Family Day a Roma, sfida alle unioni civili. «Ma non è una piazza "contro"»

E' il giorno del Family day, la manifestazione contro la legge unioni civili. «Volevo annunciarvi che siamo due milioni», esulta Massimo Gandolfini, presidente del comitato promotore dell'evento dal palco al Circo Massimo. Il ddl Cirinnà, ribadisce, «è inemendabile e va ritirato».
«Qui ci sono elettori di tutti i partiti. Vi dico: guardate chi ci sta aiutando e chi vi oscura» sullo stop al ddl. «I prossimi passaggi della legge li seguiremo minuto per minuto e vedremo chi ha ascoltato il messaggio di questa piazza e chi lo ha messo sotto i tacchi», prosegue Gandolfini. «Il ddl Cirinnà sia totalmente restituito: non bastano operazioni di maquillage. Non è possibile che ci sia una classe politica ideologica. Le femministe dovrebbero vomitare all'idea che si possa comprare l'utero».

«La piazza è l'unico modo civile e onesto, per noi che non abbiamo lobby potenti, per mostrare qual è il sentire comune», ha proseguito Gandolfini secondo il quale «l'uomo e la donna formano il matrimonio, le altre sono alchimie». Non vogliamo fare guerre a nessuno, né ghettizzare nessuno. Ma alle elezioni, anche a quelle amministrative ricordiamoci chi si è messo con la famiglia e i bambini e chi si è dimenticato di questo diritto rendendo possibile l'abominevole pratica dell'utero in affitto». 

Ai politici ha chiesto anche: «L'Italia è un paese ricchissimo tanto da potere allargare il diritto ad avere la pensione? Nel nostro paese un milione e 420 famiglie sono al di sotto della soglia di povertà». Infine, ha fatto un grande appello «alla coscienza dei parlamentari, se potranno esprimersi secondo coscienza. Un giorno delle vostre azioni dovrete rendere conto».

«Siamo tantissimi, molti più di quelli che pensavamo» ma «questa piazza non è contro nessuno», continua prendendo. Gandolfini stamani è stato ricevuto al Viminale dal ministro dell'Interno Angelino Alfano che in tweet ha manifestato la sua «piena adesione agli obiettivi della manifestazione». Al family day Alfano non c'è, ma è presente la moglie Tiziana Miceli. 

Per Forza Italia c'è il capogruppo alla Camera Renato Brunetta: «Il Paese - dice - non è con la minoranza di Renzi, il Paese è qui, ci sono laici e cattolici. Abbiamo presentato decine di emendamenti sulla base dei nostri valori: no al ddl Cirinnà, no all'utero in affitto, sì al riconoscimento delle coppie omoaffettive senza oneri per lo Stato. Porteremo avanti questa battaglia».

«Dobbiamo intervenire sulle unioni civili anche perché siamo gli unici in Europa a non avere una legge e ce lo chiede anche la Corte europea di Giustizia ma diciamo no al matrimonio omosessuale così come ha anche detto la Corte costituzionale con la sentenza del 2010», interviene il capogruppo di Ap al Senato Renato Schifani che precisa che il ddl Cirinnà «è una legge di iniziativa popolare e non del governo, e lo stesso Pd su questo tema è diviso».


Le parole sempre nette, ma meno stentoree, della Cei che, al termine del Consiglio permanente, parla solo di «preoccupazione» per l'equiparazione tra unioni civili e matrimonio, senza altri affondi, lasciano intuire che su altri tavoli si stia trattando per raggiungere un altro risultato: l'eliminazione della stepchild adoption dal ddl Cirinnà e una riscrittura dell'articolo 3. La manifestazione di oggi avrà una forte valenza interna al mondo cattolico, e sarà utilizzata da alcuni partiti (Ncd, Lega, Fdi e Fi) per accreditarsi con questa parte di mondo cattolico.

«L'equiparazione in corso tra matrimonio e unioni civili - con l'introduzione di un'alternativa alla famiglia - è stata affrontata all'interno della più ampia preoccupazione per la mutazione culturale che attraversa l'Occidente», ha sottolineato la Cei a conclusione del Consiglio episcopale. Negli interventi «si è espressa la consapevolezza della missione ecclesiale di dover annunciare il vangelo del matrimonio e della famiglia, difendendo l'identità della sua figura naturale, i cui tratti sono recepiti nella stessa Carta costituzionale».

Il gruppo “Giuristi per la vita” che ha partecipato all’organizzazione del Family day ha diffuso un vademecum ai suoi membri con le indicazioni per partecipare alla manifestazione del Circo Massimo. «È probabile - si legge nel vademecum - che a margine della manifestazione vi siano dei contestatori e/o attivisti. Non possono quindi escludersi a priori, possibili cori, striscioni, ostentazioni plateali, provocazioni». Alcuni, «subdolamente», potrebbero «cercare di intervistarvi e/o filmarvi prima o dopo la manifestazione, con atteggiamento all’inizio pacato, come fossero semplici curiosi o giornalisti. Ebbene, evitate di rilasciare dichiarazioni (il corsivo è nell’originale, ndr), che potrebbero essere strumentalizzate o distorte.
Sabato 30 Gennaio 2016 - Ultimo aggiornamento: 31-01-2016 19:10

