Israele, Peres: «Pronti a invadere la Striscia di Gaza». Da ieri almeno 52 palestinesi uccisi. Abu Mazen: genocidio

Bombe e morti a Gaza. Sono 52 i morti e 450 i feriti a Gaza dall'inizio dell'Operazione "Confine protettivo", lanciata da Israele in risposta al lancio di razzi dalla Striscia. Lo riferiscono fonti palestinesi riportate dalla stampa israeliana.



«Dobbiamo fermare questo massacro, questo è un genocidio», ha detto il leader palestinese Abu Mazen alla riunione straordinaria dell'Olp in corso a Ramallah. Secondo Abu Mazen «gli eventi che stanno prendendo luogo in queste ore non sono una guerra contro Hamas, ma una guerra contro il popolo palestinese: partita da Hebron, passata a Shufat e adesso a Gaza». «Israele non sta difendendo se stesso ma sta difendendo le colonie». «È necessario raggiungere una tregua immediata e poi parlare di pace».



Per Hamas «Israele ha varcato una grave linea rossa, e ne subirà conseguenze» per aver bombardato la scorsa notte la casa di Raed al-Attar, uno dei comandanti del braccio armato di Hamas. Ma Israele alza i toni con il responsabile del dicastero Trasporti: «Vanno dati all'esercito ordini chiari: rimuovere la minaccia dei missili e schiacciare la testa del serpente».



Il premier israeliano Benyamin Netanyahu ha annunciato intanto che «l'operazione sarà estesa e proseguirà fino a quando gli spari verso le nostre città non cesseranno del tutto e la calma ritornerà». In due attacchi uccisi una madre, il figlio di quattro anni e due ragazzi. Il responsabile dei servizi medici di Gaza denuncia: da ieri 35 morti, 300 feriti.



Peres: offensiva di terra L'offensiva di terra potrebbe cominciare «a breve» se Hamas non ferma i lanci di razzi su Israele. Così il presidente Shimon Peres, in una intervista esclusiva alla Cnn. «Li abbiamo avvisati. Gli abbiamo chiesto di fermarsi - ha detto Peres - abbiamo atteso un giorno, due, tre e loro hanno continuato. Ed hanno sparso il loro fuoco su molte aeree di Israele».



Intanto gli Usa a causa dell'aggravarsi del conflitto hanno deciso di chiudere per un giorno l'ambasciata di Tel aviv. Lo riferisce l'agenzia Reuters.



L'aviazione israeliana ha effettuato 160 raid aerei sulla Striscia di Gaza contro Hamas durante la notte tra martedì e mercoledì in risposta al continuo lancio di razzi verso Israele. Dall'inizio dell'operazione, ha aggiunto, sono stati effettuati 430 attacchi aerei.



L'azione va avanti Il ministro della difesa Moshè Yaalon ha detto che le operazioni contro Hamas «saranno estesa durante i prossimi giorni». «Abbiamo ucciso terroristi di differenti ranghi - ha detto Yaalon citato dai media - e questa operazione continuerà e sarà intensificata. Da parte nostra non sarà una battaglia di breve durata».



All'alba sei forti esplosioni sono state sentite nella zona di Tel Aviv subito dopo il suono delle sirene d'allarme. Il sistema antimissili israeliano Iran Dome ha intercettato quattro razzi lanciati dalla Striscia di Gaza verso Gerusalemme. Secondo i media, Hamas ha rivendicato il lancio di missili M75. Nel pomeriggio il sistema antimissili Iron Dome ha intercettato un razzo lanciato da Gaza verso l'area metropolitana della grande Tel Aviv. Lo ha detto il portavoce militare israeliano. Le sirene però non sono risuonate in città.



Gaza, colpita la casa del comandante di Hamas che rapì Shalit. Nella notte, sostiene Hamas, l'aviazione israeliana ha distrutto in tutto a Gaza 15 abitazioni di responsabili palestinesi, dopo aver dato alle famiglie un preavviso di 10 minuti per mettersi in salvo.



Madre uccisa con il figlio Una madre col figlio di quattro anni e due ragazzi di circa 12 anni sono rimasti uccisi in due attacchi israeliani avvenuti a Sajaya e a Zaitun, due rioni di Gaza. Fonti locali riferiscono che la donna col figlio è stata colpita a Zaitun, mentre i due ragazzi hanno trovato la morte a Sajaya. Secondo notizie ancora non confermate essi si sarebbero trovati nelle immediate vicinanze di case colpite da un aereo F- 16. Preavvertiti da Israele, gli abitanti originali di quelle abitazioni sono riusciti a mettersi in salvo: i quattro uccisi sarebbero invece vicini di casa, che non si erano resi conto del pericolo incombente.




Ucciso miliziano palestinese. Un miliziano palestinese, che viaggiava a bordo di una motocicletta nella zona di Beit Hanun (nel nord della striscia di Gaza) è stato ucciso stamane da un razzo sparato da un velivolo israeliano.



Ucciso un giornalista. Anche un giornalista palestinese è rimasto ucciso in seguito ad un raid israeliano nel centro di Gaza. Con lui sarebbero rimaste ferite altre tre persone. I quattro sono stati colpiti mentre si trovavano a bordo di un veicolo. Lo riferiscono i media israeliani.



Israele richiama 40 mila riservisti: pronti ad attacco di terra. L'escalation di tensione non sembra diminuire: Israele ha richiamato 40 mila riservisti, mentre Benyamin Netanyahu ha dato ordine all'esercito di prepararsi per una possibile operazione terrestre che è «sul tavolo».



I vescovi La responsabilità del nuovo sangue sparso in Terra Santa appartiene in larga misura a leadership politiche che «versano benzina sul fuoco», alimentando il conflitto con parole e atti irresponsabili. E utilizzare l'omicidio dei tre israeliani «per infliggere una punizione collettiva al popolo palestinese nel suo complesso e nel suo legittimo desiderio di essere libero, rappresenta una tragica strumentalizzazione di quella tragedia e non fa che aumentare la violenza e l'odio». Così, in un comunicato diffuso ieri, la Commissione Giustizia e Pace dell'Assemblea degli Ordinari cattolici in Terra Santa. Da un lato, il linguaggio violento di chi in Israele chiede vendetta «è alimentato dagli atteggiamenti e dalle espressioni di una leadership che continua a promuovere un discorso discriminatorio, promuovendo i diritti esclusivi di un gruppo e l'occupazione con tutte le sue conseguenze disastrose. Vengono costruiti nuovi insediamenti, le terre sono confiscate, le famiglie sono separate, le persone care vengono arrestate e perfino uccise». Sull'altro fronte, il linguaggio violento della strada palestinese «è alimentato dagli atteggiamenti e dalle espressioni di coloro che hanno perduto ogni speranza di raggiungere una giusta soluzione per il conflitto attraverso i negoziati».
Mercoledì 9 Luglio 2014 - Ultimo aggiornamento: 10-07-2014 00:27

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