Trump annuncia nuovo bando sull'immigrazione. Guerra con intelligence

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha annunciato «un nuovo ordine esecutivo entro la prossima settimana per proteggere gli Usa». Lo ha detto in conferenza stampa dopo la bocciatura da parte dei giudici del bando precedente in materia di immigrazione. «Stiamo cercando di pubblicare un nuovo decreto per la prossima settimana che protegga completamente il nostro Paese», ha detto in una conferenza stampa alla Casa Bianca, dopo aver annunciato la nomina di Alexander Acosta a segretario al Lavoro. Acosta è l'attuale rettore del Florida International University College of Law di Miami.

Il nuovo decreto sull'immigrazione sarà «fatto su misura» dopo la decisione di una Corte d'appello che ha confermato la sospensione sul bando degli arrivi da sette paesi a maggioranza musulmana, ha precisato il presidente americano rispondendo a chi gli chiedeva dei contenuti del nuovo decreto.

Il 27 gennaio scorso il leader Usa aveva firmato un decreto che impediva temporaneamente l'ingresso negli Usa per 90 giorni di cittadini provenienti da sette Paesi musulmani (Iraq, Iran, Siria, Libia, Somalia, Yemen e Sudan), ma il testo è stato bloccato successivamente dai giudici. «Non mi tirerò indietro dal difendere il mio Paese, manterrò le mie promesse», ha detto Trump. 

Intanto il Wall Street Journal rivela che le agenzie di intelligence americane non danno al presidente diverse informazioni sensibili temendo fughe di notizie o una loro compromissione. La mancanza di comunicazione, secondo il giornale, rivela la scarsa fiducia fra l'intelligence e Trump.

La 'Russian connection' che ha portato alla dimissioni del consigliere per la sicurezza nazionale Michael Flynn nel frattempo mette a rischio la presidenza Trump. Cominciano a pensarlo in molti a Washington, dopo la drammatica escalation delle ultime ore e in tanti cominciano già a ipotizzare un nuovo Watergate, lo scandalo che portò alle dimissioni del presidente americano Richard Nixon. La Casa Bianca è stata costretta a licenziare Flynn e si è trovata sotto attacco per le nuove rivelazioni del New York Times: durante il 2016 diversi personaggi dell'inner circle del tycoon sono stati «ripetutamente in contatto» con esponenti dell'intelligence russa, e non solo. Il cerchio, insomma, rischia di stringersi sempre di più attorno al presidente americano. E se i democratici già evocano lo spettro del «tradimento», anticamera dell'impeachment, anche tra i repubblicani comincia a serpeggiare un forte nervosismo per quello che il senatore John McCain ha riassunto come «caos totale» alla Casa Bianca, dove «nessuno è al timone». Tantomeno il Commander in chief, prigioniero di un braccio di ferro tra le varie anime del suo cerchio magico. Si moltiplicano così gli appelli bipartisan in Congresso per avviare una vera e propria inchiesta.

Trump ha negato nella conferenza stampa alla Casa Bianca di aver dato direttive al suo ex consigliere per la sicurezza nazionale di discutere di sanzioni con l'ambasciatore russo prima del proprio insediamento, insinuazione che ha costretto il consigliere alle dimissioni, ma ha precisato che poi l'avrebbe fatto.

«Ho chiesto al dipartimento di Giustizia di indagare sulla fuga di notizie. Sono atti criminali, devono essere fermati», ha detto Trump. «Troveremo i responsabili delle fughe di notizie e la pagheranno cara», ha continuato il presidente americano. Anche alcuni deputati repubblicani di spicco hanno chiesto un'indagine sulla fuga di notizie.

Da diverse intercettazioni telefoniche - rivelano fonti dell'intelligence Usa al New York Times - emerge come più di un responsabile della campagna elettorale del tycoon (e anche personaggi che ruotano attorno al suo business) hanno avuto ripetuti scambi con funzionari e agenti russi. In primis (ed è l'unico nome citato) Paul Manafort, per parecchi mesi presidente della campagna di Trump ed ex consulente politico del governo Yanukovic in Ucraina, dove rappresentava alcuni interessi pro-russi. «Ma non ho mai avuto alcun legame con il governo di Mosca e con l'amministrazione Putin», continua a ripetere in queste ore Manafort. Mentre da Mosca il Cremlino si appresta a precisare come quelle comparse sui media Usa siano vere e proprie bufale.

