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Casini archivia il Terzo polo:
è superato, macerie sui moderati

«Non è in grado di rappresentare la richiesta di novità». Monti: dal voto nessuna conseguenza sul governo

ROMA - «Ritengo non abbia conseguenze sulla vita del governo e sicuramente sulla vita di merito del presidente del Consiglio e sulle cose che sono da fare». Lo ha detto il
presidente del Consiglio, Mario Monti, commentando l'esito delle elezioni.

Casini: terzo polo superato. «Il Terzo polo è stato importante per chiudere la stagione Berlusconi, non è in grado di rappresentare la richiesta di cambiamento e novità». Con queste poche parole postate su Twitter in serata, e poco prima pronunciate al Tg1, il leader dell'Udc ha archiviato l'esperienza del Terzo polo, l'alleanza con Fli di Gianfranco Fini e l'Api di Francesco Rutelli, dopo la deludente prova delle amministrative.

Rischio deriva. «Se devo fare un'analisi egoistica possa dire che l'Udc è stato l'unico partito ad aumentare i propri voti», aggiunge poi Casini al Tg1, sostenendo di essere «preoccupato» e di temere «una deriva verso Atene non verso Parigi o Berlino». Il voto per Casini è stato «l'esplosione dell'antipolitica, perdono i partiti tradizionali ed i moderati si ritrovano sotto le macerie». «Le responsabilità sono sempre di chi non si fa capire, quindi nostre - ha continuato Casini -. Ma se qualcuno pensa che la conseguenza di questo voto possa essere per noi togliere la fiducia al governo non capisce che questo sarebbe un atto veramente esiziale per la politica». «Abbiamo sempre scelto, ma non ci interessa aggiungerci alla foto di Vasto, nè inseguire la Lega nella valli padane», ha poi aggiunto il leader dell'Udc.

Moderati sotto le macerie. Casini si era detto «estremamente scontento» delle elezioni. «I partiti tradizionali sono stati sconfitti e i moderati sono sotto un cumulo di macerie», ha detto, sottolineando che «c'è urgenza di andare oltre il Terzo polo». «L'analisi del voto, come testimonia D'Alimonte sul Sole 24 Ore, risulta positiva per noi ma in termini strettamente numerici. Siamo l'unico partito oltre i grillini che cresce. Ma questo non significa affatto che siamo contenti. Anzi siamo estremamente scontenti», aveva sottolineato Casini. Per il leader Udc questo «è un segnale molto serio per assumersi responsabilità e non certo per togliere il sostegno a Monti».

«Andare oltre il Terzo Polo». «C'è da andare molto oltre l'Udc e il terzo polo», ha poi ribadito Casini. La pausa di riflessione riguarda il Partito della Nazione? «Il progetto che avevamo in mente per riunire i moderati del Paese se prima era urgente ora è fondamentale», ha continuato. «Se qualcuno pensa che il messaggio del voto è scaricare Monti, sbaglia», ha poi avvertito. Quindi Casini ha spiegato di star «avviando una seria riflessione personale. I voti di Pdl e Lega non li abbiamo certo presi noi», ha sostenuto. E' necessario «riflettere perché c'è grande preoccupazione per il quadro complessivo» che emerge dal voto. E alla domanda se il primo interlocutore, in questa nuova fase di riflessione, possa essere Alfano, Casini risponde: «Io rifletto perché in politica ogni tanto bisogna fermarsi e riflettere». Poi ha scherzato: «Ora lasciatemi in quarantena: andrò a rifugiarmi in un eremo e lì penserò...».

Caos Sicilia. Mentre in Sicilia per tutto il giorno è stato caos sull'interpretazione della nuova legge elettorale, riformata lo scorso anno dalla Regione, e sull'attribuzione delle percentuali ottenute dai candidati a sindaco, e a Catanzaro si conoscerà forse giovedì, se non venerdì, il risultato definitivo delle consultazioni per l'elezione del primo cittadino, una cosa sola, è per ora, certa: dei quattro capoluoghi di regione, tre, Genova, L'Aquila, e Palermo, vanno al ballottaggio.

