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Egitto, violenti scontri al Cairo: 2 morti
Morsi abbandona di nuovo il palazzo

Manifestazioni e proteste contro il decreto dei "super-poteri". L'opposizione: «Il presidente è responsabile del sangue versato»

Scontri al Cairo (foto Khaled Elfiqi - Epa)

ROMA - Ancora violenti scontri al Cairo con almeno due morti e decine di feriti.

Le vittime sono un attivista dei Fratelli musulmani e di una donna di nome Mirna Emad, che è stata uccisa durante gli scontri scoppiati davanti al palazzo presidenziale tra sostenitori e oppositori del presidente egiziano, Mohamed Morsi. Lo ha riferito l'inviata della tv al-Arabiya.

Con un colpo di mano ha blindato i suoi poteri, ridimensionando quelli della magistratura, e con tre articoli entrati nella bozza definitiva della Costituzione (che ora dovrà essere sottoposta ad un referendum) ha riportato il Paese alla legge della sharia: per questo il presidente egiziano Mohamed Morsi ora viene additato dalle forze laiche di piazza Tahrir come un dittatore, che retrocede il Paese al Medio Evo, stravolgendo il senso della Primavera araba. Col decreto del 22 novembre, ormai rinominato come quello dei «super-poteri», Morsi ha stabilito che le dichiarazioni costituzionali e le decisioni del primo presidente islamico eletto direttamente in Egitto saranno inappellabili davanti ai giudici. Morsi ha messo al sicuro anche l'assembla costituente dai ricorsi della magistratura ed ha rimosso il procuratore
generale, affondando un colpo mancato ad ottobre.

«Il sangue versato questa sera a Ittahadeya annulla la legittimità del presidente», ha detto il leader nasseriano Hamdin Sabbahi in una conferenza stampa con due dei principali esponenti dell'opposizione, Mohamed el Baradei e Amr Mussa. El Baradei dopo una riunione del fronte di salvezza nazionale ha aggiunto: «Il presidente Mohamed Morsi è responsabile della violenza di questa sera» e le opposizioni sono pronte al dialogo se ritira il suo decreto. Altrimenti «la battaglia continua».

Altra giornata di alta tensione. Il confronto fra Fratelli musulmani ed esponenti dell'opposizione davanti al palazzo presidenziale è sfociato di nuovo in tafferugli. Decine di forze antisommossa si sono schierati per dividere i manifestanti pro e anti Mmorsi davanti al palazzo presidenziale. Gli incidenti sono cominciati con una fitta sassaiola fra i due opposti schieramenti. In un comunicato i Fratelli musulmani affermano di avere fermato tre persone davanti al palazzo di Ittahadeya in possesso di pistole e di proiettili. Morsi era tornato stamani al lavoro nel palazzo abbandonato ieri sera per le violente proteste dei dimostranti dell'opposizione ma oggi ha dovuto di nuovo lasciare il palazzo per gli scontri.

Uno dei consiglieri del presidente egiziano, Seif Abdel Fatah, ha annunciato in diretta tv su Jazira Egitto le sue dimissioni per «i martiri caduti questa sera».

La gente è scesa in piazza contro le riforme autoritarie volute dal presidente. Il referendum sulla costituzione è previsto per il 15 dicembre. La confraternita islamica ha indetto una manifestazione davanti all'edificio per "proteggere la legittimità" del presidente, dopo le "aggressioni" di ieri. In risposta all'appello anche l'opposizione ha chiamato i suoi sostenitori a manifestare davanti al palazzo presidenziale.

Il vicepresidente apre a richieste manifestanti. La presidenza egiziana rispetta il diritto alle manifestazioni pacifiche e ha dato direttive alle forze dell'ordine di agire con moderazione, ha detto il portavoce della presidenza egiziana Yasser Ali in una conferenza stampa. I manifestanti hanno richieste che «devono essere rispettate e delle quali occorre tenere conto», ha sottolineato invece il vicepresidente egiziano Mahmoud Mekki.

Gli articoli «contestati» della costituzione possono essere modificati, ha aggiunto Mekki. «Dobbiamo trovare una via di uscita e siamo seri nella ricerca del consenso. Non abbiamo alcuna altra alternativa al dialogo», ha continuato Mekki evocando la possibilità di modificare gli articoli «contestati» della Costituzione, ammettendo di avere anche lui «riserve» sulla dichiarazione costituzionale emessa dal presidente Morsi.

La manifestazione dei fratelli musulmani.
L'organizzazione e le «forze popolari» avevano fatto appello a manifestare anche oggi davanti al palazzo dopo le «aggressioni» di ieri, ha detto il portavoce della Confraternita, Mahmoud Ghozlan. Il portavoce ha affermato in una dichiarazione che le «aggressioni sono state commesse da una sola parte, che ha pensato di poter scuotere la legittimità per imporre con la forza la sua opinione». «Questo spinge le forze popolari - ha sottolineato Ghozlan - a manifestare per mostrare che è il popolo egiziano che ha scelto questa legittimità. Se Dio lo vuole, il popolo egiziano sarà capace di proteggere la legittimità e di adottare la sua costituzione e di proteggere le sue istituzioni».

Sit-in davanti al palazzo.
Decine di manifestanti anti-governativi sono rimasti invece in sit in, stanotte, davanti al palazzo del presidente egiziano. Sono state allestite una ventina di tende. L'associazione per il cambiamento ha fatto appello a proseguire fino a quando non saranno accolte tutte le richieste. La coalizione delle forze islamiche, con i Fratelli musulmani e i salafiti, ha denunciato invece le «pratiche vergognose» della protesta e l'uso della violenza.

Gli scontri. Ieri la polizia ha sparato lacrimogeni contro le decine di migliaia di manifestanti che tentavano di scavalcare le barriere di filo spinato davanti al palazzo presidenziale. Le forze di sicurezza si sono poi ritirate dal perimetro esterno del palazzo presidenziale, totalmente circondato. Le immagini della tv Al Jazira hanno mostrato un blindato della polizia seguito da un gruppo di poliziotti in tenuta antisommossa completamente circondato dai manifestanti.

El Baradei. «In presenza di un presidente con poteri assoluti e in assenza di una magistratura, fare ricorso alle urne è una mossa illegittima e ingannevole di falsa democrazia», aveva scritto su Twitter il leader dell'opposizione Mohamed el Baradei.

Raffica di denunce intanto contro leader dell'opposizione. Una serie di denunce per tentativo di rovesciamento del regime è stata presentata da Hamed Seddik, ricercatore scientifico, che se l'è presa con i tre leader del Fronte di salvezza nazionale Mohamed el Baradei, Amr Mussa e Hamdin Sabbahi, accusandoli di sovversione. Seddik è conosciuto in Egitto per avere in passato presentato oltre trecento denunce contro esponenti politici ed avere affermato che la persona nella gabbia al processo contro Mubarak non era l'ex rais, ma una controfigura.

La necessità che in Egitto si realizzi un «dialogo trasparente» tra tutte le parti è stata espressa intanto oggi dal segretario di stato americano Hillary Clinton che ha sottolineato anche il bisogno che nel paese siano essere rispettati i diritti di tutti cittadini.


Mercoledì 05 Dicembre 2012 - 09:55
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