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Appello di Assange a Barack Obama
«Basta con la caccia alle streghe»

Dal balcone dell'ambasciata ha ringraziato i suoi sostenitori e l'Ecuador. Sulla condanna delle Pussy Riot: «Esempio di unità nell'oppressione»

Assange sul balcone dell'ambasciata

LONDRA - Julian Assange, il fondatore di Wikileaks, fa un appello a Barack Obama affinché finisca la persecuzione contro Wikileaks. «Rinunci alla caccia alle streghe contro Wikileaks» ha detto Assange dal balcone dell'ambasciata dell'Ecuador a Londra. E' stata la prima apparizione da quando si è barricato nell'ambasciata.

Appello a Barack Obama. «Obama deve fare la cosa giusta - ha detto Assange - rinunciare alle accuse contro Wikileaks, far cadere le indagini delle Fbi e non perguire lo staff di Wikileaks, gli Usa - ha proseguito - devono dire che non perseguiteranno un informatore che ha rivelato informazioni preziose. Rinuncia alla caccia alle streghe contro Wikileaks».

«Libertà di informazione è sotto attacco».
«Wikileaks è sotto attacco - ha aggiunto - così come lo è la libertà di espressione, usiamo questo momento per ribadire i valori rivoluzionari».

Il caso delle Pussy Riot. La condanna di Pussy Riot a Mosca è un esempio di «unità nell'oppressione», ha detto Assange che ha aggiunto: «C'è unità nell'oppressione. Ci deve essere determinazione e unità nella risposta».

Assange ha ringraziato i suoi sostenitori e l'Ecuador. «Grazie a chi mi sta sostenendo in questi giorni - ha detto Assange - se il Regno Unito ha dovuto rispettare le regole relative all'asilo politico è perché il mondo sta guardando, la prossima volta che qualcuno vi dirà che è inutile combattere, ricordate la vostra veglia, grazie per il coraggio dimostrato». Assange ha definito l'Ecuador un Paese «coraggioso», citato i Paesi dell'America Latina che ieri avevano espresso la loro solidarietà al fondatore di Wikileaks sul tema del rispetto dell'asilo politico».

Il legale di Assange: continuerà la sua battaglia legale. L'avvocato del fondatore di Wikileaks, Baltasar Garzon, ha parlato davanti all'ambasciata spiegando che Assange è in uno stato d'animo «combattivo». Garzon ha aggiunto che Assange ha dato istruzioni ai suoi legali perché portino avanti la battaglia legale a difesa del sito Wikileaks. Assange, ha detto «ha sempre difeso libertà e giustizia e continuerà a farlo». Garzon ha quindi sottolineato che il suo assistito «non si è mai rifiutato di rispondere alle autorità svedesi. Chiede solo garanzie minime perchè questo possa avvenire. Fino ad oggi queste garanzie non sono arrivate».

Apertura ieri anche da parte dell'Ecuador. Ieri una prima timida apertura da parte dell'Ecuador che sarebbe «pronto ad accettare un impegno britannico e svedese affinché, una volta che Assange avrà incontrato la magistratura svedese, non sarà estradato in un Paese terzo, e nello specifico negli Stati Uniti». e mentre la Svezia bacchetta Quito («concedere l'asilo è inaccettabile»), arriva il severo monito dei paesi dell'Alleanza Bolivariana sulle «gravi conseguenze» internazionali nel caso di un'irruzione della Gran Bretagna nell'ambasciata di Quito a Londra.

L'ira dei paesi dell'Alleanza Bolivariana. Ecuador, Venezuela, Bolivia, Cuba, Nicaragua, e tre piccoli paesi caraibici hanno esaminato il caso Assange durante una riunione a Guayaquil (Ecuador). Alla riunione era presente il presidente dell'Ecuador, Rafael Correa, il quale ha dichiarato che Londra «non ha ritirato la sua minaccia. Oggi, domani, potrebbero entrare nella nostra ambasciata», ha detto, definendo «grossolana e intollerabile» la «minaccia» delle autorità britanniche. Al termine della riunione, i ministeri degli esteri dell'Alba hanno diffuso una nota che respinge «il modo contrario al diritto internazionale con il quale il Regno Unito vuole risolvere i contenziosi» e chiede «un ampio dibattito nell'Onu sul tema dell'inviolabilità delle rappresentanze diplomatiche».

L'inviolabilità delle sedi diplomatiche. «Un'aggressione all'integrità territoriale dell'Ecuador a Londra scatenerebbe gravi conseguenze in tutto il mondo», ha detto il ministro degli esteri venezuelano, Nicolas Maduro, mentre il collega cubano, Bruno Rodriguez, ha definito «inaccettabile anche solo il fatto che il Regno Unito possa insinuare che le leggi nazionali di uno stato debbano prevalere sulla Convenzione di Vienna riguardante i rapporti diplomatici». Nelle ultime ore anche il Brasile e l'Argentina hanno espresso la propria solidarietà all'Ecuador. Il ministro degli esteri brasiliano, Antonio Patriota, ha tra l'altro sottolineato il principio «dell'inviolabilità» delle sedi diplomatiche. Simile anche la posizione manifestata dal ministero degli esteri argentino.

Domenica 19 Agosto 2012 - 10:08
Ultimo aggiornamento: -
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