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Libia, i tornado italiani bombardano
Lega furibonda. Berlusconi al Quirinale

Napolitano: no crisi, serve compattezza. Premier: mai inginocchiati a Francia. Bossi: la crisi? Speriamo di no

PER APPROFONDIRE tagberlusconi, bossi, libia, lega
Un tornado italiano nella base di Trapani
ROMA - Via ai bombardamenti dei tornado italiani sulla Libia. È stata effettuata oggi la prima missione dei caccia italiani armati di bombe sulla Libia. Alla missione ha partecipato una coppia di Tornado Ids della base di Trapani Birgi, scortati da due Eurofighter. Una missione, durata un paio d'ore: nessun particolare sull'armamento utilizzato e sugli obiettivi. Ai Tornado sarebbero stati assegnati dei target nell'area di Misurata. Intanto lo Stato maggiore della Difesa annuncia che sono atterrati all'aeroporto di Bengasi gli istruttori italiani «destinati ad operare, insieme con i colleghi britannici e francesi, a sostegno del personale libico operante nel costituendo comando operativo del CNT (Consiglio Nazionale Transitorio)».

«Di male in peggio» è il commento del ministro leghista Calderoli sui primi raid armati italiani. «Solo quattro parole», come precisa l'esponente leghista che però evidenziano che lo scontro tra Carroccio e Pdl sulla missione militare libica è ancora molto aspro.

Bossi: «Io non voglio certo far saltare il governo. Speriamo di trovare una quadra con Berlusconi, magari cambia idea. Non vogliamo far cadere il Governo per la Libia. Alla sinistra interessa farlo cadere nell'illusione di andare al governo lei, ma la sinistra al governo non ci andrà mai - ha detto il leader della Lega in serata a Domodossola - Secondo me con gli aerei non vinci. Gheddafi ha un sacco di armi nascoste nel deserto e un sacco di oro per pagare i soldati. Io sono contrario ai bombardamenti: se butti bombe e missili gli immigrati aumentano e questo non va bene perchè costa troppo. Non vorrei che, quando è finita, ci dovesse toccare anche pagare i danni di guerra».

«Speriamo di no», ha poi risposto Bossi ai giornalisti che gli chiedevano se ci sarà una crisi di Governo.

«Tra i nostri amici annoveriamo tale Tremonti - ha aggiunto Bossi - Meno male che c'è lui perchè Berlusconi per parte sua spenderebbe tutto. Povero Berlusconi: è rimasto un po' scombussolato dalle richieste di Sarkozy. Questa guerra l'ha preparata Sarkozy e per non restare solo è saltato addosso a Berlusconi».

«L'Italia non si è inginocchiata davanti alla Francia. È esattamente il contrario», ha detto Silvio Berlusconi in una telefonata ad una convention per la presentazione del candidato sindaco del centrodestra a San Benedetto del Tronto Bruno Gabrielli. Rispondendo indirettamente a Bossi che nei giorni scorsi aveva criticato l'atteggiamento di sudditanza dell'Italia alle posizioni francesi, Berlusconi ha voluto sottolineare come «la bilancia commerciale è in attivo per noi» e che «ci sono 1.800 aziende italiane che lavorano bene in Francia. Abbiamo cercato di fare un patto, ma loro», ha concluso riferendosi alla sinistra, «continuano a ribaltare la realtà pur di darci addosso».

Berlusconi è stato ricevuto oggi pomeriggio al Quirinale. Al centro del colloquio con il capo dello Stato, Giorgio Napolitano, i temi "caldi" della Libia e della situazione di Governo. Il presidente del Consiglio ha illustrato durante l'incontro, durato circa un'ora, i motivi delle decisioni del governo sugli sviluppi della partecipazione italiana alle operazioni militari in Libia. Il Presidente della Repubblica ne ha preso atto richiamandosi alle posizioni espresse nel suo intervento pubblico del 26 aprile, in coerenza con gli indirizzi dell'ultima riunione del Consiglio Supremo di Difesa. Lo rende noto un comunicato della presidenza della Repubblica. Il 26 aprile il Capo dello Stato aveva definito io nuovi impegni militari dell'Italia uno sviluppo naturale della scelta compiuta dall'Italia a metà marzo, secondo la linea fissata nel consiglio supremo di difesa e confortata da un ampio consenso in Parlamento. Berlusconi ha anche preannunciato la prossima nomina di sottosegretari in sostituzione di quanti hanno lasciato la compagine governativa.

