Il neofascista Merlino sale in cattedra
alla scuola di fanteria dell'esercito

di Marco Pasqua
ROMA - È stata una delle figure più ambigue e controverse degli anni Sessanta e Settanta. Finto anarchico, leader dell'estremismo nero, accusato (e poi assolto) di aver avuto un ruolo chiave nell’esplosione delle bombe di Roma del dicembre del 1969, la sera della strage di piazza Fontana.

Mario Merlino, classe 1944, sodale dell'ex terrorista nero Stefano delle Chiaie, con il quale militò in Avanguardia Nazionale, ancora oggi punto di riferimento della frastagliata galassia neofascista, è salito in cattedra, di fronte agli ufficiali e sottufficiali della Scuola di Fanteria di Cesano. Una lezione inserita all'interno di un convegno sulla seconda guerra mondiale, organizzato alla fine di febbraio, dal titolo «Carattere di una guerra». «Una conferenza storica, che verteva su eventi bellici della seconda guerra mondiale», fa notare l'Esercito.

MEMORIA CONDIVISA
Merlino, che è stato l'ultimo relatore della mattinata di studi, ha successivamente riportato il senso del suo intervento su un blog, sul quale tratta regolarmente anche di fatti di attualità. L'amico di Delle Chiaie, che in più di una occasione ha esaltato gli anni del fascismo, ha criticato quella che, a suo dire, sarebbe una differenza di trattamento ricevuta, dopo la seconda guerra mondiale, dai «camerati» e dai partigiani morti.

«A Migliano Montelungo – ha scritto a proposito del suo intervento – c'è un sacrario ai soldati italiani caduti nel corpo volontario di Liberazione, voluto dalle istituzioni e onorato con annuali cerimonie. Poco distante c'è una stele in marmo a ricordo del capitano Rino Cozzarini, prima medaglia d'oro della R.S.I., voluta privatamente dai camerati. Questa non è una memoria condivisa, questa è una offesa alla memoria del nostro Paese».

LA LIBERAZIONE
Al convegno, (ha scritto Merlino) ha preso anche parte «Gina R., con la camicia nera e il basco del S.A.F.», il servizio ausiliario femminile della Repubblica sociale italiana, istituito nel 1944. «Gina ha conosciuto le radiose giornate della Liberazione sulla sua pelle. Sono le donne le vittime prime, le più deboli e facili prede desiderate, quando gli uomini, trasformati in branco, pretendono di arrogarsi ogni diritto in quanto vincitori – ha sottolineato ancora Merlino, commentando il periodo della Liberazione – quei partigiani erano l'avanguardia di coloro che avrebbero comandato in questo Paese e, sebbene la fisiognomica non sia una scienza, i loro volti erano la premessa di quelli che vediamo, ad esempio in questi giorni, sorriderci in osceni ghigni dai manifesti sui muri e sui tabelloni».

Di fronte ai militari, Merlino ha ricordato «l'offesa da lei subita e tutta la sua vita al servizio dell'Idea». «È stato allora – spiega Merlino, che ha più volte dichiarato di essere amico dell'ex capitato delle SS Erich Priebke – che quei giovani sottufficiali sono scattati in piedi e in un lungo e caloroso sincero applauso. Un mazzo di grandi fiori gialli le è stato consegnato direttamente dal generale».

LA REPLICA
«La conferenza – spiega in una nota l'Esercito, a proposito della presenza di Merlino - è stata organizzata dalla Scuola di fanteria con la partecipazione dell’associazione Nazionale del Fante che ha indicato, tra i relatori, anche il prof. Merlino, già docente di storia e filosofia in un liceo statale di Roma. Oltre a Merlino sono intervenuti, rappresentanti dell’Associazione Nazionale del Fante e un reduce della battaglia di El Alamein».

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Lunedì 4 Marzo 2013, 23:48 - Ultimo aggiornamento: 30 Novembre, 00:00
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