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Ilva, sciopero a oltranza contro i sigilli
«Sequestro sofferto, no alternative»

Il pg: «Non c'erano alternative ai sigilli». Squinzi: «A rischio la vocazione industriale del Paese». Protesta degli operai a Taranto

TARANTO - L'intera area a caldo dell'Ilva di Taranto è stata messa sotto sequestro preventivo. Otto persone, tra dirigenti ed ex dirigenti del Gruppo Riva e dello stabilimento tarantino, agli arresti domiciliari.Sono le misure disposte dal gip del Tribunale di Taranto Patrizia Todisco nell'ambito dell'inchiesta sull'inquinamento ambientale prodotto dall'azienda siderurgica più grande d'Europa. Immediata la protesta dei circa 12mila lavoratori metalmeccanici, che hanno invaso a migliaia la città. I sindacati Fim, Fiom e Uilm hanno proclamato uno sciopero ad oltranza (poi limitato alle 7 di sabato), invocando un intervento del presidente Mario Monti sulla vicenda. Il presidente di Confindustria Giorgio Squinzi parla di «rischio» per la «vocazione industriale del Paese». Mentre per il ministro dell'ambiente Corrado Clini è convinto «che l'Ilva possa continuare a produrre acciaio e rapidamente allinearsi agli standard e le indicazioni dell'Ue in 4 anni».

Il Pg. «È un provvedimento estremamente sofferto e la sofferenza si coglie in ogni rigo», ha detto il procuratore generale di Lecce, Giuseppe Vignola, illustrando il decreto di sequestro di sei impianti dell'area a caldo dell'Ilva e quello di arresto di otto persone. «Il lavoro dei periti èstato ineccepibile: non c'era altra strada se non il sequestro, non c'era possibilità di adottare altri provvedimenti», ha aggiunto Vignola. «Le responsabilità politiche, amministrative, economiche non spetta a noi cercarle. Abbiamo operato - ha detto Vignola nel corso della conferenza stampa in corso a Taranto - nel recinto delimitato dal Codice». «Non può esserci un bivio per la magistratura tra la tutela del posto di lavoro e la tutela dell'ambiente. Esiste - ha concluso - l'obbligatorietà dell'azione penale e la necessità di perseguire i reati».

L'Ilva «mentre di giorno rispettava le prescrizioni imposte, di notte le violava», e questo «è confermato da rilievi fotografici eseguiti per 40 giorni nel corso dell'inchiesta. L'azienda non può fare una 'imbiancatà o interventi di facciata», ha aggiunto il pg.

Sciopero fino alle 7 di sabato.
Lo sciopero «a oltranza» proclamato da Fim, Fiom e Uilm terminerà in realtà domani mattina alle 7. Lo annunciano in una nota i sindacati. Si tratta, però solo di una tregua. È stato fissato infatti uno sciopero di 24 ore con assemblea pubblica dalle ore 7 del 2 agosto, il giorno prima dell'udienza in cui il tribunale del riesame esaminerà il ricorso dell'azienda contro il provvedimento di sequestro e l'ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari nei confronti di otto tra dirigenti ed ex dirigenti dell'Ilva.

La protesta. I lavoratori hanno invaso Taranto, bloccando strade e accessi. Oltre al presidio davanti allo stabilimento, ci sono blocchi sulla statale 100 Taranto-Bari, la statale 106 jonica, la strada Taranto-Statte e la città vecchia di Taranto.

I lavoratori. «In Italia le bonifiche non vengono fatte da oltre 12 anni e a Taranto da 50 anni. È giusto che Taranto sia risanata, ma è giusto anche che l'Ilva continui a produrre. Non c'è futuro senza questa fabbrica». È lo sfogo di uno dei lavoratori dell'Ilva che stanno scioperando per il sequestro degli impianti dell'area a caldo e manifestando con numerosi blocchi stradali. «Siamo tutti qui - commenta un altro operaio - a testimoniare la nostra disperazione. Se l'Ilva chiude come faremo, come daremo da mangiare alle nostre famiglie? Siamo ingegneri, tecnici, operai: non c'è distinzione di figure professionali. Siamo tutti nella stessa situazione. Se per loro mandare per strada tutte queste persone è una cosa giusta, io non lo so».

