Usa, il fotografo delle star denunciato per molestie scaricato dai magazine di moda

di Flavio Pompetti
Perché alla luce dello scandalo Weinstein, il mondo della moda celebra ancora Terry Richardson?». Il titolo che campeggiava sulle pagine del Sunday Times lo scorso fine settimana, è stato prontamente raccolto dalla Condè Nast di New York, la casa editoriale che ha pubblicato molte delle copertine più controverse e di forte allusione sessuale, le cui foto sono state scattate dall'artista. In un messaggio di posta elettronica intercettato dal Telegraph, il vice presidente James Woolhouse avrebbe scritto ieri ai direttori delle singole testate: «Questa è una comunicazione importante: Condè Nast non intende più lavorare con Terry Richardson. Ogni lavoro già commissionato o eseguito dal fotografo deve essere cestinato e sostituito con materiale diverso». La denuncia era nell'aria. Quattro modelle che in passato hanno posato per il fotografo nelle ultime settimane hanno raccontato episodi di molestie che hanno subito sul set e fuori dall'ambiente professionale.
Intanto sale a oltre 200 il numero di donne che denunciano molestie o tentate molestie sessuali da parte del regista James Toback. Tra loro anche l'attrice Julianne Moore, che lo accusa di aver tentato un approccio sessuale negli anni 80. L'attrice lo ha raccontato al Los Angeles Times.
 

LA LETTERA
Tornando a Richardson, egli stesso deve aver fiutato l'uragano in arrivo, e venerdì l'Huffington post aveva pubblicato una sua lettera, nella quale era scritto: «Io ho collaborato con donne adulte e consenzienti che erano perfettamente coscienti della natura del lavoro. Infatti come è d'abitudine nella nostra professione, ognuna ha firmato autorizzazioni a procedere». Richardson è ben famoso per aver spinto i limiti della legalità nelle foto che ha scattato e nell'aver spinto le modelle ad esibirsi in immagini delle quali spesso si sono poi pentite. È successo con Beyoncè e Lady Gaga e nella celebre sequenza della cantante Miley Cyrus che cavalcava nuda un'enorme palla di metallo come quelle usate per la demolizione di edifici. «Non ho mai usato un'offerta di lavoro o una minaccia per piegare la volontà di qualcuno e obbligarli a fare cose che non volevano» ha aggiunto il fotografo.

IL PERSONAGGIO
Mingherlino, 52 anni, la faccia incorniciata da enormi occhiali e uno spesso baffo, Richardson più che evocare l'immagine dell'orso Weinstein sembra ricordare quella di Groucho Marx in sedicesimo. Sua madre era un'attrice e suo padre, a sua volta fotografo di moda, ha lottato a lungo con la dipendenza da droghe e con la schizofrenia. Terry ha debuttato negli anni '80 nel Lower East Side di Manhattan, dove ha iniziato a documentare la scienza del post punk newyorkese dai toni foschi dell'autolesionismo feticista. Lo studio che aveva aperto divenne famoso per le immagini che produceva, tutte a cavallo della pornografia, alcune molto esplicite. L'altra costante era la presenza di Richardson di fronte alla camera, una sorta di antesignano del selfie, spesso nudo e con il membro eretto. La storia che quelle immagini non raccontavano ma che è stata rivelata da molte protagoniste delle sessioni di posa, è che con regolare puntualità le sedute si trasformavano in orge condite da droghe.
 
Mercoled├Č 25 Ottobre 2017 - Ultimo aggiornamento: 18:28

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1 di 1 commenti presenti
2017-10-26 23:47:42
Certe persone dovevano essere già andate sa casa.La fotografia non sa cosa farsene di esse.
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