Pdl, Cosentino fuori dalle liste. Partito nel caos. Alfano: è la scelta giusta

Berlusconi e Cosentino
ROMA - Nicola Cosentino fuori dalle liste del Pdl. «Stamattina si è riunito, in una composizione molto ristretta, il vertice del partito che ha assunto la decisione di non candidare l'onorevole Cosentino», ha detto il commissario regionale del Pdl Campania Francesco Nitto Palma, all'uscita della sede della Corte d'Appello di Napoli dove ha proceduto a consegnare le liste.

Silvio Berlusconi sarà invece capolista al Senato in tutte le regioni. Fuori dalle liste anche Marcello dell'Utri e Claudio Scajola. Il travaglio che ha portato alla stesura delle liste del Pdl si è concluso con tre esclusioni di peso che destano più clamore rispetto alle new entry (poche) e alle riconferme del vertice pidiellino. Oltre al Cavaliere la pattuglia di esponenti pidiellini per palazzo Madama è composta per la maggior parte da fedelissimi: oltre al portavoce Paolo Bonaiuti, ci sarà anche Maria Rosaria Rossi, tra le deputate più vicine all'ex premier e NiccolòGhedini, avvocato del Cavaliere che scambierà il suo posto con Pietro Longo, altro legale dell'ex capo del governo candidato invece alla Camera.

Al Senato, secondo dopo Berlusconi, ci sarà anche l'ex governatore della Lombardia Roberto Formigoni. A palazzo Madama traslocherà anche il coordinatore del Pdl Denis Verdini candidato in Toscana. Tornerà in Parlamento anche Daniela Santanchè, capolista in Lombardia 3. Marco Milanese, in passato consulente dell'ex ministro Tremonti e deputato del Pdl, coinvolto in alcune inchieste giudiziarie, ha invece rinunciato a candidarsi.

Cosentino. Dopo una lunga trattativa l'ex sottosegretario all'Economia ed ex coordinatore del Pdl in Campania - da mercoledì a processo con l'accusa di concorso in reimpiego di capitali, falso, corruzione e abuso di ufficio, con l'aggravante di aver agevolato il clan camorristico dei Casalesi - è stato quindi escluso dalle candidature. Cosentino, raccontano autorevoli fonti del Pdl, per protesta avrebbe però portato via con sé i documenti per la sottoscrizione delle candidature. Una ricostruzione smentita però dal Pdl.

«Noi abbiamo scelto di non ricandidare Cosentino e crediamo di avere fatto la scelta giusta. Una scelta fondata sulla inopportunità da noi considerata grave di una sua ricandidatura. Questo non significa che abbiamo abbandonato la nostra fede nel principio di non colpevolezza fino a giudizio definitivo o la nostra idea che lui sia innocente», ha detto al Tg1 il segretario del Pdl, Angelino Alfano.

Cosentino, raccontano autorevoli fonti del Pdl, per protesta avrebbe portato via con sé i documenti per la sottoscrizione delle candidature. «Le liste del Pdl sono regolarmente presso gli uffici giudiziari competenti per il deposito delle liste. Sono nelle mani del nostro senatore Nitto Palma, che era delegato, fin dal primo pomeriggio», ha smentito Alfano. «La notizia relativa a una presunta sparizione delle liste elettorali della Campania è destituita di fondamento - ha negato anche un comunicato del Pdl -. Tutta la documentazione è nelle mani del commissario regionale della Campania, senatore Francesco Nitto Palma, che sta provvedendo al deposito. Operazioni di deposito dei documenti che stanno avvenendo regolarmente in tutta Italia».

Il giallo. I telefonini degli aspiranti deputati e senatori campani del Pdl trillano intorno alle 15, ed è subito un passaparola: «Non si trovano più le liste con la documentazione. Bisogna riprendere le firme». La voce che corre tra gli stessi esponenti del Pdl, ma che non trova conferme ufficiali dal partito, è che se le sia portate via Cosentino dopo aver fragorosamente rotto col Pdl che lo ha escluso dalle liste. Per qualcuno è l'inizio del caos, per altri l'epilogo non scontato di «una guerra campale» all'interno del partito, sotto il Vesuvio e a Roma.

Ma non c'è tempo per fare analisi o perdersi dietro le ricostruzioni: chi si trova ancora nella Capitale si catapulta sul primo treno disponibile per Napoli. C'è da correre in Corte d'Appello e il tempo stringe, c'è la scadenza delle 20 da rispettare, se non si vuole rimanere fuori dalle elezioni. I candidati si ritrovano all'Hotel Terminus, zona stazione, in un clima di forte tensione. Lì procedono a raccogliere nuovamente le firme mentre negli stessi frangenti il commissario del partito Nitto Palma attende in Corte d'Appello. Il nervosismo si taglia a fette ma c'è anche chi la prende a ridere.

