Il vescovo di Pinerolo in missione: «Attentati anche in altre parti del Burkina Faso, per i media locali i morti sono 33»

«Fino a ieri era andato tutto bene, clima disteso e rapporti cordiali. Poi, con l'attentato, il Paese è precipitato nel caos». Monsignor Piergiorgio Debernardi, vescovo di Pinerolo, racconta così la paura degli italiani in Burkina Faso. In viaggio di cooperazione nella diocesi di Dorì con quattro volontari pinerolesi, che stanno tutti bene, era a Ouagadougou, in un albergo vicino a quello colpito dall'attentato compiuto da Al Qaida. «Abbiamo sentito gli spari - spiega - ma non ci siamo resi subito conto di quello che stava accadendo».

Per le tv locali, riferisce monsignor Debernardi dall'aeroporto, dove è arrivato ieri sera «violando il coprifuoco», «i feriti sono 157 e 33 i morti». «La situazione è più complessa di quanto sembrava in un primo momento - aggiunge -. I terroristi hanno colpito anche a Dorì, dove sono rimasti uccisi due gendarmi, e altri due a Gibò, sul confine del Mali. Il tentativo è quello di destabilizzare tutta l'area a nord di Ouagadougou».

L'attentato, prosegue il vescovo di Pinerolo in attesa di partire con un volo dell'Air France per Parigi, «è stato veramente uno choc: l'impressione è che questo attacco abbia avuto la volontà di destabilizzare il governo appena formato. La situazione è abbastanza preoccupante». I terroristi hanno colpito anche il caffè-ristorante Cappuccino.

«Era il ritrovo di tutti. Noi stranieri ci andavamo a prendere un caffè o a mangiare», dice all'Ansa Mira Gianturco, dal 2009 a Ouagadougou per il programma Bravo, della comunità di Sant'Egidio, che ha l'obiettivo di dare uno stato civile a bambini e adulti senza atto di nascita. «Il Burkina Faso stava tornando alla normalità», spiega, dopo il fallito colpo di Stato e le elezioni di novembre, ma ora i terroristi hanno voluto colpire un Paese dove «la convivenza tra popoli e religioni è un modello di vita».

La Farnesina ha raccomandato agli italiani presenti nel Paese africano «di evitare ogni spostamento e rimanere nelle proprie abitazioni». Un consiglio seguito da don Andrea Cristiani, del movimento Shalom di San Miniato (Pisa). Sarebbe dovuto rientrare in Toscana ieri sera con un gruppo di sei volontari italiani, ma alla notizia dell'attentato, durante il trasferimento verso l'aeroporto, è stato riaccompagnato nella casa del movimento. «C'è stata preoccupazione, anche se siamo ultraprotetti», ammette il sacerdote. Della delegazione fa parte anche monsignor Roberto Rodriguez, vescovo argentino e presidente onorario del movimento Shalom.

«Proprio ieri, presso la nostra università di Ouagadougou - spiega - c'è stato un incontro con docenti e studenti. Abbiamo parlato di terrorismo e posso testimoniare che in questo popolo non ci sono deviazioni fondamentaliste. I terroristi vengono certamente da fuori, il popolo e gli stessi musulmani, che rappresentano quasi il 50% della popolazione burkinabè, non sono fondamentalisti e non vogliono il terrorismo». «Sorpresa e sconcerto» per quanto accaduto anche da parte di Giovan Battista Sbordone, medico umbro che coordina un'equipe in servizio in Burkina Faso, «Paese che è sempre stato - conclude - un esempio di tolleranza e convivenza tra le religioni.


APPRENSIONE IN UMBRIA
«Vicinanza e solidarietà per la straordinaria opera umanitaria, di alto valore medico-sociale, che continuano a svolgere, tra l'altro a proprie spese, a sostegno di quelle popolazioni in difficoltà. Tutta l'equipe presente in Burkina Faso, coordinata dal dottor Giovan Battista Sbordone, primario Uo di oculistica, composta anche da due infermieri di Città di Castello assieme ad altri colleghi di Napoli, San Sepolcro e Gubbio, continua a prestare la preziosa e fondamentale opera anche in questi concitati e drammatici momenti di terrore rimbalzati dai mezzi di informazione di tutto il mondo con eloquenti immagini».

È quanto dichiara il sindaco di Città di Castello, Luciano Bacchetta, appresa la notizia della presenza dell'equipe medica umbra in Burkina Faso. Un'equipe che presta servizio di volontariato con spese sostenute direttamente dai volontari stessi a circa 60 chilometri da dove è avvenuto l'attentato. L'equipe è composta da 11 persone. «Abbiamo appreso prima di tutto la notizia che stanno bene e addirittura con grande senso di abnegazione, sotto opportuna protezione delle autorità locali, continuano a svolgere interventi chirurgici indispensabili per alleviare e risolvere problemi di salute che affliggono quelle popolazioni in particolare agli occhi», afferma il sindaco.

 «È davvero commovente ed esempio per tutti noi - spiega - quello che sta accadendo in quelle zone, testimonianza concreta del ruolo fondamentale e sinergico che svolgono associazioni umanitarie e volontari sul versante medico e sociale». «Seguiremo con attenzione - ha concluso Bacchetta - l'evoluzione di questa vicenda facendo sempre sentire il calore, la riconoscenza e l'affetto della nostra comunità all'equipe medica e alle loro famiglie». «Sorpresa e sconcerto per quello che è successo in un paese che è sempre stato un esempio di tolleranza e convivenza tra le religioni - affermano il dottor Giovan Battista Sbordone e il dottor Luigi Panata - Ovviamente un po' di preoccupazione ma la situazione in questo sperduto ospedale di campagna è tranquilla come sempre! Comunque siamo costantemente controllati e protetti dagli uomini della Gendarmerie». Da quattro anni ormai l'associazione 'L'impegno Onlus' presieduta dal dottor Luigi Panata, medico di famiglia e anima della missione, porta sollievo alla popolazione di questo poverissimo paese effettuando interventi di chirurgia oculare tra i più disparati su giovani ed anziani.
Sabato 16 Gennaio 2016 - Ultimo aggiornamento: 20:22

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