Frode per agevolare le cosche: sequestrate due scuole pubbliche a Locri. Le mani dei clan anche sul cimitero

di Ilario Filippone
A Locri i clan gestiscono le scuole e anche il cimitero. E’ quanto salta fuori dalle carte dell’inchiesta “Euro-scuola”, un’indagine coordinata dalla procura distrettuale antimafia di Reggio Calabria. Gli arresti sono scattati all’alba di stamani, con i carabinieri che hanno notificato 15 provvedimenti di custodia cautelare. In manette è finita una schiera di insospettabili, ora accusati di truffa aggravata, abuso d’ufficio e frode nelle pubbliche forniture.

I militari dell’Arma hanno apposto i sigilli all’Istituto d’arte e all’Ipsia, frequentati da circa 800 studenti, perché «totalmente abusivi»: forti di un esercito di prestanome dalla fedina penale immacolata, secondo gli inquirenti, le cosche Cordì e Cataldo avevano trovato il modo per far cassa con le scuole.  

Nel corso delle indagini, gli investigatori sono inciampati in un’altra famiglia di mafia, il clan Alì.
«Il cimitero di Locri non è del Comune, ma degli Alì», ha svelato ai magistrati l’ex sindaco Francesco Macrì. «Il camposanto – ha rivelato poi – è il nodo più spinoso di Locri, speriamo che qualcuno intervenga. Per cambiare una lampadina, una persona deve andare da loro, anche chi vuole un loculo deve rivolgersi a loro. Il Comune non esiste».

Tra gli indagati, il papà dell’attuale sindaco, Giuseppe Calabrese, un funzionario comunale, Gianni Macrì, un ex consigliere provinciale, l’avvocato Luca Maio, due fratelli, Antonio e Rocco Maiorana, e un imprenditore del posto, Pietro Circosta. Determinanti i verbali riempiti dal collaboratore di giustizia Domenico Oppedisano.I carabinieri hanno anche sequestrato beni riconducibili agli indagati per un totale equivalente di 12 milioni di euro.
Venerd├Č 7 Aprile 2017 - Ultimo aggiornamento: 18:50

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