Regeni, i vicini di casa interrogati: «La polizia non è mai venuta qui»

di Cristiana Mangani e Sara Menafra
Bisognerà aspettare ancora qualche giorno e poi, forse, l'Italia avrà definitivamente chiaro fino a che punto l'Egitto abbia deciso di collaborare sull'indagine per l'omicidio di Giulio Regeni. L'impegno è che tra domani o dopodomani al massimo si svolgerà un briefing per aggiornare il nostro team sui risultati ottenuti dagli inquirenti coordinati dalla procura di Giza, e dopo questa riunione verrà preparata un'informativa che verrà inviata al pm Sergio Colaiocco, titolare del fascicolo a piazzale Clodio.

Ma se il buon giorno si vede dal mattino, sembra già di poter essere poco ottimisti. In queste settimane la polizia egiziana ha sentito decine di testimoni, tutte persone che ruotano intorno al mondo e alle conoscenze di Giulio. La versione ufficiale è che da loro cercano di sapere chi frequentasse, se avesse conosciuto persone che possano aver frainteso l'interesse per i sindacati egiziani. Qualcuno che ne abbia tracciato un quadro personale che non corrisponde a quello che realmente era questo brillante studioso di politica internazionale.

Il Cairo vuole veramente far sapere all'Italia chi ha ucciso e torturato Giulio Regeni? Di certo, la polizia e gli inquirenti locali sembrano più orientati a trovare testimoni che smontino la versione di un sequestro a opera dei servizi segreti o di apparati paramilitari vicini al governo di Al Sisi: quella che rimane, anche sui media del resto del mondo, la tesi più accreditata.
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Mercoledì 17 Febbraio 2016 - Ultimo aggiornamento: 18-02-2016 15:59

© RIPRODUZIONE RISERVATA
COMMENTA LA NOTIZIA
1 di 1 commenti presenti
2016-02-17 12:20:23
Proviamo ad indovinare: lo studente è stato ucciso dagli oppositori del dittatore Al Sisi e le esportazioni italiane e concessioni petrolifere non saranno a rischio.
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