Consulta: no al referendum sull'articolo 18. Sì al quesito sui voucher e sugli appalti

di Valentina Errante
ROMA Tra il 15 aprile e il 15 giugno si tornerà alle urne, ma non si voterà per l'abrogazione del jobs act. La Corte Costituzionale si è spaccata, come era previsto, e alla fine la decisione di dichiarare inammissibile il quesito politicamente più delicato, sul quale si giocava la partita delle elezioni anticipate, è passata per otto voti a cinque. Saranno le motivazioni, che arriveranno entro il 10 febbraio, a chiarire le ragioni della sentenza, probabilmente legata alla natura «manipolativa» del quesito sui licenziamenti. Ma non è escluso che la relatrice Silvana Sciarra, favorevole all'ammissibilità del quesito, decida di non firmare con un gesto politicamente significativo. Dopo due ore e mezza di udienza camerale, i tredici giudici della Consulta (era assente l'ex presidente Alessandro Criscuolo) hanno invece dato il via libera agli altri due quesiti, sui voucher e sulla responsabilità solidale in materia di appalti. Erano 3,3 milioni le firme raccolte dal sindacato di Susanna Camusso, che denuncia «pressioni senza precedenti» e annuncia il ricorso a Strasburgo. La prossima partita si gioca sulla decisione del 24 gennaio, che potrebbe avere inciso sulla scelta di ieri. La Corte sarà chiamata a pronunciarsi sulla costituzionalità dell'Italicum, il rischio di elezioni anticipate, nel caso di un via libera al referendum sull'articolo 18, avrebbe reso più incerto il quadro e difficile il dibattito sulla nuova legge elettorale.

I QUESITI
Si voterà per l'abolizione dei voucher, i buoni per il lavoro accessorio ampliati dal jobs act, il cui utilizzo, secondo i dati Inps, è lievitato in maniera esponenziale soprattutto nel 2015 ma che, nel 2016, ha toccato quota 121,5 milioni di assegni venduti. La consultazione potrebbe saltare se, come appare, interverranno modifiche legislative, già in cantiere, purché ottengano l'ok dall'Ufficio centrale per il referendum della Cassazione, che verificherà se la nuova legge sia aderente all'istanza quesito.

Gli elettori saranno chiamati anche a pronunciarsi sul ripristino della piena responsabilità solidale tra appaltatore e appaltante nei confronti dei lavoratori. L'abrogazione riguarda la legge Biagi che, secondo il sindacato, priverebbe delle tutele i lavoratori occupati negli appalti e sub appalti coinvolti in processi di esternalizzazione. Disco rosso invece sul più politico dei quesiti, che puntava a ripristinare l'articolo 18 dello statuto dei lavoratori e a reintrodurre i limiti per i licenziamenti senza giusta causa. In particolare, la Cgil chiedeva che fosse ripristinata e ampliata la «tutela reintegratoria nel posto di lavoro in caso di licenziamento illegittimo», estendendola a tutte le aziende con oltre 5 dipendenti, contro il tetto dei 15 del vecchio articolo 18. Il Jobs Act aveva superato l'articolo 18, sostituendo, per i contratti stipulati dopo il 7 marzo 2015, il diritto al reintegro con un indennizzo economico in caso di licenziamento senza giusta causa.

LE REAZIONI
Susanna Camusso è decisa ad andare avanti nella battaglia sull'articolo 18: «Abbiamo notato in questi giorni che c'è stato un dibattito intenso sui quesiti referendari, che, a nostra memoria, non ci ricorda precedenti di analoga quotidiana pressione rispetto a come si sarebbe dovuto decidere. Si è dato per scontato l'intervento del governo con l'Avvocatura dello Stato, ma questo non era dovuto, è stata una scelta politica. La Corte ha deciso di non ammettere uno dei quesiti. Noi siamo convinti che la libertà dei lavoratori passi attraverso la loro sicurezza. Valuteremo la possibilità di ricorrere alla Corte Europea». E sollecita il governo a fissare in tempi stretti la data del referendum. Non entra nel merito della sentenza, ma attacca, Luigi Di Maio, vicepresidente M5s della Camera: «In primavera saremo chiamati a votare per il referendum che elimina la schiavitù dei voucher. Sarà la spallata definitiva al Pd, a quel partito che ha massacrato i lavoratori più di qualunque altro e mentre lo faceva osava anche definirsi di sinistra». A sollecitare interventi legislativi, anche sui licenziamenti, è invece Pierluigi Bersani: «Adesso la palla passa al governo e al Parlamento che devono intervenire. Ho sempre detto che se non un articolo 18, almeno un 17 e mezzo ci vuole», ha spiegato l'ex segretario Pd conversando alla Camera e aggiungendo: «I governi vivono finché lavorano».
Mercoledì 11 Gennaio 2017 - Ultimo aggiornamento: 12-01-2017 20:55

