Ddl corruzione, per i pubblici dipendenti
arriva il divieto di ricevere regali

ROMA - È una rivoluzione anche per la pubblica amministrazione quella che metterà in moto il disegno di legge approvato ieri al Senato. Il provvedimento, che tornerà alla Camera per la quarta lettura, rimanda al governo le deleghe ad adottare i decreti legislativi anche in materia di prevenzione. Ed è proprio su questo terreno, secondo i tecnici che hanno lavorato al testo del ddl, che la sfida contro la corruzione sarà più impegnativa.

Segretari anti-corruzione. L’Autorità nazionale detterà le linee guida. Amministrazioni pubbliche ed enti locali dovranno a loro volta darsi un piano per assicurare il massimo della trasparenza. Il responsabile del piano verrà individuato tra i dirigenti amministrativi di prima fascia. In nessun caso comunque potranno essere coinvolti soggetti estranei all’amministrazione. Negli enti locali, «salvo altra motivata determinazione», il ruolo verrà ricoperto dal segretario comunale (o provinciale). Dovrà elaborare un piano triennale e trasmetterlo al Dipartimento della funzione pubblica.

Parenti e redditi sul web. Oltre a definire i criteri per la rotazione dei dirigenti nei settori classificati a rischio, le amministrazioni saranno chiamate a monitorare i tempi della burocrazia interna sul loro sito istituzionale. Chi non lo farà sarà passibile di sanzioni. È un punto, questo dei tempi di lavorazione delle pratiche, ritenuto molto delicato e importante.

Spesso proprio nella dilazione all’infinito dei tempi di concessione di permessi, licenze o di qualsiasi altra documentazione, si rileva l’indizio di un rischio-corruzione. Semplicità e velocità delle procedure assicurano viceversa livelli di trasparenza più elevati negli uffici pubblici. Il governo dovrà poi adottare, senza ulteriori costi, entro sei mesi dall’entrata in vigore della legge, un decreto legislativo per riordinare gli obblighi di pubblicità e di trasparenza.

Tra le novità che dovranno essere introdotte ci sarà anche l’obbligo «per i titolari di incarichi pubblici di carattere elettivo o comunque di esercizio di poteri» di pubblicare su Internet la situazione patrimoniale. Case, terreni, redditi, situazione all’inizio e alla fine del mandato, titolarità in imprese, partecipazioni azionarie proprie, del coniuge, persino dei congiunti entro il 2° grado di parentela. Per i segretari comunali o chi per loro insomma il lavoro non mancherà.
Le attività a rischio. Viene elencato anche il core business della malavita organizzata, i settori più sensibili alle infiltrazioni mafiose: trasporto di materiale a discarica per conto terzi; smaltimento rifiuti; estrazione, fornitura e trasporto di materiali inerti e terra; guardianìa dei cantieri; fornitura di ferro lavorato e autotrasporto per conto terzi.

Denunce on line. La commissione anti-corruzione, coordinata dal capo di gabinetto Roberto Garofoli, si è ispirata a modelli europei, fermo restando la forte tipicità italiana. Dove per «tipicità» si intende ’ndrangheta, camorra e ogni genere di infiltrazione mafiosa. Il documento parla chiaro: per tornare ad essere un Paese «normale» il nostro dovrà sottoporsi a dosi massicce di trasparenza. Non potrà accollarsi in futuro i costi della corruzione, secondo un calcolo della Corte dei Conti, circa 60 miliardi di euro l’anno. Ogni amministrazione dovrà dunque dotarsi di un indirizzo di posta elettronica certificato al quale i cittadini potranno segnalare eventuali anomalie.

No regali. I rapporti tra l’amministrazione e i soggetti che stipulano contratti andranno monitorati per verificare eventuali relazioni di parentela fra titolari, amministratori e soci. Ai dipendenti sarà fatto divieto di chiedere o di accettare «a qualsiasi titolo compensi o altre utilità in connessione con l’espletamento delle proprie funzioni», «fatti salvi si spiega regali d’uso purché di modico valore e nei limiti delle normali relazioni di cortesia». Andranno indicate anche durata e misura dei compensi; un’attestazione verificherà «l’insussistenza» di eventuali conflitti di interessi. E non è finita: ai magistrati ordinari, contabili e amministrativi ma anche agli avvocati e ai procuratori dello Stato e ai componenti delle commissioni tributarie, sarà vietata la partecipazione a collegi arbitrali. Pena la decadenza.
Giovedì 18 Ottobre 2012, 08:54 - Ultimo aggiornamento: 30 Novembre, 00:00
QUICKMAP