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Ilva, Ferrante: 146 milioni per l'ambiente
Vendola: governo non farà ricorso

Il ministro dello Sviluppo: no a decisioni irrimediabili. Chiederemo fondi Ue. Il governo non ricorrerà alla Consulta. Corteo a Taranto

ROMA - «Abbiamo già impegnato e finanziato 90 milioni di euro e abbiamo in animo di finanziarne a breve altri 56 per un totale di 146 milioni che l'Ilva mette per l'ambiente». A dirlo è stato il commissario dell'Ilva, Bruno Ferrante, incontrando i giornalisti dopo il vertice con i ministri dello Sviluppo economico Corrado Passera e dell'Ambiente Corrado Clini svoltosi oggi a Taranto. Ma proprio Passera ha subito sottolineato che i soldi «non basteranno» e che sarà necessario chiedere fondi alla Ue, lanciando poi un appello ai giudici: «Si convinca la magistratura ad aiutare il processo di ammodernamento dell'Ilva in modo tale che l'azienda sia totalmente in linea con le regole, ma che questo non porti alla chiusura dello stabilimento».

Passera.
«In una fase così iniziale della procedura giudiziaria sarebbe per noi sbagliato che venissero prese delle decisioni, quelle sì irreversibili, che potrebbero causare un danno non più recuperabile - ha detto Passera -. Se questo si evita e poi lavorando tutti sull'Aia e facendo riconoscere il lavoro che sarà fatto a livello di Aia, anche la magistratura potrà prendere meglio le sue decisioni sul futuro; poi, sul passato è un altro discorso».

Vendola. Dopo il vertice, il presidente della Regione Puglia Nichi Vendola ha fatto sapere che il governo non ricorrerà alla Consulta contro la decisione del Gip di Taranto di fermare la produzione dell'Ilva. Una mossa «positiva», secondo il governatore, per non arrivare ad un «conflitto nelle forme più aspre con la magistratura. Il conflitto di attribuzione sarà solo «l'ultima possibilità se non si dovesse superare l'impasse», hanno spiegato i ministri.

La manifestazione.
Il divieto di cortei imposto dal questore non ha impedito che oggi, a Taranto, si svolgesse una manifestazione pacifica. Applausi in piazza al gip Patrizia Todisco, contestazioni al presidente della regione Puglia Nichi Vendola. Nuovo incidente ambientale ieri nel bacino del Mare Grande: da una nave che caricava scarti dell'azienda è fuoriuscito olio combustibile. Circa 2 mila persone, partite da piazza Maria Immacolata, si sono dirette lungo via D'Aquino verso la zona rossa che delimita le strade intorno alla Prefettura dove si è tenuto il vertice. Ieri il questore ha vietato cortei per la città e qualsiasi presidio e manifestazioni intorno al palazzo del governo. La manifestazione è stata organizzata dal "Comitato di cittadini liberi e pensanti" e ad essa hanno aderito altre associazioni ambientaliste che si battono da anni contro l'inquinamento. "Stop all'inquinamento" è scritto su alcune magliette indossate dai manifestanti.

I sindacati. Anche per oggi le organizzazioni del metalmeccanici Fim Cisl e Uilm Uil hanno indetto due ore di sciopero dei dipendenti Ilva (dalle 10 alle 12), con un'assemblea che ha bloccato la statale 7 Appia, nella parte adiacente allo stabilimento siderurgico. È stata bloccata sino a mezzogiorno anche la statale 106 ionica (che collega la parte ionica della Puglia con Basilicata e Calabria).

L'inchiesta. Intanto, nel giorno della missione del governo per salvare l'Ilva, a Taranto si vocifera di un nome solo: Girolamo Archinà, il consulente e uomo delle pubbliche relazioni dello stabilimento che il presidente Bruno Ferrante ha licenziato una settimana fa. Controlli pilotati, istituzioni compiacenti, tecnici ambientali graditi: questo - secondo la ricostruzione del Corriere della sera - era il “sistema Archinà”, che ormai non si limita più alla mazzetta data al consulente tecnico della procura Lorenzo Liberti: «Poiltici - spiega il Corriere - e funzionari pubblici. Tredici in tutto. Indagati, a diverso titolo, per corruzione in atti giudiziari e concussione. Un'altra valanga, giura chi ne conosce i contenuti, sull'amministrazione pubblica pugliese».

