Francia, Macron si prende anche il Parlamento: astensione record

di Francesca Pierantozzi
PARIGI Non è stata l'apocalisse annunciata dai sondaggi, non i 450, 460, addirittura 470 seggi sui 577 dell'emiciclo, ma è stato un semplice trionfo. La République en marche di Emmanuel Macron conquista l'Assembleé Nationale e regala al neo presidente una maggioranza più che assoluta, 361 deputati secondo ultime proiezioni, ben al di sopra dei 289 necessari. Gli elettori francesi hanno voluto attenuare i pronostici quasi isterici della vigilia che annunciavano un Macron-Re Sole dotato di poteri semi-assoluti. L'opposizione non è morta e sepolta, è soltanto sconfitta, spezzettata e, per la frangia socialista, comunque stordita e quasi annientata.

I CAMBIAMENTI
I francesi hanno rivoluzionato il paesaggio politico, ma non l'hanno fatto in massa: ieri l'astensione è stata la più alta nella storia della Quinta Repubblica, con il 56,6 per cento ha polverizzato qualsiasi record negativo. La destra dei Républicains resiste ai peggiori pronostici, potrà contare su più di 120 deputati, il doppio dei sessanta temuti, ma niente rispetto all'Eliseo e alla maggioranza assoluta di cui era certa fino a quattro mesi fa, quando Fillon era ancora il favorito delle presidenziali.

All'estrema destra, il Fronte nazionale deve rivedere al ribasso i sogni di gloria. Non ci saranno i quaranta deputati sognati, e non ce ne saranno nemmeno abbastanza per formare un gruppo parlamentare, per cui di deputati ne occorrerebbero quindici: dovrebbero essere invece otto a sedere all'estrema destra, erano in due nella scorsa legislatura. Tra di loro, e per la prima volta all'Assemblée Nationale, Marine Le Pen, che entra in Parlamento col suo compagno, Louis Alliot.

OPPOSITORI A CONFRONTO
Le Pen ha cominciato subito la battaglia, denunciando un sistema elettorale «antidemocratico» (ha subito annunciato battaglia per chiedere la proporzionale) e un'astensione che rende più fragile «la legittimità dell'Assemblée Nationale». «Siamo la sola forza di resistenza al mastodonte dell'oligarchia», ha detto Le Pen.
Ma all'estrema sinistra, Jean-Luc Mélenchon, eletto a Marsiglia, non è d'accordo. Porta all'Assemblée 26 deputati, tra i ribelli della sua France Insoumise e i comunisti, agguanta la possibilità di formare un gruppo parlamentare e si autoproclama avanguardia dell'opposizione e della «resistenza» al potere di Macron. «L'astensione dimostra che il nostro popolo è entrato in una forma di sciopero generale civico - ha detto Mélenchon - vedo in questa astensione un'energia disponibile. Faremo appello alla resistenza sociale contro il nuovo potere, non cederemo nemmeno un metro di terreno sociale senza combattere».

I socialisti incassano la batosta annunciata: 46 seggi, contando anche gli alleati ecologisti, sono decimati, ne avevano trecento. Il segretario del partito Cambadélis, bocciato già al primo turno, parla per primo, pochi istanti dopo le prime proiezioni. Sono più che sufficienti per ammettere «sconfitta senza appello». In un sussurro chiede - supplica - il neo presidente di aprire il dialogo sociale, mette in guardia dal «potere assoluto concentrato», ma poi rialza i toni per decretare che «la gauche deve cambiare tutto, inaugurare il nuovo ciclo» e rassegna in diretta le sue dimissioni, annunciando per il partito socialista «una direzione collettiva»: «Questa battaglia è persa, ma la guerra contro le disuguaglianze continuerà».

La République en marche! e il Governo hanno riscosso la vittoria senza trionfalismi. «La vittoria è un po' più stretta del previsto - ha detto il ministro e portavoce del governo Castaner, lui stesso eletto - ma la nostra vera vittoria sarà tra cinque anni, quando le cose saranno cambiate». Misurato anche il premier Edouard Philippe: «Abbiamo una maggioranza franca, la Francia ha preferito la speranza alla rabbia, comincia adesso il tempo dell'azione, il governo l'affronterà con grande umiltà e totale determinazione». I sei ministri candidati sono tutti passati.

IL GIORNO SIMBOLO
Emmanuel Macron ha aspettato i risultati come una settimana fa all'Eliseo. La giornata era simbolica: il 18 giugno, giorno dell'appello di Londra del generale de Gaulle, l'appello a resistere, il rifiuto della capitolazione della Francia vinta dai nazisti. Dopo aver votato nella sua Touquet, questa volta solo, senza Brigitte, che è andata alle urne più tardi, Macron è volato come tutti i suoi predecessori al Mont-Valérien, a celebrare la Francia libera. Nessun commento, molti selfie.
Domenica 18 Giugno 2017 - Ultimo aggiornamento: 20-06-2017 10:56

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5 di 16 commenti presenti
2017-06-19 19:46:17
Si sta facendo passare per un superman un personaggio che guida la Francia con il 15% degli aventi diritto al voto, stessa percentuale della lega in Italia. 85% non si è recato al voto.
2017-06-19 19:44:57
nessun sistema elettorale √® perfetto, ma uno che con premi e astrusit√† permette ad una minoranza di conquistare tutto il potere √® certamente sbagliato. Chi ha una maggioranza parlamentare di questo tipo puo' far passare ogni legge ed ogni riforma per questo abbiamo rifiutato la riforma costituzionale che insieme a ll'italicum avrebbe potuto permettere un risultato cos√¨. L'esempio di questa deformazione della volont√† popolare lo stiamo vivendo con questo parlamento eletto (nominato) con l'illegittimo porcellum il PD con pochi voti in pi√Ļ √® padrone della Camera e ha cercato di fare riforme che perpetuino il suo potere.
2017-06-19 14:43:59
sono tutti perfetti i governi. Prima che comincino a governare. Governare e' decidere, quindi scontentare. e quando serve (oggi, serve spesso) essere impopolari. E' li' che casca l'asino. il politico che punta solo al consenso, e lo fa magari con uno stile di comunicazione seducente, non dura molto passata la "luna di miele"
2017-06-19 14:25:51
INVALIDARE , mi auguro che nella nostra nuova legge venga considerata l'affluenza alle urne come un requisito per la loro validità. Nemmeno nel CONDOMINIO non si può eleggere l'amministratore se non alla seconda o terza convocazione
2017-06-19 13:48:31
Macron avrà una strada in salita e una vita dura e finirà per implodere. Come percentuale di consenso, lui non rappresenta neppure il 15-18 % dei francesi e non basterà l' assist delle banche e della finanza, quando avrà contro buona parte della popolazione che non lo ha votato (cioè la maggioranza), e che si è astenuta per non votarlo, il momento che lui metterà mano alle leggi sul lavoro. I francesi non sono come gli italiani, loro reagiscono, lo hanno sempre fatto. Gli italiani pensano con la suola delle scarpe e, in questi giorni, pensano al ....... "problema Donnarumma". Problema VITALE per lo stato e per la popolazione.
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