Brasile, turista in kayak uccisa dai pirati sul Rio delle Amazzoni

di Federica Macagnone
La gente del posto li chiama “topi d’acqua”. Per la polizia sono “i pirati dell'Amazzonia”. C'è una banda che assalta le imbarcazioni e ruba le merci (in particolare benzina e droga) dietro l'assassinio di Emma Kelty, 43enne kayaker britannica scomparsa mercoledì scorso nell'area di Solimões, in Brasile, e uccisa da un gruppo di persone che l'ha assalita per derubarla. Nelle ore successive alla sua scomparsa, avvolta nel mistero, alle autorità era arrivato un Sos tramite un dispositivo Gps. Non era stata Emma a lanciarlo, ma i suoi aggressori che, provando a capire come funzionava l'apparecchio, hanno tracciato la pista che ha consentito agli investigatori di arrivare fino a loro.
 
 

Emma era un'ex maestra delle scuole elementari: un ruolo che le stava stretto, vista la sua inarrestabile voglia di andare alla ricerca di posti nuovi. E così qualche anno fa lasciò il suo lavoro per girare il mondo. Dopo essere andata in Cile si era diretta in Perù per l'impresa della sua vita: da grande appassionata di kayak non voleva perdere l'occasione di esplorare tutto il Rio delle Amazzoni, partendo dalla foce nelle Ande peruviane fino alla foce nell'Oceano Atlantico. Si trovava nell'area di Solimões quando è stata avvistata dalla banda: in tanti in Brasile l'avevano avvisata della pericolosità del viaggio, ma lei non aveva voluto desistere. L'hanno sorpresa all'interno della sua tenda, le hanno sparato due colpi di pistola e le hanno tagliato la gola prima di gettare il corpo nel fiume.

Il tutto per impossessarsi dei suoi averi, tra cui soldi, un drone, una GoPro, un telefono cellulare e un rilevatore Gps in grado di inviare l'allarme in caso di pericolo: ed è stato proprio il segnale inviato erroneamente alle 22 di mercoledì ad attivare gli investigatori, che si sono messi in viaggio e hanno rintracciato e arrestato alcuni membri della banda a 240 chilometri da Manaus. Evanilson Gomes da Costa, noto come Baia, 24 anni, è stato ucciso in una sparatoria tra bande poche ore dopo. In manette sono finiti Jardel Pinheiro Gomes, 19 anni, un 17enne di cui non è stata rivelata l'identità ed Erinei Ferreira da Silva, 28 anni. In manette anche Arthur Gomes da Silva, noto come Beira, uno degli esecutori materiali, insieme a da Costa, che ha confessato l'omicidio. La polizia è ancora a caccia di altri complici.

«È stato facile acciuffarli - ha detto il detective Barradas - Uno di loro ha confessato di averla uccisa tagliandole la gola e aver gettato il corpo nel fiume. Tuttavia non credo saremmo arrivati a loro se non avessero inviato erroneamente quel segnale d'allarme: non sapevano come funzionasse e hanno iniziato a schiacciare tutti i pulsanti, compreso quello delle emergenze. Senza quel segnale sarebbe stato molto difficile sapere in quale zona della foresta era scomparsa. Probabilmente sarebbe rimasto un mistero irrisolto e i suoi assassini non sarebbe mai stati assicurati alla giustizia».
Giovedì 21 Settembre 2017 - Ultimo aggiornamento: 22-09-2017 11:26

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2 di 2 commenti presenti
2017-09-22 09:20:29
Già il Brasile è un Paese pericoloso di per se, specialmente nelle grandi città, figuriamoci nei luoghi più sperduti come quelli in cui si è avventurata quella sciagurata ragazza. Ma perchè non si usa più la prudenza? E mi riferisco anche agli ultimi episodi di stupro avvenuti di recente a Roma che forse si sarebbero potuti evitare se si fosse usoto un pò più il cervello.....
2017-09-21 17:28:37
Che peccato che i posti tra i più belli naturalisticamente siano infestati di questa feccia che ammazza per 4 soldi. Andarci è una roulette russa con 4 colpi nel tamburo..
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