Migranti, Renzi ai paesi dell'est Europa: solidali o blocchiamo i fondi

«Cari amici, basta con le prese in giro: la solidarietà non può essere solo nel prendere, ma anche nel dare». Matteo Renzi, prende la parola durante la cena del Consiglio europeo per lanciare un messaggio chiarissimo ai Paesi dell'Est: o accettate i migranti o noi, Paesi contributori, vi bloccheremo i fondi.

«Inizia ora la fase della programmazione dei fondi 2020. O siete solidali nel dare e nel prendere, oppure - avrebbe detto Renzi - smettiamo di essere solidali noi Paesi contributori. E poi vediamo». Un monito, secondo quanto si apprende, apprezzato dai Paesi fondatori, Germania e Francia in testa. E che ha ottenuto anche una sponda dalla martoriata Grecia, con il premier Alexis Tsipras, impegnato a spingere per una accelerazione sui ricollocamenti. Un gesto che rilancia una sintonia lungo l'asse Roma-Berlino: una svolta netta se pensiamo che solo a dicembre, l'ultimo Consiglio europeo era stato caratterizzato da un forte scontro tra il premier e la cancelliera Angela Merkel.

La minaccia di Renzi di tagliare i fondi europei a quei Paesi, soprattutto dell'Est, che bloccano i ricollocamenti dei migranti rappresenta «un ricatto politico», replica da Budapest il portavoce del governo ungherese di Viktor Orban, Zoltan Kovacc, citato dall'agenzia di stampa Tanjug. L'Ungheria, ha ribadito il portavoce commentando le parole del premier italiano al Consiglio europeo a Bruxelles, si oppone al sistema di quote per la ridistribuzione dei profughi all'interno dell'Unione europea.

Appena arrivato a Bruxelles, s'era subito capito che Renzi avrebbe tenuto il punto con l'Europa, ma anche che avrebbe evitato toni polemici. Dopo il vigoroso intervento di ieri al Senato e la polemica con Mario Monti, è tornato a incalzare tutti gli Stati membri a impegnarsi di più. Sul fronte dell'immigrazione, ha ricordato che l'Italia è «il Paese che ha fatto più rimpatri». Tuttavia, ha mostrato di non avere alcuna intenzione di aprire nuovi fronti polemici con le istituzioni di Bruxelles. L'inquilino di Palazzo Chigi è sembrato consapevole che la madre di tutte le battaglie sia quella sulla flessibilità, e che non sarebbe opportuno forzare ulteriormente la mano su altri dossier, come quelli all'ordine del giorno del vertice di oggi, cioè il negoziato con Cameron per evitare la Brexit e la questione dei migranti.

Su quest'ultimo argomento, malgrado la tensione sul confine austriaco, ha evitato la polemica del giorno, quella diretta con Vienna, lanciando un messaggio distensivo: «L'Austria - ha sottolineato Renzi - ha una posizione che è comprensibilmente molto difficile perchè, pensate, ha più richiedenti d'asilo dell'Italia in termini assoluti ed è un paese decisamente più piccolo del nostro e meno popoloso. Quindi il tema austriaco esiste. Tuttavia - ha osservato - non possiamo nemmeno immaginare di chiudere il Brennero che è simbolicamente, e non soltanto simbolicamente, uno dei grandi elementi di unione in Europa. Quindi si tratta di lavorare insieme». Sul trattato di Dublino ha ribadito che il 2015 ha sancito il suo fallimento. Tuttavia, ha ammesso che di questo tema si parlerà non solo in questo Consiglio, ma nei molti altri a venire. Molto dialogante anche sui rischi di Brexit: «Sono abbastanza ottimista che ci sarà un accordo che consenta a Cameron di affrontare, e ci auguriamo di vincere, il referendum», ha detto.

Dentro la riunione, secondo quanto riferito da alcuni presenti, avrebbe confermato il suo approccio costruttivo, sottolineando che l'obbiettivo principale è aiutare il Regno Unito. Dopo aver ribadito di essere un
federalista convinto e di essere cresciuto con il mito degli Stati Uniti d'Europa, avrebbe confermato, sul fronte economico, il suo sostegno alla posizione della Francia, del Belgio e del Lussemburgo, che come Paesi fondatori condividono un importante pezzo di storia con l'Italia. Se uno Stato membro ha bisogno, avrebbe sottolineato Renzi, c'è la necessità di stare tutti assieme. Secondo il ragionamento del premier, il Regno Unito si troverà ad affrontare una campagna referendaria basata su quello che l'Europa è oggi, ma anche su quella che potrebbe essere. E in questo quadro, l'Unione deve essere percepita come attraente per conquistare il consenso dei suoi cittadini, in un quadro più ampio, al di là dei documenti formali. 

«Matteo Renzi non può ricattare nessuno. Penso che sui migranti dovremmo cercare soluzioni, non puntare il dito» contro qualcuno. Lo ha detto a Bruxelles il ministro degli Affari europei polacco Konrad Szyma?ski - citato dalla tv polacca Tvn24 - replicando alle parole del premier di stanotte. Renzi ha invitato i Paesi dell'Est a mostrare solidarietà nel ricollocamento dei profughi all'interno dell'Unione europea così come gli altri Paesi mostrano solidarietà nei loro confronti nella programmazione dei fondi Ue.

 
Venerdì 19 Febbraio 2016 - Ultimo aggiornamento: 21:14

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