Verbania, sequestrate pellicce di cane procione spacciate per sintetiche

di Luisa Mosello
Non erano pellicce sintetiche. Ma d'origine animale, realizzate con peli di cane. Non del quattrozampe domestico ma del procione, nome scientifico Tanuki, mammifero appartenente alla famiglia dei canidae, originario del Giappone, della Siberia e della Manciuria, a metà fra un pastore del Caucaso e una volpe. In pratica un parente dei nostri fedeli amici, finito nelle giacche in vendita nel nord Italia: 140 giubbotti realizzati con pellicce animali, e non ecologiche come indicavano i cartellini, sequestrati dalla Guardia di Finanza di Verbania.
 
 


«Questi beni - hanno spiegato le Fiamme Gialle - venivano posti in commercio con l’indicazione sui cartelli della composizione in materiale sintetico, ma accertamenti tecnici hanno consentito di riscontrare come la pelliccia apposta sugli stessi fosse di origine animale, in particolare di cane procione. Un trucco teso a danneggiare i consumatori certi di acquistare un bene diverso da quello che avrebbero effettivamente acquistato». Denunciato per frode in commercio un importatore milanese che aveva distibuito i capi falsificati nel mercato verbanese attraverso un rivenditore cinese. 

La truffa puntava a ingannare i clienti sempre più attenti agli acquisti "animalisti" che mai avrebbero comprato prodotti di questo genere. Pochi giorni fa era diventato virale sui social il cartello di un barista che vietata l'ingresso nel suo locale alle pellicce. Magari i truffatori pensavano di aggirare in questo modo "blocchi" del genere e soddisfare con l'inganno il desiderio di quanti mai entrerebbero in una pellicceria. 
 
Venerdì 3 Febbraio 2017 - Ultimo aggiornamento: 04-02-2017 19:21

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