Migranti, la denuncia della Caritas: «Sempre più minori non accompagnati tra i profughi»

di Franca Giansoldati
Città del Vaticano - La Caritas di Roma denuncia il "continuo aumento" di minori stranieri non accompagnati che arrivano in Italia senza un genitore o un adulto di riferimento. Nei primi dieci mesi di quest’anno sono arrivati sulle nostre coste oltre 19.400 minori non accompagnati. Un numero definito “rilevante considerando che nei dodici mesi dell’anno scorso ne sono sbarcati 12.360”. Si tratta nella quasi totalità dei casi di maschi (94,1%) provenienti dall’Egitto (19, 1%), dal Gambia (12,3 %) dall’Albania (9,6%), dall’Eritrea (7, 8%),dalla Nigeria (7,1%).

La maggior parte di essi si colloca nella fascia di età compresa tra i 17 e i 18 anni (54,3%), per poi decrescere progressivamente, tra i 17 e i 16 anni (27,1%), tra i 15 e i 16 anni (10,4), tra i 7 i 14 anni (8,0%) e infine tra gli 0 e i 7 anni il 0,2 %. Per i più piccoli si tratta, molto spesso, di tragedie familiari relative alla perdita, avvenuta durante la traversata in mare di uno o di entrambi i genitori. La regione in cui si registra il maggior numero di presenze è la Sicilia (41,4%), seguita dalla Calabria (7,9%), dall’Emilia Romagna (6,2%), dalla Lombardia (6,1%) e dal Lazio (5,9%). L’alta concentrazione in Sicilia è indicativa dell’iniziale periodo di accoglienza di cui si fa carico l’Isola.

I minori non accompagnati, spiega un rapporto della Caritas di Roma, rappresentano oggi il 15% di tutti gli arrivi via mare (il 91% di tutti i minori sbarcati), mentre costituivano l’8% nel 2015 e il 7,7% nel 2014, anno in cui è cominciato a crescere, in maniera esponenziale, l’arrivo dei migranti sulle rive italiane.

Un altro dato interessante è quello relativo ai minori che si sono resi irreperibili, per i quali cioè è stato notificato un allontanamento alle autorità competenti: in tutto sono 6.357 e si tratta di ragazzi in prevalenza egiziani, eritrei, somali e afgani. L’Italia, infatti, non è sempre la meta ultima di questi ragazzi, ma solo il transito per coloro che intendono proseguire verso altri Paesi europei. Sono relativamente pochi, infatti, anche i giovani che intraprendono il percorso della protezione internazionale nel nostro Paese, mentre sono più numerosi coloro che cercano di abbandonare le strutture di accoglienza italiane che li ospitano per raggiungere parenti nei paesi del nord Europa. I principali paesi di provenienza dei minori stranieri non accompagnati giunti in Italia quest’anno sono: Gambia, Eritrea, Egitto e Nigeria.

I minori accolti a Roma, nelle strutture della Caritas, nei primi 10 mesi dell'anno 2016 sono stati 340, principalmente di sesso maschile (94,8%): nello specifico 297 nei Centri di prima accoglienza e 33 nei servizi di seconda accoglienza. Dei 297 minori accolti in prima accoglienza, 11 ragazzi avevano un procedimento penale e sono rimasti nei centri per un tempo medio di 13 giorni, più della metà erano di nazionalità italiana. I restanti erano in maggioranza minori non accompagnati, in attesa di definitiva sistemazione dei quali 204 di egiziani (71%), dato che conferma come questa nazionalità sia, negli ultimi due anni, la più rappresentativa dei minori non accompagnati presenti in Italia.

La regione di provenienza è principalmente Gharbeya, una zona a nord della città del Cairo, densamente popolata. Negli ultimi mesi sono arrivati diversi ragazzi provenienti anche da Beheria e Monofiya. Altra nazionalità presente in maniera significativa è l'Albania (39 ragazzi). Da altre nazioni africane sono arrivati 30 minori.

I ragazzi hanno un'età media all’ingresso in struttura di 16 anni; 29 minori avevano un'età tra gli 11 e i 14 anni (il 10,13%), tutti erano partiti da soli dal Paese d’origine. Circa un terzo ha affermato di aver frequentato la scuola per 8-9 anni; il 16,6% per 6 anni o meno; evidenziamo la presenza di 5 minori analfabeti e di 5 sotto i tre anni di scolarità. Da sottolineare, tuttavia, che i minori provenienti dall’Egitto, nonostante dichiarino di avere conseguito il diploma di scuola media inferiore, sono scarsamente scolarizzati e, spesso, sanno a malapena leggere e scrivere.

I ragazzi albanesi sono, nella maggior parte dei casi, ben scolarizzati e conoscono sia la nostra lingua che quella inglese. La maggior parte dei ragazzi ha lasciato i propri genitori nel paese di origine, molti padri lavorano la terra come braccianti o agricoltori, le madri, invece nella quasi totalità sono casalinghe. I ragazzi che hanno dichiarato di essere orfani di uno, il più delle volte il padre, o di entrambi i genitori sono stati il 17,5% del totale. Alcuni dei ragazzi arrivati (17,7%) hanno famigliari entro il quarto grado in Italia, ma solamente in tre casi i parenti hanno manifestato disponibilità all’accoglienza e, ad oggi, solamente un minore è stato affidato con provvedimento giuridico ad un famigliare. “Nel corso di quest’anno abbiamo avuto solamente due ragazzi che sono rientrati nel Paese d’origine, l’Egitto, attraverso un rimpatrio assistito”.
Sabato 19 Novembre 2016 - Ultimo aggiornamento: 21-11-2016 19:10

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COMMENTA LA NOTIZIA
3 di 3 commenti presenti
2016-11-21 17:28:07
Menti fragili, non vi angosciate. Non appena accolti e regolarizzata la loro posizione nel paese di bengodi, gli orfanelli in età da servizio militare incominceranno a sciorinare una lista di genitori e parenti chilometrica. E vi (ci) toccherà anche trovarli, portarli, mantenerceli in casa a vostri (nostri) costi. Vita natural durante. Sono creature sòle.
2016-11-20 09:33:42
Oltre il 54% sono "minori" tra il 17 ed i 18 anni. Minori? Povera Italia, paese dei balocchi di mezzo mondo!
2016-11-19 13:41:20
Vanno rispediti subito indietro!!! Minori o non minori!!!
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