Le intercettazioni in questione riguardano in particolare alcune telefonate tra funzionari e responsabili di intelligence
russi, spiati nel corso delle indagini sulle sospette interferenze del Cremlino sul voto delle presidenziali Usa. Indagini che mirano anche a individuare le responsabilità dell'hackeraggio ai danni del partito democratico durante la campagna elettorale. Lo stesso Nyt riporta comunque come gli investigatori al momento non hanno elementi per concludere che ci sia un legame tra tali interferenze e la campagna di Trump.

«I report sui rapporti di miei consiglieri e assistenti con funzionari russi sono una barzelletta», ha insistito Trump che poi ha ribadito di non avere alcun legame con la Russia.

L'ex consigliere per la sicurezza nazionale «stava facendo il suo lavoro» telefonando all'ambasciatore russo, ha detto ancora Trump, spiegando però di aver trovato inaccettabile che Flynn non abbia riferito il contenuto dei colloqui al vice Mike Pence e che poi abbia sostenuto di non ricordare i dettagli.

Intanto c'è da colmare il vuoto di potere causato dalle dimissioni di Flynn. E tra i vari nomi che circolano in pole
sembra esserci quello di Robet Howard, ex Navy Seal amico del segretario alla difesa, il generale James Mattis. Sarebbe lui »la prima scelta« di Trump, spiegano fonti ben informate, mentre sembra tramontare la candidatura dell'ex capo della Cia David Petraeus.

Trump nel frattempo oggi si è scagliato anche contro il New York Times. «Le fughe di notizie, anche fughe illegali di notizie riservate, sono state per anni un grande problema di Washington. Il fallito New York Times (e altri) devono scusarsi», ha twittato il presidente americano alle prime ore del mattino. Dopo è arrivato un secondo messaggio: «I riflettori sono finalmente puntati sulla teppaglia delle gole profonde. Saranno catturati!».

«Ci dovrebbe essere una indagine sulle fughe di notizie», ha sottolineato anche il repubblicano Paul Ryan speaker della Camera. «Se si tratta di informazioni classificate l'ambito è penale quindi ci deve essere una indagine penale», ha detto.

In precedenza, Trump si era rallegrato della crescita della Borsa, evidenziando «il grande livello di crescita e di ottimismo- anche prima dei tagli delle tasse!» e è tornato ad attaccare i media: «Non parlano abbastanza della corsa dei mercati» finanziari. Il presidente americano si riferisce al rally di Wall Street che macina nuovi record di giorno in giorno spinta dall'ottimismo per le politiche di Trump e il loro effetto sull'economia. A correre sono soprattutto le banche, con il promesso allentamento della riforma di Wall Street. Neanche la Fed e la possibilità di un aumento dei tassi in marzo riescono a fermare la corsa dei listini americani, convinti che l'atteso taglio delle tasse bilancerà un aumento del costo del denaro.

Trump, in conferenza stampa alla Casa Bianca, si è poi lamentato di aver «ereditato un disastro», sia in patria che all'estero. E ha respinto le illazioni che la sua amministrazione sia nel caos e allo sbando, sostenendo che è assolutamente vero il contrario. Andiamo avanti, assicura, «come una macchina da corsa».


 
Giovedì 16 Febbraio 2017 - Ultimo aggiornamento: 17-02-2017 16:38

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5 di 7 commenti presenti
2017-02-16 23:14:14
Aaahhh ma che spettacolo, un dilettante circondato da dilettanti che si sono svenduti ad una potenza straniera e, alla faccia delle promesse di lotta contro le lobby dell'establishment, hanno promesso alle banche di abolire i controlli sui loro imbrogli imposti da Obama. Speriamo che il popolo bue impari dall'esperienza e la prossima volta sia più prudente prima di votare per il primo miliardario petulante che si presenta sul palco.
2017-02-16 23:17:45
Credevo che la politica dell'annuncio fosse una specialità italica. Si vede che le grandi idee vanno sempre lontano...
2017-02-17 06:37:54
Trump si consoli: il disastro che ha ereditato è niente, in confronto all'apocalisse che erediterà il suo successore.
2017-02-17 08:10:11
Non serve bandire i sette paesi perche' cambieranno il passaporto per qualche altra nazione vicina.
2017-02-17 10:10:08
Tutti rifiutano le poltrone offerte da uno come Trump; mica come in Italia dove venderebbero l'anima per uno strapuntino. Il caro Trump avra' vita breve perche' non si puo' governare una grande democrazia come l'America come un dittatorello del centro america. Anche la Yellen che controlla l'economia (tassi e dollaro) e' contro; il popolo non lo rivoterebbe ed e' in rivolta ; Cia, Fbi e compagnia sono contro, i media anche, il mondo che conta idem. Se ne andra' sul mar nero per una vacanza con il democraticissimo Putin; inviteranno anche l'amico Erdogan. Il voto e' una cosa seria.
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