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Alemanno lancia un nuovo partito
Potrebbe chiamarsi
“Alleanza popolare” o “Azione nazionale”

Gianni Alemanno
di Claudio Marincola e Claudia Terracina

ROMA La voglia di rilanciare un partito di destra c’è sempre stata. Gianni Alemanno non ne ha fatto mistero. Anzi, dopo la sconfitta di Roma, ha cominciato a lavorare al progetto della nuova destra con grande entusiasmo. E la voglia di Berlusconi di rifondare FI gli ha dato la spinta definitiva. E così, il giorno dopo la data simbolo per la destra, il 25 luglio, e a quattro giorni dalla sentenza della Cassazione che potrebbe segnare il destino politico del Cavaliere, l’ex sindaco di Roma riscende in campo. Non per rifondare Alleanza Nazionale, ma per far nascere «un movimento di destra capace di aggregare tutti i delusi che ci hanno abbandonato alle Politiche». Il nome è ancora da scegliere. Forse Alleanza popolare, o Azione nazionale. Si comincia da un manifesto programmatico che hanno sottoscritto in 114, «aperto a tutti coloro che si ritrovano sui nostri valori». La meta è un nuovo partito che sia pronto in autunno, in tempo per la sfida delle Europee.
«CAPACI DI UNIRE»

Eccolo, dunque, arringare i suoi nella sede della fondazione Nuova Italia. Ma, attenzione, non si tratta di un ritorno, bensì di un rilancio di una forza politica che diventi attrattiva «per un mondo che si è sentito abbandonato e che ora è deluso». E, avverte Alemanno, «il movimento dovrà essere capace di unire tutta l’area del centrodestra». Massima apertura ad alleanze e collaborazioni. Con il Pdl, probabilmente, dove però Alemanno nota che «sono confluiti tutti i colonnelli dell’ex An». E anche con i Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni, Rampelli, La Russa e Crosetto, che però accolgono l’iniziativa senza troppi entusiasmi. «L’importante è che Gianni si metta a lavorare in silenzio per ricostruire il centrodestra», avverte. Scontata l’ironia di Francesco Storace, che presidia la Destra che più destra non si può: «Soggetto identitario? Ma si deve fare un partito o un’anagrafe?». E sono molto critici anche ex An come Silvano Moffa, Gennaro Malgieri, Pasquale Viespoli e Adriana Poli Bortone. Alemanno però va dritto per la sua strada. Anzi, riparte da quel territorio che pure alle scorse comunali non l’ha gratificato. «Sono orgoglioso di condurre le battaglie per Roma alla testa della mia lista civica», avverte, orgoglioso di essere alla guida della sua lista in Campidoglio, dove si muove già in piena autonomia dal Pdl.
BERLUSCONI

Sul rapporto con Berlusconi non si sbilancia, anche se nell’ultimo anno ha mosso più di una critica alla gestione del Pdl. Tuttavia, assicura di non aver scelto di lanciare il suo movimento proprio alla vigilia del fatidico 30 luglio in polemica con il Cavaliere. «Il nostro percorso non sarà influenzato da quello che accadrà il 30 luglio - sostiene - ci auguriamo che Berlusconi venga salvato da questo processo improbabile, ma può succedere di tutto». Quindi, è il caso di riorganizzarsi. Quanto alla leadership del centrodestra, Alemanno, per ora, non vede che Berlusconi, anche se sottolinea che «è stato proprio lui a metterla in discussione lanciando la candidatura di Angelino Alfano». Nessun contatto, invece, con Gianfranco Fini. «Perché - spiega l’ex sindaco - Fini vuole ricominciare a fare politica attiva e, comunque, ormai ha caratterizzato la sua battaglia politica tutta in chiave antiberlusconiana». Molto chiari i primi obiettivi politici del neonato movimento: abolizione del Porcellum con il ripristino delle preferenze e restituzione i cittadini del diritto di scegliere i candidati e difesa a oltranza del bipolarismo.

Sabato 27 Luglio 2013 - 17:07
Ultimo aggiornamento: -
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