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Tangenti discarica, fine indagini: Formigoni rischia il processo con due ex assessori

Il senatore Formigoni (Foto D'Alberto/LaPress)
MILANO - La procura di Milano ha chiuso le indagini, in vista della richiesta di rinvio a giudizio, a carico dell'ex governatore lombardo e attuale senatore del Nuovo Centrodestra Roberto Formigoni, accusato di corruzione nell' ambito delle indagini con al centro la realizzazione di una discarica di amianto a Cappella Cantone (Cremona). Con Formigoni sono indagate 12 persone, tra cui due ex assessori regionali, e cinque società. È il terzo procedimento per corruzione a Milano a carico dell'ex presidente del Pirellone.

Per ottenere il via libera dalla Regione Lombardia alla realizzazione di una discarica di amianto a Cappella Cantone (Cremona) l'imprenditore Pierluca Locatelli avrebbe pagato tangenti per circa un milione di euro alla Compagnia delle Opere di Bergamo. E proprio attraverso le mazzette alla Cdo, secondo i pm di Milano, sarebbe stato remunerato l'allora Governatore Roberto Formigoni, che propose la «delibera di Giunta» per l'ok alla discarica, che poi non venne realizzata anche perchè scattarono le indagini.

In particolare, l'imprenditore bergamasco Pierluca Locatelli, interessato nel 2011 alla realizzazione della discarica con la sua Cavenord srl, stando all'inchiesta del procuratore aggiunto Alfredo Robledo e dei pm Paolo Filippini e Antonio D'Alessio, avrebbe versato 100mila euro all'allora vicepresidente del Consiglio regionale, Franco Nicoli Cristiani «al fine - scrivono i pm - di ottenere l'Autorizzazione integrata ambientale, necessaria per l'apertura di una discarica di amianto sulla predetta area».

Locatelli avrebbe pagato «con il consenso e la consapevolezza di Rossano Breno e Brambilla Luigi», gli ex vertici della Cdo di Bergamo, «che agivano in nome e per conto dei pubblici ufficiali Raimondi Marcello», ex assessore regionale all'Ambiente, e «Roberto Formigoni». Diecimila euro poi sarebbero andati all'ex funzionario dell'Arpa Lombardia, Giuseppe Rotondaro, che venne arrestato per quel giro di mazzette nell'autunno 2011 assieme a Locatelli, alla moglie e a Nicoli Cristiani. In più, l'imprenditore avrebbe versato, tra «denaro ed altre utilità», oltre un milione di euro «in favore della Compagnia delle Opere di Bergamo» con la «consapevolezza e l'assenso di Nicoli Cristiani e Rotondaro Giuseppe». Un modo per remunerare, secondo i pm, «i pubblici ufficiali Formigoni Roberto, Presidente delle Regione Lombardia e Raimondi Marcello, Assessore all'Ambiente».

In cambio, sempre stando all'atto di chiusura indagini, Locatelli avrebbe ottenuto «l'approvazione della delibera di Giunta Regionale del 20 aprile 2011 n.1594, su proposta del Presidente, che consentiva la disapplicazione delle prescrizioni contenute nel Piano Cave adottato dal Consiglio Regionale». Sempre con quelle mazzette l'imprenditore «si garantiva l'opera di condizionamento, esercitata dai predetti Pubblici Ufficiali», tra cui Formigoni, «sulle determinazioni dei competenti Dirigenti amministrativi coinvolti nell'iter procedimentale». In particolare, Locatelli avrebbe fatto avere 200mila euro a Brambilla, all'epoca 'numero duè della Cdo bergamasca, e 25mila euro a Breno, che era presidente della Cdo di Bergamo. Inoltre, Locatelli avrebbe effettuato tra il 2002 e il 2009 «al fine di ottenere i favori dei predetti pubblici ufficiali di area Comunione e Liberazione (...) plurime donazioni alla Fondazione Maddalena di Canossa per la ristrutturazione della scuola privata Imiberg di Bergamo» per un totale di circa 781mila euro. E ancora: l'imprenditore «si impegnava - scrivono i pm - su richiesta di Rossano Breno, al pagamento di 50 tesseramenti in favore di Angelo Capelli, esponente politico bergamasco, appartenente alla medesima area politica».
Giovedì 05 Dicembre 2013 - 17:58
Ultimo aggiornamento: 21:13
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