© RIPRODUZIONE RISERVATA
COMMENTA LA NOTIZIA
5 di 36 commenti presenti
2017-01-12 21:51:03
Revisionando il forum,ho notato che il mio post scritto oggi pemeriggio non √® stato pubblicato. o meglio √® stato proprio censurato. Non riesco a capire questa decisione in quanto non ho scritto nulla di offensivo. Ho solo trattato argomenti di attualit√† politica. Io mi sono rivisto le mie registrazioni., fatte a questi politici. Sia Il sig. Renzi, Sia la signorina Boschi, sia la signora Fedeli. e altri non posso fare tutti i nomi altrimenti non finisco pi√Ļ. Hanno testualmente e ripetutamente in diverse interviste detto""". Se perdiamo il referendum, diamo le dimissioni dai nostri incarichi √® lasciamo definitivamente la politica.""" Le stesse cose le aveva dette anche CAMERON che per√≤ ha mantenuta la promessa data. Dove sono oggi tutte queste personalit√† politiche ???? Sono tutte occupate o nel nuovo/vecchio governo, alcuni sono rimasti in parlamento e uno √® rimasto al suo posto come segretario del PD. E dal quel posto pu√≤ dirigere il governo Angeloni. Come se nulla fosse successo.Il referendum non √® assolutamente esistito. Mi chiedo come √® possibile che una cosa del genere possa succedere in un paese democratico.Ma che bravi, E con questi comportamenti vogliamo dare lezioni agli altri???. Accidenti. Viva l Italia.Scusatel mio sfogo. Per√≤ si √® reso necessario.
2017-01-12 18:58:31
@platone E'la psicosi Renzi. La Camusso ed i suoi consigliori hanno occhi e orecchie. Lo hanno fatto apposta; un errore troppo pacchiano
2017-01-12 16:03:00
Sono alquanto meravigliata, ovviamente in negativo, da molti commenti o pollici versi ricevuti. Ma chi siete? Tutti imprenditori o pensionati d'oro? Vi farei provare cosa vuol dire perdere il lavoro a 50 anni e dopo aver lavorato sodo e con profitto per decenni. I nullafacenti si potevano licenziare anche con l'art.18. Ora qualunque imprenditore puo' alzarsi una mattina e decidere che vuole guadagnare di piu' e buttare tutti fuori con il benestare della Cassazione. Ma di che vi lamentate se poi la ricchezza mondiale e' in mano al 5% della popolazione e gli altri sono poveracci???? Ma azionate ogni tanto il cervello prima di parlare. Noi fortunati che abbiamo un lavoro dovremo lavorare fino a 70 anni e se perdiamo il lavoro che facciamo???? Meglio che i ricchi imprenditori si arricchiscano sempre piu' mentre i disoccupati si suicidano? Vi piace questo? Ma vergogna....
2017-01-12 15:11:02
ancora a sti sindacati credete? e allora credete anche a babbo natale!! Sappiate che sindacati e politici sono una bella associata accoppiata cricca del proprio tornaconto. Lo sapete quanto guadagna ogni anno la camusso e il landini? bel ricco esempio dei 'difensori dei diritti dei lavoratori. Mi dispiace ma gli italiani hanno ancora molta strada da fare per capire in che mondo vivono, ecco perche' il paese e' ridotto cosi male. Quando la fornero e il monti introdussero l'immorale articolo 18, il popolo sovrano e repubblicano dove era per difendersi da tale ignobile legge "del proprio privilegiato tornaconto"? Povero Garibaldi, povero Mazzini, povero Camillo Benso, questi eroici personaggii si stanno rivoltando nelle loro tombe di come hanno ridotto questa povera italia non piu unita.
2017-01-12 14:18:35
Sulle questioni generali, la CGI ha sempre dato un colpo al cerchio ed uno alla botte. Sulle questioni singole si e' sempre schierata sfacciatamente dalla parte delle aziende e questo lo ho sperimentato sulla mia pelle. Ora, dal punto di vista del puro principio la domanda di abrogazione sarebbe passata se la CGIL non avesse poi inserito " sbadatamente " ulteriori condizioni al semplice quesito sulla abolizione dell'ART 18. Ma secondo me non sono sbadati; come sempre fanno il doppiogioco alle spalle dei lavoratori.
36
  • 343
QUICKMAP