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La grande fuga dai licei severi di Roma:
ecco le scuole senza bocciati

Diplomi facili e pochi “rimandati”: viaggio negli istituti paritari

di Tiziana Guerrisi e Ilaria Ricci
ROMA (20 luglio) - L’istruzione viaggia su un doppio binario in Italia. Ci sono scuole severe dove la promozione si conquista a colpi di interrogazioni e quelle in cui lo studente viene coccolato di più, soprattutto se l’iscrizione è a pagamento. È in queste ultime che, come hanno denunciato i presidi al Messaggero negli scorsi giorni, si rifugiano i ragazzi più fragili dal punto di vista della preparazione, quelli che anche se il liceo non fa per loro, vogliono arrivare comunque alla conquista del diploma. Il risultato finale non cambia: dopo la maturità il pezzo di carta è lo stesso, ha identico valore legale nei concorsi. Puoi studiare in classi di pochissimi alunni a selezione zero (dove la percentuale di bocciati è bassissima o nulla) o in aule affollate dove i prof lasciano al palo i somari ma, a conti fatti, la fatica resta un bagaglio personale, non c’è distinzione fra un diploma e un altro. Forse anche per questo i ragazzi meno volenterosi e con più difficoltà a metà anno chiedono il nulla osta e si spostano.

«Il 90% di chi ce lo chiede va alla paritaria», spiega il preside del liceo romano Visconti, Rosario Salamone. La sua è una delle scuole più severe della capitale: solo nelle prime, quest’anno, i professori hanno fermato oltre il 12% degli alunni (esclusi i ritirati). Consolazione: alla maturità, il liceo ha conquistato il primato dei cento e molti studenti sono già stati accettati alla Bocconi. Ma tra la prima e la quinta in tanti sono rimasti indietro, molti di questi se ne sono andati altrove, in scuole “più facili”. Quelle dove la percentuale dei bocciati è vicina a zero, le classi sono micro, i professori fanno corsi di recupero il pomeriggio, gli alunni si sentono come a casa loro.
Che il risultato della valutazione sia diverso emerge dai quadri di fine anno. Nelle prime di licei romani come il Tasso, il Visconti, il Righi, il Giulio Cesare (tutti noti anche per la loro severità) la percentuale di bocciati oscilla tra il 6 e il 12%. Le classi sono maxi, anche con trenta alunni, e i prof non fanno sconti. In molte paritarie la situazione è diversa: i bocciati a volte sono anche lo 0%, le classi sono mini, i professori fanno lezione pure il pomeriggio. Insomma alla scuola pubblica tocca fare la parte della “cattiva”, con i presidi sempre a corto di fondi anche per garantire il minimo dei corsi di recupero che non sanno come aiutare i ragazzi in difficoltà e, spesso, non possono fare altro che dare il via libera al loro trasferimento in scuole dove, a pagamento, il pomeriggio c’è chi ti aiuta a fare i compiti. Il che aiuta nei risultati di fine anno.

In istituti paritari come il Seraphicum di Roma la percentuale di bocciati è bassissima in tutto il quadriennio: al classico e al tecnico commerciale non se ne conta uno, allo scientifico dalla prima alla quarta, su 80 alunni, ci sono solo 3 non promossi. Nelle prime, dove la selezione di solito è maggiore, su 27 alunni il 74% è passato al secondo anno, il 26% sta facendo gli esami di recupero. Ma nessun bocciato. All’istituto Pirandello (dove c’è anche il servizio di recupero degli anni persi) sia al classico che allo scientifico non si registrano bocciati in prima, i sospesi dovranno vedersela con l’esame di settembre. Ammessi senza riserve all’anno successivo alla sezione del classico, classe prima, del Cristo Re, sempre a Roma, mentre allo scientifico due dei cinque ragazzi che dovevano recuperare al test già effettuato non sono passati e dovranno ripetere l’anno. Anche al Villa Flaminia, scuola modello-College al centro di Roma, niente bocciati nelle due prime, una di classico e una di scientifico, solo qualche rimandato che farà i corsi di recupero e l’esame a settembre.

Il mondo del lavoro nel tempo ha imparato a difendersi dalla presupposta uguaglianza fra i diplomi. Anche l’Università si fida poco dei voti alti in uscita dalle scuole che sulla carta sono una uguale all’altra ma «in verità sono ben diverse», hanno sottolineato più volte i rettori. Anche per questo ormai la maturità non ha più peso o quasi per accedere ai corsi a numero chiuso, dove i posti sono “blindati”: l’Università aspetta ancora un sistema di valutazione delle scuole che consenta di fare una qualche differenza fra i diplomi. Intanto il ministro pensa a test di valutazione in entrata e uscita per tutti gli alunni. Se ci saranno ispettori che vigileranno verranno fuori una volta per tutte le vere differenze fra scuola e scuola
Martedì 20 Luglio 2010 - 15:42
Ultimo aggiornamento: Mercoledì 18 Agosto - 23:13
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