Terrorismo, Renzi: «Dobbiamo distruggerli, ma non siamo in guerra»

Contro il terrorismo «occorre una reazione durissima nella distruzione di queste cellule, certo. E poi occorre un gigantesco investimento educativo e culturale». Lo scrive Matteo Renzi nella sua ultime enews. «Perché l'educazione è il principale fattore per la sicurezza di un popolo. E ci investiremo, senza rinunciare alla nostra identità, ai nostri valori, ai nostri ideali - spiega il premier -. L'Italia ha scelto una strada: per ogni euro investito in sicurezza, un euro investito in cultura. Per ogni euro investito in polizia, un euro nelle nostre periferie. Credo che questo serva anche all'Europa», spiega Renzi.

«In tanti mi scrivete: "Matteo, non aver paura di pronunciare la parola giusta. E la parola giusta è guerra
". Noi dobbiamo reagire. Distruggendoli, certo. (Anche per via militare, dove necessario e possibile). Ma non credo che la parola guerra sia la parola giusta. E lo dico sapendo di andare contro il pensiero dominante. Non è un problema semantico o lessicale: utilizzare la parola guerra può servire per mettere al caldo le nostre insicurezze. Ma paradossalmente finisce per fare il gioco dei nostri nemici. Sono loro che vogliono parlare di guerra. Sono loro che hanno bisogno della nostra paura. Ci vogliono morti, ma se rimaniamo vivi ci vogliono paralizzati dal terrore», sottolinea il premier soffermandosi sulla strage di Bruxelles. «La guerra è fatta da stati sovrani, il terrorismo da cellule pericolose o spietate che non meritano di essere considerate stati sovrani. Loro vogliono farsi chiamare Isis, Stato Islamico. Noi li chiamiamo Daesh», sottolinea Renzi.

«L'Italia dei nostri nonni ha attraversato la notte del fascismo, l'Italia dei nostri genitori ha superato il brigatismo e il terrorismo interno, l'Italia di quando eravamo studenti liceali è stata più forte delle bombe della mafia. Supereremo anche questa a condizione di restare noi stessi. Di non farci piegare dalla superficialità, dalla demagogia, dal semplicismo vuoto e becero di chi punta a prendere voti anche sulle disgrazie». Lo afferma il premier Matteo Renzi nella sua enews soffermandosi sulle stragi di Bruxelles e sull'emergenza terrorismo. «Dopo vicende come queste compito di chi guida un Paese è cercare di tenere tutti uniti, indipendentemente dalle singole idee politiche. Verrà la campagna elettorale e ciascuno dirà la sua. Ma quando c'è una vicenda come quella di Bruxelles, prima di tutto vengono la sicurezza nazionale e i valori condivisi di una comunità», conclude.
Sabato 26 Marzo 2016 - Ultimo aggiornamento: 27-03-2016 21:58

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COMMENTA LA NOTIZIA
5 di 7 commenti presenti
2016-03-26 21:40:21
Questo non ha fatto neanche il servizio di leva
2016-03-27 09:45:13
Bellissime parole... ma in pratica che cosa pensa di fare? cosa vuol dire per ogni euro investito in sicurezza, un euro investito in cultura? forse si riferisce allo stanziamento di 500 milioni di contributi al cinema italiano? e poi quali sono i nostri valori?
2016-03-27 10:00:43
Dobbiamo distruggerli ma non siamo in guerra, dai tutti insieme una valanga di Twitter così si metteranno paura.
2016-03-27 11:00:29
fa un favore agli Italiani ........ Svegliati ..... L ' Isis non sono le Br o la mafia ..... non fare paragoni o cercare soluzioni analoghe badessa
2016-03-27 11:15:44
Ma no che non siamo in guerra !Le povere vittime di Charlie Hebdo, del Bataclan, di Bruxelles, solo per ricordare le ultime tre carneficine, sono morti perch√© non si erano vaccinati contro il vaiolo. Ormai il pavoncello di Palazzo Chigi pu√≤ dire tutto, pu√≤ mentire su tutto, pu√≤ fare tutto e la stampa supina,genuflessa, accettando e lisciandogli il pelo. Dopo la vergognosa riforma del senato e dopo la ancor pi√Ļ vergognosa riforma elettorale, trasformata in una sorta di lotteria, ci aspettano tempi sempre pi√Ļ bui, con spazi di libert√† che si vanno sempre pi√Ļ respingendo.
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