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Mala del Brenta: in carcere i mestrini,
nuovi guai per maresciallo e poliziotto

Tornano dietro le sbarre i "vecchi" Paggiarin e Sorgato, ci
sarà un altro processo per Paron e Papa, "amici" di Maniero

Giuseppe Sorgato, uno dei

VENEZIA - Si riaprono le porte della galera per Giovanni Paggiarin detto Paja (classe 1947) - componente di spicco del gruppo dei cosiddetti mestrini - ma anche per Gilberto Sorgato detto Caruso (59 anni), che alla banda di Felice Maniero aveva aderito ancora diciassettenne.

E torna probabilmente dietro le sbarre anche il maresciallo dei carabinieri Angelo Paron assieme al poliziotto Antonio Papa, secondo l’accusa entrambi sul libro paga di Felice Maniero. La Corte di Cassazione infatti ha confermato - e le condanne sono definitive - la sentenza del processo di appello che si concluse in aula bunker a Mestre nel dicembre del 2010. E questa sentenza della Cassazione mette veramente la parola fine ad un processo - denominato Rialto - che vedeva alla sbarra alcuni tra coloro che fino all’altro giorno erano considerati pezzi da novanta della mala del Brenta guidata da Felice Maniero.

Pensare che in Appello non era andata male a nessuno, rispetto al primo grado. Gli sconti di pena e le prescrizioni avevano salvato molte carriere dietro le sbarre, ma i nomi noti, pur con gli sconti, si erano portati a casa delle belle condanne. La pena più grossa, a 19 anni di galera era stata inflitta a Paolo Pattarello (che in primo grado era stato condannato a 28 anni) mentre Silvano Maritan, il boss di San Donà, era stato condannato a 17 anni. Gilberto Boatto detto Lolli, considerato il capo dei cosiddetti mestrini a 16 anni. Gilberto Sorgato si era preso 11 anni e 7 mesi ed era rimasto in libertà ad aspettare la sentenza della Cassazione, che è arrivata adesso.

Così come Giovanni Paggiarin, condannato a 14 anni e 9 mesi. Entrambi adesso torneranno dietro le sbarre e ritroveranno i compagni di avventure e di sventure che sono già in galera perchè stanno scontando altre condanne. Ma il poliziotto Antonio Papa, che secondo Maniero era sul libro paga della banda, in Appello era stato assolto con formula piena. Angelo Paron, il maresciallo dei carabinieri che, sempre secondo Maniero, era corrotto, era stato condannato a 7 anni. La Corte di Cassazione, accogliendo il ricorso presentato dal giudice Francesco Saverio Pavone, il magistrato che ha smantellato la banda del Brenta, sia per Papa che per Paron dice che la sentenza di Appello va annullata e il processo va celebrato di nuovo, ma solo per il concorso esterno in associazione mafiosa.

Intanto torna buona la sentenza di primo grado che aveva condannato il poliziotto Papa a 7 anni e il carabiniere Paron a 11 anni. E in attesa del processo i due potrebbero essere arrestati. Confermate tutte le altre condanne così come voleva Francesco Saverio Pavone. Teniamo presente che il magistrato ha portato a giudizio nel corso degli ultimi 15 anni più di 500 esponenti della banda di Felice Maniero e questa era l’ultima tranche dell’ultimo processo contro alcuni pezzi da Novanta della banda, a cominciare dal gruppo dei mestrini, che ancora controllano il turismo organizzato che arriva al Tronchetto grazie ad intromettitori e motoscafisti. Oltre al turismo, che è il business principale, la banda dei mestrini ha mantenuto saldo nei decenni il monopolio sullo spaccio della droga in centro storico e a Mestre. Secondo i giudici infatti il gruppo dei mestrini «non costituiva solo il principale acquirente di sostanze stupefacenti, ma aveva stabilito con Maniero una comunanza di progetti, condividendo il programma dell’associazione per delinquere e, di conseguenza, il tentativo di controllo del territorio, da ottenere anche con violenza e omicidi.» Lo stesso vale per Silvano Maritan. Solo per il maresciallo dei carabinieri, Angelo Paron e per il poliziotto Antonio Papa bisognerà celebrare un nuovo processo per concorso esterno in associazione mafiosa.

Per anni i due sono stati contigui alla mala del Brenta: «Paron Angelo non so dire se era un sodale... lo stipendiavo - ha raccontato Felice Maniero - Ci dava le informazioni... Abbiamo acquistato da lui dello stupefacente ed anche glielo abbiamo venduto; queste sono le cose che ha fatto... avevo la massima fiducia in lui. Uguale Papa... faceva le stesse cose».

Sabato 21 Aprile 2012 - 14:56
Ultimo aggiornamento: -
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