Abdelhamid Abaaoud, killer spavaldo e spietato: «Non mi prenderete mai»

di Francesca Pierantozzi
PARIGI - L'Isis celebrava gli attacchi a Parigi contro Charlie Hebdo e il supermarket Kosher. E nel nuovo numero della sua rivista Dabiq, c'era anche l'intervista a un jihadista «most wanted» dagli 007 occidentali: Abdelhamid Abaaoud, considerato mente del massacro di venerdì 13 e molto probabilmente ucciso nel blitz di ieri. Abdelhamid Abaaoud ha fatto una carriera folgorante. Il suo, fino a due anni fa, era un curriculum comune a molti dei suoi vicini di casa a Molenbeek, il sobborgo di Bruxelles considerato epicentro della jihad belga. Furti e qualche rapina. Niente di più.

LA SCALATA

Poi nel 2013, a 25 anni, il grande salto: la partenza per la Siria. Qui, nei campi di addestramento dell'Isis, e soprattutto nella «capitale» Raqqa, Abaaoud è diventato Abu Omar Al Sussi, non soltanto un guerrigliero e tagliateste di ostaggi, ma anche un addestratore, il maestro dei ragazzi occidentali che vengono in Siria ad imparare la Jihad per poi importarla a casa. Il pianificatore di attentati su terra europea. La sua reputazione era cresciuta quando aveva fatto circolare un video in cui era alla guida di una 4x4 alla quale aveva legato dei corpi mutilati. Si era anche distinto per aver fatto venire in Siria il fratello Younes a 13 anni, innalzandolo al grado di jihadista più giovane del mondo. Il padre si era costituito parte civile per recuperare il figlio più piccolo.



Nell'intervista rilasciata lo scorso anno a “Dabiq”, l'house organ dell'Isis, propaganda patinata di Al Baghdadi, Abaaoud si vanta di tutte le volte che è riuscito a ingannare i servizi occidentali, i controlli negli aeroporti, le barriere della polizia. Qualche mese dopo, a luglio, arriverà la consacrazione: una condanna in Belgio a vent'anni in contumacia in un processo sulle reti di reclutamento dei jihadisti belgi per la Siria. Per gli inquirenti la firma di Abaaoud sotto agli attentati di Parigi non lascia molti dubbi. Il suo nome, d'altra parte, compare immancabile a ogni attentato, tentato o sventato, da Charlie in poi.

Questa volta, due dei suoi più fedeli amici sono direttamente implicati negli assalti del 13 novembre. Il primo è Brahim Abdeslam. È il kamikaze che si è fatto esplodere sul boulevard Voltaire, al tavolino di un bistrot. Lui e Abaaoud sono amici d'infanzia. Entrambi avevano fatto parte della “cellula di Verviers”, un'équipe di jihadisti belgi smantellata il 15 gennaio scorso, meno di due settimane dopo gli attentati di Charlie e dell'Hypercacher.



LA TESTIMONIANZA

Illuminante è la testimonianza di Reda Hame, un jihadista francese interrogato l'11 agosto al suo ritorno dalla Siria dopo un soggiorno di una settimana in un campo di Raqqa. Reda ha raccontato di essere stato addestrato da Abaaoud, di aver ricevuto da lui, alla fine del corso, una chiave USB con software per criptare le comunicazioni e 2.000 euro in contanti. La sua missione era colpire un «obiettivo facile», come per esempio «una sala concerti». Obiettivo drammaticamente centrato tre mesi dopo al Bataclan, ma da un altro commando.
Sabato 21 Novembre 2015 - Ultimo aggiornamento: 19-11-2015 14:32

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