Sarebbe una follia non fare tutto il possibile per evitare di precipitare verso una crisi di governo mentre l'Italia è impegnata nella missione libica e ha problemi economici e internazionali da affrontare. L'esecutivo deve mostrare la necessaria compattezza. E' il succo delle raccomandazioni, secondo fonti della maggioranza, che Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano avrebbe fatto a Silvio Berlusconi, esprimendo la sua preoccupazione per la situazione politica in Italia. Il Presidente del Consiglio ha dato ampie assicurazioni sulla possibilità di ricucire i rapporti con la Lega, ha annunciato la volontà di nominare a breve nuovi sottosegretari e, in un secondo momento, di ampliare la compagine di governo. Su quest'ultimo aspetto, Napolitano avrebbe ricordato che per superare l'assetto attuale bisognerà cambiare il tetto numerico fissato dalla legge Bassanini con un provvedimento ad hoc ma non un decreto legge. In sostanza, niente misure d'urgenza ma ordinarie che dovranno avere un normale iter in Parlamento.

Alta tensione con la Lega. A far salire di nuovo la tensione fra la Lega e il premier erano state ieri le parole molto dure del ministro dell'Interno Roberto Maroni sulle decisioni del governo in merito ai raid mirati sulla Libia. «Siamo stati e siamo contrari ai bombardamenti e la posizione della Lega oggi non è cambiata rispetto a ieri, anche perché non ci sono state novità. Noi abbiamo sempre pensato che non sia con le cosiddette bombe intelligenti che si risolvono le questioni, l'unico modo intelligente è discutere. Ho parlato poco fa con Bossi, la linea della Lega sulla questione della Libia non cambia», ha detto Maroni.

«Bombe uguale più clandestini», è il titolo di oggi di prima pagina della Padania, ancora dedicato alla mossione italiana in Libia. «Il Carroccio non arretra e resta contrario all'intervento militare italiano», sottolinea ancora il quotidiano della Lega che chiarisce: «Nessun dietrofront. Il no leghista ai bombardamenti italiani in Libia resta tale e quale sul tavolo del governo».

Il premier si è detto sorpreso, amareggiato e per qualcuno anche irritato per le parole di Maroni. Chi era presente alla cena ha descritto così l'umore del presidente del Consiglio. Berlusconi, secondo le stesse fonti, ha sottolineato in particolare come il ministro dell'Interno dopo il vertice italo-francese di Villa Madama non abbia sollevato nessuna obiezione ed anzi fosse di ottimo umore. Da qui la sorpresa del Cavaliere. Che ha anche accusato il ministro dell'economia Giulio Tremonti di "tramare" alle sue spalle con il supporto della Lega.

«Altro che Libia e clandestini. Dietro la minaccia di strappo della Lega c'è soprattutto l'ira di Tremonti per la nomina, voluta da Berlusconi, del suo nemico storico Mario Draghi a capo della Bce, e per il via libera del premier alla scalata francese su Parmalat», scrive il direttore del Giornale Alessandro Sallusti nell'editoriale di oggi dal titolo: «Tremonti aizza la Lega».

«È doveroso che ci si assuma la responsabilità in sede parlamentare» e «ci auguriamo che si realizzi una unità e che rientrino certe prese di posizione inconsulte». Così il leader dell'Udc Pier Ferdinando Casini spiega la scelta del Terzo Polo di presentare una mozione sull'intervento militare in Libia, sottolineando che «c'è un interesse nazionale che viene prima delle beghe politiche e delle campagne elettorali che Bossi vuole fare sostenendo quelle tesi». Il governo «è in stato confusionale, in stallo totale - aggiunge il leader dell'Udc - e sta umiliando il Paese, che ormai è privo di credibilità internazionale».
Giovedì 28 Aprile 2011 - 09:09
Ultimo aggiornamento: Sabato 28 Maggio - 17:30
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