Milano, tangenti per pilotare appalti: arrestato consigliere regionale Rizzi

di Claudia Guasco
MILANO - Ventuno arresti, tra cui spicca quello di Fabio Rizzi, ex senatore e braccio destro del governatore Roberto Maroni, e un'accusa pesante come un macigno: associazione  a delinquere finalizzata al riciclaggio, alla corruzione e alla turbativa d'asta per aggiudicarsi le gare di appalto dei servizi odontoiatrici bandite da diversi ospedali della Lombardia.

Un nuovo scandalo fa tremare il mondo della sanita', le indagini della Procura di Monza hanno fatto emergere gli "effetti deleteri del continuo asservimento degli infedeli pubblici ufficiali e incaricati di pubblici servizi agli interessi di privati", dimostrando come "non solo sono stati violati i principi cardine di trasparenza, imparzialità, legalità, indispensabili per una buona amministrazione pubblica, ma si è determinata l'erogazione di servizi scadenti con ricadute, di natura economica e non, sia sugli enti pubblici che sui pazienti”.

FAVORI E MAZZETTE
I due nomi eccellenti coinvolti nelle indagini sono quelli di Fabio Rizzi e Mario Longo - il primo nel ruolo di consigliere della Regione Lombardia e presidente della Commissione sanità il secondo come componente dello staff di Rizzi - che sarebbero stati remunerati da un gruppo imprenditoriale di Arcore: al plenipotenziario di Maroni sarebbe stato versato un finaziamento per la campagna elettorale delle regionali del febbraio 2013, entrambi avrebbero inoltre beneficiato di versamenti tra cui una tangente di 50.000 euro (pagata in contanti grazie all'intermediazione di un soggetto accusato di riciclaggio) e una serie di finte consulenze, per 5.000 euro al mese, fatturate dalla moglie di Longo. L'inchiesta è partita nell’autunno del 2013 e, spiegano gli investigtori, ha ricostruito come negli anni, al moltiplicarsi delle gare, "sia corrisposta la nascita e il consolidamento di una posizione di sostanziale monopolio di un gruppo imprenditoriale con sede ad Arcore (Odontoquality), vincitore della pressoché totalità degli appalti". E' stato cosi'scoperchiato quello che gli inquirenti definiscono un "circuito criminale orientato a influenzare (mediante la turbativa delle gare d’appalto bandite) le dinamiche di tale peculiare ambito". Interferendo su tre diversi piani. Amministrativo: i funzionari pubblici di diverse aziende ospedaliere sarebbero stato corrotti dalle imprese fornitrici dei servizi sanitari e in cambio avrebbero reso favori illeciti nella gestione delle pratiche di loro competenza. Imprenditoriale: i corruttori che avrebbero beneficiato dell’aggiudicazione di importanti appalti pubblici truccati o di altre prestazioni illecite si sarebbero accaparrati proventi di un giro d’affari stimato attorno ai 400 milioni di euro dal 2004 ad oggi. E sopra a tutto c'è il sigillo della politica: un consigliere della Regione Lombardia e un componente del suo staff avrebbero garantito, con il loro appoggio strategico, le condizioni per far perdurare l’esistenza del sistema clientelare.

CONNUBIO TRA IMPRESA E POLITICA
Un meccanismo incentrato, stando alle accuse, attorno alla figura di Maria Paola Canegari, amministratrice del complesso sistema societario che, nel corso degli anni, di sarebbe procurata "attraverso turbative d'asta, la corruzione degli associati Longo e Rizzi e la corruzione dei funzionari pubblici preposti alla gestione dei servizi di odontoiatria affidati in service ai privati dalle singole aziende ospedaliere e alle forniture per i medesimi servizi, la stipulazione di vantaggiosi contratti per le predette società, nonché, sempre attraverso la corruzione di Longo e Rizzi, la stipulazione di vantaggiosi contratti con strutture sanitarie private e convenzionate”. I due uomini della Regione, da parte loro, "abusando dei propri ruoli e poteri", avrebbero indotto "i funzionari pubblici preposti alla gestione dei servizi di odontoiatria e alle forniture odontoiatriche dell'aziende ospedaliere della Regione, nonché gli amministratori delle strutture private e convenzionate della Regione, a favorire nell'indizione delle gare d'appalto o nella scelta del contraente privato le società riconducibili alla Canegrati". La necessaria “copertura politica” da parte dell’imprenditrice, rilevano gli investigatori, si è cosè tradotta in un interessato connubio tra i livelli imprenditoriale e politico, "dando vita a una associazione per delinquere responsabile della commissione di molteplici reati contro la pubblica a ministrazione".

Rizzi e Longo avrebbero favorito la Canegrati nello svolgimento di due gare d’appalto bandite dalle Aziende Ospedaliere “Istituti Clinici di Perfezionamento” (del 2015, da 45 milioni di euro) e “Ospedale di Circolo di Busto Arsizio“ (del 2014, da 10 milioni di euro), l'avrebbero aiutata a ottenere nuove commesse o scongiurare la rescissione di contratti già in essere, avrebbero appoggiato le sue mire espansionistiche fuori dalla Lombardia.
Martedì 16 Febbraio 2016 - Ultimo aggiornamento: 17-02-2016 17:20

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COMMENTA LA NOTIZIA
5 di 18 commenti presenti
2016-02-16 11:39:25
e se pilotano gli appalti figuriamoci quante raccomandazioni per ottenere un lavoro. Povera Italia come ti hanno irrimediabilmente ridotta.
2016-02-16 11:51:57
E mo chi glielo dice a Salvini?
2016-02-16 12:04:48
La mafia è solo al Sud mi dicevano...
2016-02-16 12:12:54
Italia ... marcia fino al midollo ... fanno bene gli investitori stranieri a starsene alla larga ... viene da vomitare
2016-02-16 12:33:02
Si discetta e si dibatte sulle norme anticorruzione regolarizzazione degli appalti, in modo semplice, per evitare tangenti ed altro, e poi tutto rimane come prima. Si predica bene e si razzola male!
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