L'altro capoluogo di Regione Catanzaro, appunto, è in bilico per pochi voti tra il ballottaggio o l'elezione al primo turno del candidato di centrodestra Sergio Abramo, e conoscerà il proprio destino giovedì o venerdì, quando l'Ufficio elettorale centrale presieduto dal giudice Domenico Commodaro proseguirà lo spoglio delle schede delle tre sezioni nelle quali era stato contestato.

Dei 22 capoluoghi di provincia al voto in questa tornata elettorale, 6 hanno eletto il sindaco al primo turno: Gorizia, Verona, La Spezia, Pistoia, Brindisi e Lecce e 16 andranno al ballottaggio: Alessandria, Asti, Cuneo, Como, Monza, Belluno, Parma, Piacenza, Lucca, Frosinone, Rieti, Isernia, Taranto, Trani, Agrigento e Trapani. Complessivamente, dunque, le città al ballottaggio, aggiungendo i tre capoluoghi di Regione, sono 19. Dal punto di vista politico, la Lega si è aggiudicata al primo turno la riconferma della città scaligera con il sindaco Flavio Tosi. La Spezia con Massimo Federici, Pistoia dove è stato eletto sindaco Samuele Bertinelli e Brindisi con Cosimo Consales se le è aggiudicate il centrosinistra. Il centrodestra si riconferma invece a Lecce, con il sindaco Paolo Perrone e a Gorizia dove è stato rieletto il sindaco uscente Ettore Romoli

Dei 122 comuni con popolazione superiore a 15mila abitanti, 29 hanno eletto il sindaco mentre 83 andranno al ballottaggio. In Sicilia, dove quattro sindaci di altrettanti comuni sono stati con il fiato sospeso fino alla conferma, da parte della Regione, nel pomeriggio, delle percentuali loro assegnate dai vari uffici elettorali, dei 30 comuni con popolazione superiore a 10mila abitanti, 11 hanno eletto il sindaco e 19 andranno al ballottaggio.

Palermo. La diversa interpretazione della legge elettorale tra Regione e Comuni avrebbe potuto incidere anche sul voto a Palermo. Tuttavia, anche durante l'attesa del verdetto, Leoluca Orlando (Idv, Verdi, Fds) che se la vedrà al ballottaggio con Fabrizio Ferrandelli (Pd, Sel e altre liste) è apparso sereno: «non cambia niente, i voti rimangono gli stessi. Io ne ho pressi 103 mila, in 45 mila hanno votato solo per me, non per la lista. Se io passo dal 47 al 33 per cento - ha affermato - lo stesso vale per gli altri, che diminuiscono le loro percentuali». Il fatto poi che la Regione Siciliana abbia confermato l'interpretazione e quindi lo scrutinio effettuato dai comuni, ha confermato anche il dato che vede Leoluca Orlando al 47,34% e lo sfidante a circa il 17%.

L'Idv: il Pd non guardi all'Udc. I risultati delle comunali dicono che oggi «c'è in campo una alternativa concreta alla maggioranza di centrodestra che vinse le elezioni politiche nel 2008», ed è rappresentato dall'alleanza di centrosinistra che secondo i risultati ha il 37% rispetto al 32% del centrodestra, ha detto Antonio Di Pietro a Porta a Porta, aggiungendo una sollecitazione a Pierluigi Bersani affinché dica chiaramente che punta all'alleanza con Idv e Sel. «Diglielo al tuo capo - ha detto ironicamente ad Andrea Orlando, responsabile giustizia del Pd - che deve fare una scelta di campo, invece di fare cicì-ciciò. Noi aspettiamo ancora un po', poi partiamo». «Da noi non ci sono capi, ma dirigenti politici», ha obbiettato Orlando rinviando alle decisioni degli organi del suo partito.

Martedì 08 Maggio 2012 - 13:19
Ultimo aggiornamento: -
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