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5 di 32 commenti presenti
2016-01-30 10:33:05
Tutti i cittadini hanno pari dignita' sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. Art. 3 della costituzione italiana. Passi pure che i rappresentanti di una confessione religiosa (in particolare, i vescovi cattolico-romani italiani, per capirsi) provino a ostacolare massicciamente il riconoscimento dei diritti di chiunque non voglia seguire le loro idee confessionali, ovviamente senza ledere i diritti altrui. Ma, ammesso ovviamente la libertà di parola di chiunque, vescovi inclusi, non si scivola forse in una situazione incostituzionale qualora il comportamento di rappresentanti della Repubblica Italiana facesse dipendere delle decisioni su ciò che riguarda tutti i cittadini di questo paese da quel che dicono i vescovi della CEI? (Per non parlare della questione fino a che punto questi vescovi rappresentino ancora il sentire morale ed etico degli stessi credenti cattolici italiani). Vorrei vedere nei prossimi giorni un Senato italiano che fosse indipendente dalle posizioni della CEI, e che non si nasconda dietro la loro posizione per rifiutare ancora una volta dei diritti dovuti a dei cittadini trattati in Italia ancora oggi come cittadini di serie B. Quanto ai figli, certo che non sono un diritto, ma bisogna pur rispettare i diritti di figli che vivono nella società del XXI secolo e non duecento anni fa. E la possibilità della stepchild adoption, giustamente sottoposta di volta in volta al Tribunale dei Minori per trovare la migliore soluzione per ogni bambino, ogni bambina e ogni adolescente, serve a dare sicurezza e diritti ai minori. Va ricordato che il ddl Cirinnà, checché se ne dica, non ha assolutamente nulla a che vedere con la pratica dell'utero in affitto. Questa pratica, a cui riccorrono nel 95% dei casi delle coppie eterosessuali, è vietata da un'altra legge. Questa legge potrà essere modificata se il parlamento lo ritiene opportuno, ma non è una legge che riguarda in particolare le coppie lgbt ma, nella - a dir poco - stragrande maggioranza dei casi, le coppie eterosessuali "normali". Perciò non c'è nessun motivo di affrontare questo contesto nell'ambito delle coppia lgbt: è una questione che riguarda in primissimo luogo le coppie eterosessuali e solo in minimissima parte gli lgbt, e quindi va affrontata in una legge valida per tutti e non in una legge specifica per alcuni e non per altri: la legge è, e dev'essere, uguale per tutti! La posizione dei vescovi (v.sotto) è la posizione dei vescovi, e si può ragionevolmente supporre se non verificare che molti credenti cattolici in cuor loro non la condividano. I vescovi hanno il diritto di esprimerla - e ci mancherebbe altro - ma una Repubblica Italiana che rispetti la sua carta costituzionale non può e non deve "obbedire" non deve "sottomettersi" delle "sentenze" dei vescovi italiani.
2016-01-30 10:33:24
che strano mondo, ma cosa e successo negli 70 anni ad oggi? tra poco scoppiera na guerra tra ricchi e poveri e adesso ci manca l'altra tra homosessuali. e heterosessuali.
2016-01-30 10:38:49
Tutti i cittadini hanno pari dignita' sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. Art. 3 della costituzione italiana. Passi pure che i rappresentanti di una confessione religiosa (in particolare, i vescovi cattolico-romani italiani, per capirsi) provino a ostacolare massicciamente il riconoscimento dei diritti di chiunque non voglia seguire le loro idee confessionali, ovviamente senza ledere i diritti altrui. Ma, ammesso ovviamente la libertà di parola di chiunque, vescovi inclusi, non si scivola forse in una situazione incostituzionale qualora il comportamento di rappresentanti della Repubblica Italiana facesse dipendere delle decisioni su ciò che riguarda tutti i cittadini di questo paese da quel che dicono i vescovi della CEI? (Per non parlare della questione fino a che punto questi vescovi rappresentino ancora il sentire morale ed etico degli stessi credenti cattolici italiani). Vorrei vedere nei prossimi giorni un Senato italiano che fosse indipendente dalle posizioni della CEI, e che non si nasconda dietro la loro posizione per rifiutare ancora una volta dei diritti dovuti a dei cittadini trattati in Italia ancora oggi come cittadini di serie B. Quanto ai figli, certo che non sono un diritto, ma bisogna pur rispettare i diritti di figli che vivono nella società del XXI secolo e non duecento anni fa. E la possibilità della stepchild adoption, giustamente sottoposta di volta in volta al Tribunale dei Minori per trovare la migliore soluzione per ogni bambino, ogni bambina e ogni adolescente, serve a dare sicurezza e diritti ai minori. Va ricordato che il ddl Cirinnà, checché se ne dica, non ha assolutamente nulla a che vedere con la pratica dell'utero in affitto. Questa pratica, a cui riccorrono nel 95% dei casi delle coppie eterosessuali, è vietata da un'altra legge. Questa legge potrà essere modificata se il parlamento lo ritiene opportuno, ma non è una legge che riguarda in particolare le coppie lgbt ma, nella - a dir poco - stragrande maggioranza dei casi, le coppie eterosessuali "normali". Perciò non c'è nessun motivo di affrontare questa questione nell'ambito delle coppie lgbt: è una questione che riguarda in primissimo luogo le coppie eterosessuali e solo in minimissima parte gli lgbt, e quindi va affrontata in una legge valida per tutti e non in una legge specifica per alcuni e non per altri: la legge è, e dev'essere, uguale per tutti! La posizione dei vescovi è la posizione dei vescovi, e si può ragionevolmente supporre se non verificare che molti credenti cattolici in cuor loro non la condividano. I vescovi hanno il diritto di esprimerla - e ci mancherebbe altro - ma una Repubblica Italiana che rispetti la sua carta costituzionale non può e non deve "obbedire" non deve "sottomettersi" alle "sentenze" dei vescovi italiani. (N.B. per i moderatori della pagina: Ho corretto qualche errore di battitura e sim)
2016-01-30 11:00:29
che tristezza.. quanto livore ancora in questo paese.
2016-01-30 12:05:56
un referendum per abolire le unioni
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