Qualcuno è stato avvisato dal partito, qualcun altro dice di averlo saputo dalla moglie. Come Luigi Compagna che ironizza così: «Credetemi, mi ha telefonato mia moglie per dirmi che dovevo venire qui, è solo per un fatto di prudenza». «Perché siamo qui? Perchè dobbiamo firmare nuovamente le candidature e non sappiamo neanche perché», spiega realisticamente Ciro Falanga, candidato al Senato. Lo stesso Falanga aggiunge: «Mi chiedete se Nitto Palma ha presentato un'altra lista? Non credo che ci
siano questi giochetti all'interno del Pdl. Abbiamo firmato due volte perchè probabilmente l'accettazione, nel caos della presentazione delle liste, sono andate smarrite. Non ci sono uomini tra di noi che scappano con il pallone»
.
Ma c'è anche chi, un fedelissimo di Cosentino, Nicola Turco, ritira la candidatura e se la prende con Berlusconi, definito «un burattinaio». La tensione si scioglie solo quando Pina Castiello spiega che «è tutto a posto, i candidati hanno nuovamente firmato ed ora è tutto nelle mani di Nitto Palma». Ma Cosentino a parte, il conflitto all'interno del Pdl ha fatto anche altre vittime. Restano fuori dalle liste molti ex An di peso come Mario Landolfi: «Il mio nome non è neppure arrivato al tavolo delle liste - dice - perché penso di essere rimasto vittima di un veto del senatore Nitto Palma. È chiaro che c'è stata una pulizia etnica nei confronti di coloro che provengono da An, mi sembra innegabile». Lascia il Pdl il senatore Raffaele Lauro che denuncia «la strumentale e gangsteristica esclusione della candidatura».

Abbandonano il partito di Berlusconi anche i consiglieri comunali partenopei Nonno e Moretto (entrambi ex An). In serata la nota del presidente della Regione Campania Stefano Caldoro, che nei
giorni scorsi aveva posto con forza il problema dell'opportunità politica della candidatura dell'ex sottosegretario («Un passo indietro era inevitabile, ma questo non può rappresentare una condanna per Cosentino, che non è il mostro che in questi giorni viene descritto»). Vuole pacificare, ma la resa dei conti nel Pdl campano sembra essere solo all'inizio.

«Alle 16 ero a Caserta, quando l'onorevole Cosentino mi ha consegnato l'intera documentazione», ha precisato anche Nitto Palma. Per Nitto Palma Cosentino era in possesso delle «carte» per verifiche tecniche su alcuni candidati di Campania 2. «Le carte le aveva Cosentino - ha spiegato Nitto Palma - perché a Campania 2, in ragione del fatto che c'era un controllo sui riempitivi della lista sulla provincia di Caserta, bisognava verificare e procedere all'integrazione». Nitto Palma ha aggiunto che la decisione di escludere l'ex sottosegretario all'Economia «è stata presa verso l'una, dopo un paio d'ore di discussione» e che «in conseguenza di questa decisione ho telefonato all'onorevole Cosentino non rintracciandolo». «Conseguentemente - ha aggiunto - per questioni prudenziali abbiamo provveduto a una ripetizione della documentazione».

La mancata ricandidatura di Cosentino, dice il parlamentare uscente del Pdl ricandidato Luigi Cesaro, «è piuttosto dolorosa, perché comunque per tanti anni è stato leader politico di questo movimento», in qualità di coordinatore regionale del partito. Quanto al caos delle firme, questa è la spiegazione di Cesaro: «Le firme ce le aveva in custodia Nitto Palma, che era irreperibile: per tre-quattro ore siamo stati in ansia e poi abbiamo iniziato a riprendere le firme».

Le indagini su Cosentino. Alla realizzazione di quel centro commerciale a Casal di Principe, definito un «esempio da manuale di riciclaggio» il parlamentare diede un contributo «consapevole e decisivo». Così scrissero i giudici del Riesame confermando l'ordinanza di custodia in carcere per Cosentino. E mercoledì il deputato del Pdl, è atteso al Tribunale di Santa Maria Capua Vetere (Caserta) dove comincia il secondo processo a suo carico scaturito da indagini della Direzione distrettuale antimafia di Napoli. In entrambi i casi sono state emesse ordinanze di custodia in carcere respinte dalla Camera dei deputati ma che diventerebbero esecutive nel momento in cui il parlamentare non venisse rieletto.

Secondo le indagini condotte dai pm Ardituro, Curcio e Woodcock, l'esponente politico si interessò presso Unicredit per una concessione di un credito a una società che stava costruendo il centro commerciale in provincia di Caserta. L'inchiesta nel dicembre dello scorso anno portò a 50 arresti e alla richiesta trasmessa al parlamento di una ordinanza di custodia nei confronti del parlamentare. Al centro delle indagini il Centro commerciale «Il Principe», che avrebbe dovuto essere realizzato nel 2007 nella zona di Villa di Briano. Il progetto non andò in porto, ma nell'intenzione dei promotori doveva servire sia a una attività di riciclaggio sia a procurare voti al candidato sindaco Cipriano Cristiano (che ha scelto di essere processato con rito abbreviato), poi effettivamente eletto. Il finanziamento fu bloccato dalla banca perché risultò che era stato richiesto sulla base di una fidejussione falsa.

Nelle pagine dell'inchiesta Cosentino viene indicato come «referente politico nazionale del clan dei casalesi». Al termine delle indagini i magistrati chiesero il rinvio a giudizio per 69 imputati. Numerosi imputati sono chiamati a rispondere di un'altra vicenda in cui tuttavia non è coinvolto Cosentino. Si tratta di una storia di presunti brogli elettorali durante le consultazione del 2010 attuati attraverso il sistema della «scheda ballerina». I sostenitori del candidato sindaco Antonio Corvino, secondo la ricostruzione degli inquirenti, dovevano portare fuori dal seggio una scheda elettorale in bianco che, dopo essere stata contrassegnata con il voto di preferenza, veniva consegnata ad un altro elettore e inserita nell'urna. L' elettore, a sua volta, portava fuori dal seggio la scheda che gli era stata consegnata al seggio per alimentare il meccanismo truffaldino.



Lunedì 21 Gennaio 2013, 16:57 - Ultimo aggiornamento: 30 Novembre, 00:00
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