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Tragedia a Palinuro, il racconto:
«Era buio totale, l'inferno»/Foto

La testimonianza dell'istruttore del gruppo. L’inutile intervento dei soccorritori per i ragazzi intrappolati dal fango nella Grotta del sangue

PALINURO - «Ci siamo ritrovati improvvisamente in un cunicolo cieco. Non si vedeva più niente. A quel punto è stato il panico». Marco Sebastiani è sotto choc, ha il corpo pieno di escoriazioni e soprattutto un rimpianto con il quale dovrà fare i conti tutta la vita: non essere riuscito a raggiungere i suoi quattro amici rimasti imprigionati in quella maledetta grotta.
Marco è l’istruttore che ha portato in gita alle grotte di Palinuro i suoi amici romani. Anche lui romano, titolare di una scuola di sub nella Capitale.

In programma c’era una meravigliosa immersione in uno dei posti più battuti e conosciuti dai sub, la Grotta del Sangue (deve il suo nome all'impressionante colore delle pareti interne, accese da un sorprendente rosso che riflettendosi sul mare lo colora con una sfumatura molto suggestiva). Una delle cordate, come si dice in gergo, più semplici che si è trasformata in tragedia. «Andava tutto bene - continua sconvolto Marco - Avevamo formato un gruppo da otto con un istruttore e due accompagnatori. Ci siamo affidati a una guida del posto».

Sono arrivati in barca al punto di immersione, si sono vestiti e sono scesi. Una volta in acqua si sono messi in formazione, si sono dati l’ok e hanno sgonfiato i Gav (giubbetto ad assetto variabile, ndr). E si sono immersi.

Marco Sebastiani è molto agitato, i graffi sulle braccia e sul corpo, che si è procurato nel tentativo di salvare i suoi amici, lo tormentano così come il ricordo dei suoi amici felici che avanzavano con lui sfiorando le pareti rocciose che sprofondavano nel blu. «Improvvisamente la guida ha cominciato ad agitarsi - continua - Ho capito che qualcosa non andava, ma a quel punto eravamo già entrati in grotta e ci stavamo inoltrando. Ho cercato di prendere in mano la situazione. Era troppo tardi. Ci siamo improvvisamente ritrovati dentro un cunicolo cieco. L’agitazione dei meno esperti ha preso il sopravvento. Dal fondo della grotta si è alzato fango e sabbia e la visibilità è finita».

A quella profondità, con le bombole praticamente quasi esaurite, nel buio più totale, è scoppiato il panico. «Non trovavamo più l’uscita - aggiunge Marco - A un certo punto sono riuscito a orientarmi. Mi sono tirato dietro più persone che potevo e siamo corsi verso la luce che finalmente si faceva sempre più grande. Quando sono emerso mi sono girato intorno per contarci e mi sono reso conto che Susy, Andrea, Douglas e Panos non c’erano. Allora mi sono immerso di nuovo e mi sono diretto verso la grotta. Sono entrato, ho provato a cercarli. Ma non sono riuscito a vederli. Poi la bombola si è esaurita».
Marco Sebastiani a quel punto è stato costretto a tornare indietro. A uscire e pinneggiare più forte che poteva senza più aria nei polmoni, graffiandosi contro la parete tutto il corpo. Gli amici dalla barca lo hanno visto riemergere come un razzo. Quasi cianotico. Lo hanno visto divorare una boccata d’aria, e poi urlare tutta la sua disperazione.
«Eravamo venuti apposta qui, era la prima volta che ci immergevamo a Palinuro, in Italia eravamo già stati a Giannutri e a Ponza. Chi poteva pensare che finisse così…».

Maria Laura Mosquera, colombiana di Bogotà, 21 anni, non riesce ad avere negli occhi la gioia per essersi salvata, uscendo da quella grotta in tempo. Lei è la fidanzata di Panos, cioè Panaiotis Telios, uno dei quattro sub che ha trovato la morte nelle acque di Palinuro. La moglie di un superstite racconta: «In quella grotta non dovevano proprio entrare. Non era previsto quel percorso. Quando mio marito ha sentito le prime grida di allarme ha tirato fuori quattro persone». Un altro dei superstiti, anche lui romano, racconta a chi gli si fa attorno per consolarlo di essersi salvato grazie alla sua presenza di spirito e alla sua forza: «Sono riuscito con un braccio, chissà come, ad aprirmi un varco nel cunicolo. E da lì, per fortuna, sono riuscito ad uscire».

Il sindaco Carmelo Stanzione si occupa dell’ospitalità dei familiari dei morti, storditi dal dolore, disponendo che vengano accolti in un albergo vicino al porto. Ma non basta nemmeno l’intervento di uno psichiatra dell’Asl, ad alleviare il dramma dei parenti. A lungo una giovane donna, con in braccio un bimbo di pochi mesi, attende seduta all’esterno di un bar sul molo, fissando il vuoto. E’ la compagna di Douglas Rizzo, la guida del gruppo che era in immersione. Non si aspetta miracoli, ma attende con ansia il ritorno della motovedetta della capitaneria. Che arriva intorno alle 18, con a bordo il corpo del suo Douglas, chiuso in un sacco blu. Lei si avvicina per il riconoscimento. E soprattutto per dare l’ultimo bacio al suo compagno, sempre con il figlio in braccio, nonostante le resistenze delle forze dell’ordine, che vorrebbero evitare la scena al piccolo. «E’ suo padre» dice .


Domenica 01 Luglio 2012 - 09:13
Ultimo aggiornamento: -
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