Genova. Oltre 200 lavoratori dell'Ilva di Cornigliano a Genova sono usciti dai cancelli per protestare contro la decisione dei giudici. La preoccupazione dei lavoratori genovesi è molto forte perché le lavorazioni svolte a Genova dipendono in gran parte da manufatti provenienti dalla Puglia.

Federacciai. «Colpire Taranto significa colpire duramente la filiera, con conseguenze economiche e sociali drammatiche». Così Federacciai che chiede al Governo «ogni passo possibile per la riapertura dello stabilimento», avvisando che si pone "brutalmente" il tema della permanenza in Italia di «interi settori industriali».

Il presidente di Ilva Spa: provvedimento duro. «È un decreto particolarmente duro, pesante per la società, perchè prevede la chiusura di alcune aree anche se si dice di voler tutelare l'integrità degli impianti perchè la chiusura sarebbe irreversibile», ha detto il presidente dell'Ilva Spa, Bruno Ferrante.

Il Cdm. Il Consiglio dei ministri discusso un'informativa sull'Ilva alla quale per ora non sarebbero previsti successivi provvedimenti. «Il Consiglio dei ministri - si legge nel comunicato finale del Cdm - ha esaminato la questione relativa alle misure urgenti per la bonifica, ambientalizzazione e riqualificazione territoriale di Taranto. Il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare ha illustrato i contenuti del protocollo d'intesa sottoscritto il 26 luglio tra il Ministero dell'ambiente, il Ministero dello sviluppo economico, il Ministero della coesione territoriale, la regione Puglia, la provincia e il Comune di Taranto e il Commissario straordinario del porto di Taranto». «Gli obiettivi del protocollo - tra cui sviluppo di interventi infrastrutturali di bonifica, gli incentivi alle imprese locali e la riqualificazione industriale dell'area - verranno realizzati nelle prossime settimane attraverso appositi accordi e sotto la guida di un Comitato di Sottoscrittori e di una cabina di regia coordinata e gestita dalla Regione Puglia. Lo stanziamento complessivo previsto dal protocollo», precisa, è di oltre è di 336 milioni, di cui 329 pubblici e 7 privati.

Confindustria. Per il caso dell'Ilva di Taranto «ad essere a rischio, proprio in un momento così delicato per l'Italia, è la stessa vocazione industriale del nostro paese», commenta il leader di Confindustria Giorgio Squinzi. Il provvedimento preso, dice, rappresenta «un segnale difficile da comprendere per gli investitori, soprattutto esteri».

Clini. «La nostra convinzione è che l'Ilva possa continuare a produrre acciaio e rapidamente allinearsi agli standard e le indicazioni dell'Ue in 4 anni», ha detto il ministro dell'ambiente Corrado Clini intervenendo al programma 'In onda' su La 7

Tajani: pronto alla piena collaborazione.
Il commissario Ue all'industria Antonio Tajani è pronto alla massima collaborazione con le autorità italiane per individuare tutti gli strumenti comunitari che consentano una soluzione del caso Ilva che sia rispettosa dei diritti alla salute e al lavoro. «Bisogna cercare di realizzare questo matrimonio tra tutela ambientale e preservazione del tessuto industriale italiano ed europeo», ha detto Tajani. Alle prospettive del settore siderurgico europeo è già dedicato un tavolo convocato da Tajani per lunedì a Bruxelles con gli amministratori delegati delle principali aziende siderurgiche europee e i rappresentanti dell'Associazione Europea dell'Industria dell'Acciaio (Eurofer).

Gli ambientalisti. «La storia di Taranto è cambiata per sempre. Nulla sarà come prima». Lo afferma in una nota il cartello di associazioni ambientaliste "Taranto respira". «Dopo anni di omissioni, incuria, negligenza e connivenza sono arrivati al pettine tutti i nodi irrisolti dell'Ilva. La malapolitica a Taranto non ha protetto il suo territorio e la salute della collettività. Per anni una lobby di potere ha messo il silenziatore alla sofferenza». «La verità sul tappeto - concludono - è un'altra: la magistratura è intervenuta perché la politica ha fallito. In questo momento deve prevalere il senso di responsabilità per dare un futuro a tutti i lavoratori e per costruire assieme un'alternativa di sviluppo ecosostenibile».

Venerdì 27 Luglio 2012 - 09:50
Ultimo aggiornamento: -
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