Ruby, pm: ad Arcore sistema prostitutivo per soddisfare Berlusconi. Fiorillo: Maroni mentì su affidamento a Minetti

Ruby
MILANO - Ad Arcore era stato organizzato un vero e proprio «sistema prostitutivo» di cui Ruby era «parte integrante». Lo ha detto il pm Antonio Sangermano nella requisitoria al processo sul caso Ruby a carico di Silvio Berlusconi. La requisitoria si dovrebbe concludere nell'udienza di venerdì prossimo.

La requisitoria.
Il pm, nell'insistere su un «complesso sistema prostitutivo» organizzato attraverso l'aiuto soprattutto di Nicole Minetti, imputata di reato commesso con Lele Mora e Emilio Fede, ha parlato di remunerazione delle ragazze ospiti ad Arcore da parte dell'imputato in cambio di prestazioni sessuali. Remunerazione anche in «denaro in contante» e in «prospettive di inserimento professionale, financo politico» come è emerso anche dalle intercettazioni.

«È falso che le cene ad Arcore fossero incontri conviviali
arricchiti da qualche scenetta di burlesque - ha detto Sangermano - Non si può non sottolineare la macroscopica anomalia per la quale l'imputato ha preso a remunerare con 2.500 euro al mese le giovani poi chiamate a testimoniare in dibattimento».

«Mora e Fede disponibili a trafficare sesso a pagamento». Lele Mora ed Emilio Fede sarebbero stati «disponibili a trafficare sesso a pagamento con Silvio Berlusconi per lucrare vantaggi economici», sostiene Sangermano, secondo il quale Mora e Fede, con Nicole Minetti, avevano organizzato quello «il sistema prostitutivo» che ha caratterizzato le serate ad Arcore, di cui Ruby era «parte integrante», un sistema «collaudato per il soddisfacimento personale» di Berlusconi.

Il pm Fiorillo.
Tra i passaggi più interessanti dell'udienza di oggi, la testimonianza della pm minorile Annamaria Fiorillo: «Ho sempre mantenuto ferma la mia posizione e cioè che la ragazza venisse affidata ad una comunità», ha detto ricordando le quattro telefonate ricevute nell'ormai nota notte in cui la minorenne venne trattenuta in Questura e poi affidata a Nicole Minetti. Fiorillo ha ribadito di aver dato disposizioni di «metterla in comunità» per il sospetto che «svolgesse attività di prostituzione».

La ricostruzione.
Fiorillo ha ricordato che quella notte nella prima telefonata ricevuta le era stato riferito della denuncia fata da Caterina Pasquino, la quale aveva incontrato Ruby in un centro di bellezza a Milano. Al pm di turno quella notte erano state date due versioni dalle ragazze, quella della derubata e quella dell'autrice del furto, cioè della marocchina minorenne al centro dell'inchiesta. «Sospettai che la ragazza - ha affermato riferendosi a Ruby - svolgesse attività di prostituzione e poi per me c'era una notizia di reato. Quindi disposi di metterla in comunità e che venisse per prima cosa fotosegnalata. E dissi anche al mio interlocutore questa frase, me la ricordo bene: «Così la smette anche di prenderci in giro». Il magistrato durante la sua deposizione ha spiegato che con l'affido alla comunità si puntava a dare a Kharima El Marough «nuove occasioni e stili di vita».

«Maroni mentì».
Quando l'allora ministro dell'Interno Roberto Maroni «andò in Parlamento a dire che la polizia aveva affidato» a Nicole Minetti la minorenne Ruby «secondo le mie disposizioni» riferì «cose non vere», ha aggiunto il pm minorile. Poi, parlando del procedimento aperto nei suoi confronti davanti al Csm: «È stato un attacco ala mia onorabilità perché in una situazione simile nessun magistrato avrebbe preso una decisione diversa dalla mia», cioè la comunità.

Ghedini: processo mediatico, non giudiziario.
«Oggi si è parlato di un processo mediatico e non giudiziario, e di una vicenda ricostruita con frammenti di testimonianze smentita da decine e decine di testi - ha detto Niccolò Ghedini, difensore di Silvio Berlusconi - E' una ricostruzione squisitamente di parte che pare confezionata per giustificare indagini e intercettazioni e per dare conto a un'inchiesta che ha portato ad investigare su queste cene. La requisitoria nulla c'entra con i capi di imputazione perchè non si è parlato della telefonata in Questura né di atti sessuali con Ruby, né di soldi dati a Ruby».

«Soldi ai testimoni sono aiuti alla luce del sole». «Si tratta di aiuti dati alla luce del sole, e ancor prima dell'avvio del processo» replica Ghedini a chi gli fa notare che il pm Sangermano ha parlato di anomalia in relazione ai 2.500 euro al mese versati dall'ex premier ad alcune delle ragazze da lui citate come testimoni a suo discarico. A chi gli ha chiesto se avesse sentore di qualche nuova contestazione nei confronti del leader del Pdl, Ghedini ha risposto: «Se il pm ha qualcosa da contestare lo farà. È peculiare che una persona non possa continuare a dare aiuti economici a persone diventate poi testimoni. Aiuti dati alla luce del sole ancor prima. Non c'è nulla di segreto in tutto ciò, è una cosa già nota in Questura da un paio d'anni».
Lunedì 4 Marzo 2013, 13:17 - Ultimo aggiornamento: 30 Novembre, 00:00
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