Rimini, trovati i cadaveri dei tre dispersi del naufragio: il bilancio sale a quattro morti e due feriti

Non hanno fatto in tempo a lanciare il "mayday". Quando si sono resi conto che il Bavaria di 15 metri su cui viaggiavano era diventato ingovernabile, la situazione è precipitata nel giro di pochi minuti. Attimi che per quattro membri dell'equipaggio del "Dipiù", la barca a vela che ieri pomeriggio si è schiantata contro la diga foranea all'imboccatura del porto di Rimini, sono stati fatali.

La Procura di Rimini ha aperto un fascicolo contro ignoti per naufragio colposo e l'imbarcazione è stata posta sotto sequestro. Solo due delle sei persone - 5 veronesi e un vicentino - che erano a bordo sono sopravvissute: Luca Nicolis, 39enne titolare della "Bottega del vinO" di Verona, dimesso dall'ospedale Infermi in tarda mattina, e Carlo Calvelli, 69enne otorinolaringoiatra ancora ricoverato. Le vittime sono Alessandro Fabbri, cardiologo 66enne; sua figlia Alessia, notaio 38enne fidanzata di Nicolis; Enrico Martinelli, 68 anni, ex dirigente della Valdadige, ed Ernesto Salin, 64 anni, ingegnere di Camisano Vicentino.

La barca apparteneva ad Alessandro Fabbri. L'aveva acquistata una decina di anni fa e dopo l'estate era stata portata in un cantiere a Ravenna per manutenzione. Ieri l'equipaggio era partito tra le 12.30 e le 13 da Marina di Ravenna in direzione Trapani. L'allerta meteo era già stata diramata ma i passeggeri avevano comunque deciso di salpare, confidando di potersi fermare lungo il tragitto se le condizioni del mare fossero peggiorate. Così è stato. Intorno alle 16, arrivati all'altezza del porto di Rimini, hanno chiesto e ottenuto, via radio, il permesso di attraccare. Ma qualcosa è andato storto nelle fasi di avvicinamento al porto canale. Il motore si è praticamente bloccato e l'imbarcazione è diventata ingovernabile, finendo in balia delle onde che l'hanno scaraventata contro la diga foranea.

La barca si è ribaltata e gli occupanti sono stati catapultati in mare. I primi soccorsi sono stati prestati da un fotografo riminese che era in zona e che ha lanciato l'allarme. Il primo ad essere tratto in salvo è stato Nicolis, finito sulla scogliera, e dopo di lui Calvelli, recuperato in mare con un gommone dei Vigili del Fuoco. La prima vittima, Enrico Martinelli, è stato trasportato dalla corrente e trovato sulla spiaggia libera poco dopo il naufragio. Le ricerche sono proseguite tutta la notte. Le altre tre vittime sono state trovate questa mattina: due incastrate tra gli scogli e una trascinata dalla corrente all'altezza del bagno 44, a circa due chilometri e mezzo dal porto. A Rimini sono arrivati anche i parenti delle vittime. Il sindaco Andrea Gnassi ha sottolineato che «oggi è un giorno di dolore per tutta la comunità riminese» e ha ricordato la tragedia del Parsifal, imbarcazione travolta da una tempesta, nel novembre del 1995, durante una traversata atlantica. Morirono sei riminesi.
Mercoledì 19 Aprile 2017 - Ultimo aggiornamento: 20-04-2017 14:33

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5 di 11 commenti presenti
2017-04-20 09:06:41
Particolare fondamentale : la barca rovesciata non ha più la chiglia (dalle foto) ; quando e come si è staccata ? una barca a vela di 15 mt ha almeno 2 mt di chiglia pesante al punto di impedirne il ribaltamento anche in condizioni molto avverse.
2017-04-20 00:17:01
Scuffia!?! Ma i circa 4.200 kg di zavorra dove sono finiti?
2017-04-19 22:54:19
Gentili lettori, premetto che nelle condizioni meteo (che erano ben note) non si va in mare se non per assoluta necessità, oppure solo nel caso che si conosca molto bene la barca e l'equipaggio sia preparato ed affiatato. Premesso questo ,nelle condizioni meteo che erano note e che poi si sono verificate ,l'idea di avvicinarsi alla costa o addirittura entrare in porto ,è una cosa che non và assolutamente presa in considerazione.Voglio dire,con quel mare e onda si sta lontani dalla costa in almeno a 10 miglia e in zone con almeno 10/15 metri di profondita e si aspetta che passi.Quando salpi e sai che meteo ti aspetta devi già valutare i porti che sono in grado di farti entrare in sicurezza.Nella zona di cui stiamo parlando l'unico posto era Ancona nel porto dei traghetti.Certe cose vanno pianificate prima di mollare gli ormeggi .Fra l'altro da quello che leggo,l'imbarcazione aveva in programma di raggiungere Trapani ed il vento era favorevole per scendere a sud, le ore di luce erano ancora tante,e si poteva navigare stando al largo lontano da ogni pericolo...la barca aveva una dimensione che poteva benissimo affrontare la situazione in sicurezza navigando lontana dalla costa. Una preghiera per chi come tanti di Noi ha condiviso la passione per il mare ed ora non c'è più. daniele gasperoni ps per il sindaco Andrea Grassi voglio ricordare che i ragazzi del Parsifal che nessuno di Noi navigatori ha mai dimenticato:Luciano Pedulli, Daniele Tosato, Francesco Zanaboni, Mattia De Carolis, Giorgio Luzzi ed Ezio Belotti che la sera del 3 novembre 1995 il mare ci ha strappato via sono naufragati nel golfo del leone a seguito di una burrasca forza 9/10 anch'essa annunciata.
2017-04-19 21:04:00
d'accordo con la Procura: naufragio colposo. A mio avviso dovuto a imperizia e sfortuna. Di regola quasi tutti i naufragi avvengono sotto costa, perché è lì che il mare è più pericoloso in caso di tempesta. Affidarsi al solo motore ausiliario per entrare in un porto canale in quelle condizioni è stato un azzardo. Lo so, è massacrante affrontare la tempesta in mare aperto ma è molto più sicuro che tentare l'approdo.
2017-04-19 19:57:02
Purtroppo non ci vien detto se indossavano giubbotti, imbrago e magari il casco, in kayak lo facciamo... duole che l'informazione sia solo spettacolare e mai educativa. Avviene lo stesso per gli incidenti stradali: non si dice mai che le vittime non avevano le cinture di sicurezza allacciate!
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