Yara, Bossetti ribadisce in aula: «Quel furgone non è mio»

di Claudia Guasco
Massimo Bossetti, per la terza volta, si siede al banco dei testimoni per raccontare la sua verita'. E la moglie Marita Comi, come sempre, e' al suo fianco. "Sono qui per dargli forza", dice durante la pausa del processo in cui il muratore di Mapello e' accusato di omicidio. I due si guardano, si sorridono, scambiano qualche parola. Lei, in un tesissimo colloquio in carcere, ha messo alle strette il marito su quella sera del 26 novembre 2010, quando Yara scomparve per sempre. L'uomo metteva in fila una serie di "non ricordo", lei lo incalzava. "Mi ha messo al muro. Peggio di lei, dottoressa", ha detto il carpientere rivogendosi al pm Letizia Ruggeri. Le risposte di Bossetti, a quanto pare, hanno convinto Marita della sue innocenza: "Se mente, glielo leggo negli occhi". E oggi e' in aula per sostenerlo.

LE FOTO DEL FURGONE  La prima domanda a Bossetti viene rivolta dalla Corte, presieduta dal giudice Antonella Bertoja (a latere Ilaria Sanesi e sei giudici popolari). I giudici si riuniscono per decidere quali punti della vicenda approfondire con il muratore e alla fine la precisazione richiesta e' soltanto una: "Le sottoponiamo i fotogrammi del suo furgone ripreso dalle telecamere di sorveglianza. Come puo' escludere che questo furgone sia il suo?". Il muratore esamina le immagini una dopo l'altra e la sua risposta e' quella di un tecnico. "Tutti gli Iveco hanno la stessa tipologia di cabina, ma l'allestimento del cassone viene fatto in base alle esigenze dell'acquirente. E dai fotogrammi che vedo, noto vari particolari da cui si deduce che e' simile al mio, ma non e' il mio". Il furgone in questione e' una delle prove a carico di Bossetti che, insieme al dna, la Procura di Bergamo ritiene decisiva. E' quell'Iveco bianco che va su e giu' tra via Locatelli, ingresso della palestra, e via Morlotti, la strada che incrocia via Rampinelli. Qui abitava Yara con i suoi genitori e la telecamera di una banca ritraggono il camion proprio all'angolo della strada. Ma il carpentiere, guardando le fotografie e la comparazione tra i mezzi fatta dagli investigatori, spiega che "sulla base della mia visione" il cavalletto posteriore posto a protezione della cabina del suo Fiat Daily è "più basso" di quello del furgone ripreso. Altro dettaglio, aggiunge, è il fatto che una cassetta posta in basso a sinistra nel cassone differisce da quella del suo perché "è doppia". Precisa: "Avrei preferito mostrarvi i motivi delle mie dichiarazioni attraverso i filmati".

GLI ALBUM DELLE FIGURINE  Dopo il furgone, un altro pezzo della vita familiare di Bossetti entra nel processo. Il suo avvocato Paolo Camporini porta in aula gli album di figurine che Marita Comi ha recuperato a casa, a conferma delle parole del marito il quale ha raccontato di essere solito acquistarle tutte le sere mentre tornava dal lavoro. Si tratta di dieci album e alcune raccolte che il carpentiere di Mapello ha riconosciuto. Le prende in mano e le sfoglia: calciatori, "Amici cucciolotti", carte "Yu gi oh!". Bossetti le passa in rassegna: "E ce ne sono molte altre - afferma - qualche volta lasciavo anche il numero di telefono e gli edicolanti mi chiamavano perché io potessi completare le raccolte". Nelle scorse udienze, tre edicolanti hanno sostenuto davanti ai giudici di non riconoscere il carpentiere come cliente abituale, mentre lui, per spiegare i suoi frequenti passaggi da Brembate, aveva raccontato che era solito comperare figurine per i propri figli. Quando in aula l'accusa ha sottolineato che Bossetti, in quelle edicole, era un perfetto sconosciuto, il muratore e' sbottato: "Mentono". Da qui la richiesta della difesa di acquisire i tabulati dei telefoni degli edicolanti citati da Massimo Bossetti.

UNA RAGAZZINA CON TRE UOMINI Gli avvocati Claudio Salvagni e Paolo Camporini hanno presentato una lista di testimoni che comprende circa 700 nomi. Il primo a rispondere alle domande della difesa è G.R., 17 anni, accompagnato dai genitori. Quando Yara venne uccisa lui aveva 11 anni e in un verbale del 18 gennaio 2011 ha raccontato di aver incrociato fuori dal centro sportivo di Brembate un furgone bianco, "un modello chiuso, di quelli con il protellone" e accanto al mezzo "una ragazza e tre uomini". Il giovane frequentava il centro per gli allenamenti di nuoto e ai tempi dei fatti aveva detto di aver visto una ragazza "con una tuta nera, i capelli raccolti e un giubbino che aveva stampata l’immagine di Hello Kitty". Non ricorda se quell'episodio avvenne il 26 novembre, ma quando lo riferi' agli investigatori un particolare lo aveva impressionato: "Mi ha colpito quella scena perche' mi e' sembrato strano che una ragazzina stesse con tre uomini".
Poi è stato il turno di Giovanni Terzi, un informatico che ha fornito uno dei computer alla famiglia del muratore. L'uomo racconta di aver venduto e installato "il computer fisso in casa Bossetti e un pc portatile". Alla domanda sulle conoscenze e abilità del carpentiere con i computer, Terzi ha risposto: "Non ho mai operato in sua presenza, ma a volte parlando mi diceva di rivolgermi a Marita perchè lui non capisce nulla in materia".



 
Mercoledì 16 Marzo 2016 - Ultimo aggiornamento: 17-03-2016 15:47

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