L'Ungheria sfida la Ue e chiude tre valichi di frontiera con la Croazia. Berlino minaccia conseguenze

L'Ungheria sfida l'Europa sui migranti e chiuderà da domenica i suoi tre passaggi di frontiera ferroviari con la Croazia per fronteggiare l'arrivo dei profughi. Lo riferisce l'agenzia austriaca Apa, che cita media ungheresi.

Per il momento è previsto che questa misura duri 30 giorni. Nella disposizione firmata dal ministro dell'Interno Sandor Pinter, l'iniziativa è motivata con «l'interesse della sicurezza pubblica». I passaggi di frontiera interessati sono quelli di Murakeresztur-Kotoriba, Gyekenyes-Koprivnica e Magyarboly-Beli Manastir.

Il ministro dell'Interno tedesco Thomas de Maizière ha ammonito i Paesi europei dall'adottare nell'emergenza profughi misure a scapito della Germania, minacciando in tal caso reazioni. «Nel caso in cui alcuni Paesi dovessero tentare di trasferire i problemi comuni unilateralmente e sulle spalle dei tedeschi lo troveremmo inaccettabile e sarebbe incassato da parte nostra alla lunga non senza conseguenze», ha detto il ministro senza concretizzare la minaccia. De Maizière è intervenuto nel dibattito al Bundestag per la discussione delle misure contenute nel pacchetto sulla legge che regola l'asilo, sulla quale la maggioranza ha trovato un faticoso accordo. La Germania vuole proseguire sulla via di una soluzione europea, ha aggiunto il ministro, è nel suo interesse «fintanto che sarà possibile attenersi a Schengen». Riguardo al nuovo pacchetto varato dal governo tedesco, de Maizière ha definito le norme «dure ma un importante passo di un lungo cammino».

Vienna intanto resta isolata in Ue sulle misure varate per ridurre il flusso dei migranti. La discussione ha infiammato ieri la cena del vertice dei leader dei 28 dedicata alla crisi dei profughi, con forti tensioni per decisioni che sono state definite unilaterali, non concordate a livello Ue, e che violano la legge europea e quelle internazionali, in particolare il trattato di Ginevra, considerato un baluardo da difendere.

Il presidente della Commissione europea Jean Claude Juncker ha bocciato senza appello le decisioni dell'Austria: «Non mi piacciono». E già nel pomeriggio il commissario europeo all'immigrazione Dimitris Avramopoulos in una lettera al ministro dell'Interno Johanna Mikl Leitner ha definito i tetti giornalieri massimi imposti su accoglienza - 80 richieste di asilo - e transito (3200 passaggi) «chiaramente incompatibili con gli obblighi delle leggi Ue e internazionali», invitando «a riconsiderare» la loro applicazione, prevista già per domani.  Il premier Matteo Renzi ha messo in guardia: «Non possiamo pensare di chiudere il Brennero che è uno dei passaggi simbolici dell'Europa». E per la Germania, spiegano fonti, le azioni austriache sono «miopi». Tra le possibili conseguenze vedono un appesantimento della crisi economica greca.  

Il premier Alexis Tsipras ancora una volta sulla graticola, si è presentato al tavolo con in tasca quattro hotspot su cinque a dimostrazione della buona volontà greca, e ha battuto i pugni sul tavolo, rifiutando più volte di firmare la bozza di conclusioni, chiedendo impegno anche sui ricollocamenti. Forte l'intervento anche di Renzi, che ha ribadito la necessità di una solidarietà a doppio binario, facendo riferimento alla programmazione dei fondi strutturali 2014-2020.

Il cancelliere Werner Faymann in giornata aveva fatto sapere che Vienna resterà sulla posizione assunta. «Dal punto di vista politico, è impensabile che accogliamo tutti i richiedenti asilo d'Europa». Le misure austriache hanno dominato anche il pre-vertice con i leader della rotta dei Balcani occidentali, il croato Tihomir Oreskovic, lo sloveno Miro Cerar, il serbo Tomislav Nikolic, e il macedone Gjorge Ivanov. Forti le preoccupazioni espresse dai quattro. Molte le sottolineatura sulla volontà di restare Paesi di transito. Cerar dice di appoggiare il piano B promosso dai quattro Paesi di Visegrad (Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia e Ungheria) per la costruzione di una barriera in Macedonia, se non si riuscirà a sigillare la frontiera turca.

Belgrado fa sapere che si comporterà allo stesso modo di Vienna. «Quello che farà l'Austria farà la Serbia», ha detto il ministro responsabile per l'emergenza profughi Aleksandar Vulin.  

Intanto i capi delle polizie dei quattro Paesi a Zagabria hanno raggiunto un accordo per un nuovo sistema di controlli al confine greco-macedone, per evitare respingimenti a catena, come avvenuto nei giorni scorsi per circa 200 migranti, rimbalzati dal confine austriaco in Slovenia e da lì in Croazia e Serbia.  Berlino critica il principio di respingere ai confini esterni i migranti «che non soddisfano le condizioni di ingresso o che non hanno presentato richiesta di asilo nonostante avessero avuto l'opportunità di farlo», contenuta nelle conclusioni del vertice, e preme sull'attivazione dell'articolo 26 del codice Schengen, quello che permette i controlli alle frontiere interne fino a due anni, per mantenere in vita l'area di libero scambio.

 
Venerdì 19 Febbraio 2016 - Ultimo aggiornamento: 23:58

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