglia corto: «Se il governo vuole premiare il merito metta a disposizione risorse nuove nel bilancio dello Stato». Risorse da aggiungere ai già magri stipendi. Perché nelle classifiche internazionali i professori italiani sono considerati tra i più poveri.

COMMISSIONE EUROPEA
Il rapporto Eurydice, organismo delle Commissione europea, appena pubblicato, colloca gli stipendi italiani nella fascia bassa dei 32 Paesi esaminati. In Europa lo stipendio lordo massimo per gli insegnanti con più anzianità è generalmente il doppio rispetto allo stipendio minimo dei nuovi assunti. Ma non è così per i docenti italiani che devono arrivare a 34 anni di servizio per raggiungere il massimo stipendio.

IL CONFRONTO
E l’aumento oltre a essere lentissimo nel corso della carriera, è anche molto ridotto rispetto a quello degli altri Paesi. Secondo Education at Glance 2013, il rapporto sull’istruzione dell’Ocse, un insegnante a inizio carriera in Italia guadagna 29.418 dollari annui lordi, in media, contro i 31.348 dei 34 Paesi membri dell’organizzazione. Con 15 anni di anzianità lo stipendio dei professori italiani sale a 36.928, contro i 41.665 di media Ocse.
Domenica 29 Settembre 2013, 10:17 - Ultimo aggiornamento: 30 Novembre, 00:00
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