Controlli graditi. L'informativa della Guardia di finanza è lapidaria: «È evidente che l'Archinà, grazie alle sue conoscenze, riesce a perturbare l'operato degli enti pubblici riuscendo talvolta anche a pilotare i sopralluoghi e le verifiche presso Ilva». Tra le altre, viene riportata una telefonata del 7 luglio 2010 fra Archinà e Pierfrancesco Palmisano, funzionario rappresentante della Regione Puglia nelle riunioni della Conferenza dei servizi (al ministero dell'Ambiente) per istruire la pratica per il rilascio dell'Aia (Autorizzazione integrata ambientale).

Le Fiamme gialle scrivono che «fra i due emerge un elevato grado di compiacenza». Archinà, per esempio, chiede a Palmisano chiarimenti su un fax appena ricevuto che riguarda un imminente sopralluogo nello stabilimento. «Palmisano - dice l'informativa - lo rassicura e gli spiega che il sopralluogo potrebbe farsi all'esterno». E gli dice anche un'altra cosa che tranquillizza Archinà, «cioè il fatto che durante il controllo ci sarebbe stata una persona a lui gradita, l'ingegner Roberto Primerano».

Le foto. Tra le carte di questa seconda fase dell'inchiesta, comparirebbero anche delle foto che - secondo Repubblica - documentano il passaggio di denaro tra Archinà e Liberti: l'incontro al parcheggio di un Autogrill, una busta bianca che passa di mano, Archinà che poi si prende anche il tempo di un caffè. «Hanno svenduto l'ambiente - punta il dito il quotidiano -, leggendo le pagine del rapporto dell'aprile del 2011 depositate al Tribunale del Riesame appare chiaro come l'Ilva sia riuscita a "legare alla sedia" gli ispettori. E a controllare sempre i controlli. E i controllori».

Slogan in favore del gip di Taranto che ha sequestrato sei reparti a caldo dell'Ilva, Patrizia Todisco, sono stati scanditi durante l'assemblea pubblica in corso in piazza Maria Immacolata. Al giudice che, con apposita ordinanza, ha anche ordinato al Siderurgico di fermare gli impianti sequestrati è stato dedicato un lungo applauso. Alcuni in piazza espongono magliette con la scritta “help Todisco”. Nonostante il divieto della questura, i manifestanti hanno organizzato un corteo pacifico nel momento in cui è previsto l'inizio del vertice in prefettura con i ministri.

L'auspicio del presidente dell'Ilva. «È una vicenda molto complessa, articolata, che vede diversi soggetti in campo, però credo che alla fine il buon senso e la ragione dovranno prevalere». Così il presidente dell'Ilva, Bruno Ferrante, a margine del vertice. Un pensiero all'impatto ambientale e umano: «Il lavoro, la salute, l'ambiente e l'impresa, devono essere coniugabili - ha detto Ferrante - guai se così non fosse».

Nella conferenza stampa dopo il tavolo Ferrante ha poi parlato di cifre: «Il totale di investimenti per l'ambiente è pari a 146 milioni di euro, 90 dei quali già finanziati». Questa cifra, però, serve unicamente per adempiere alla bonifica dello stabilimento secondo l'Aia del 2011. Per sapere di più sulla nuova, in arrivo entro il 30 settembre, bisognerà attendere le prossime prescrizioni dell'Unione europea sulla sicurezza. A quanto pare, il braccio di ferro sul tavolo riguarda proprio quest'ultima parte: quanto dovrà venire dall'azienda, quanto dai fondi europei e quanto dallo Stato. L'Ilva, anche in questi giorni, sta continuando a produrre. Ma lo sta facendo «al minimo», ha inoltre spiegato Ferrante precisando che l'autorità giudiziaria non c'entra, «è il mercato che ci richiede quella quantità di prodotto».

L'obiettivo del governo. «Il maggiore impegno di questi giorni è quello di evitare la chiusura senza ritorno dell'Ilva di Taranto», aveva detto ieri il ministro Passera in un'intervista al settimanale "Oggi". Fermare ora l'attività dello stabilimento - è la convizione dell'esecutivo Monti - metterebbe in pericolo la possibilità di riaprire in seguito questo polo industriale. Il titolare dell'Ambiente Clini intende a tal proposito rivedere al più presto (30 settembre) l'Aia (Autorizzazione integrata ambientale), rilasciata dal governo Berlusconi nell'agosto 2011 d'intesa con il governatore pugliese Vendola, che regolamenta l'esercizio degli impianti Ilva.

Venerdì 17 Agosto 2012 - 09:15
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